L'INTERVISTA

Celli, Philips: “Sanità 4.0 alle porte, all’Italia serve una strategia data driven”

L’amministratore delegato della filiale italiana accende i riflettori sulla digital transformation del comparto e sui ritardi del nostro Paese: “Manca un sistema diffuso e capillare che consenta alle strutture di utilizzare i dati per pianificare la gestione delle prestazioni sanitarie, valutare l’ammodernamento tecnologico e la sostenibilità economica”

Pubblicato il 22 Dic 2022

Federica Meta

Giornalista

ANDREA-Celli-philips

Se l’Italia vuole agganciare la rivoluzione 4.0 nella Sanità deve intervenire per strutturare sistemi data driven che consentano alle strutture di mettere a valore le informazioni per pianificare i percorsi di cura e garantire la sostenibilità, anche economica, degli stessi. Ne è convinto Andrea Celli, Amministratore delegato di Philips Italia e Managing Director Philips Italia, Israele e Grecia, con cui abbiamo discusso anche delle misure a sostegno della digitalizzazione del comparto.

Nell’ambito del piano Transizione 4.0 ci sono misure per favorire un’effettiva trasformazione della sanità in ottica digital, che offrono la possibilità di ottenere un credito di imposta del 40% per coloro che acquisteranno un bene strumentale interconnesso. Come giudica queste misure?

Il piano transizione 4.0, avviato diversi anni fa, è una misura particolarmente importante per favorire un’effettiva transizione dell’industria italiana e della sanità in ambito digitale. All’interno di questo quadro generale, infatti, sono stati classificati alcuni dispositivi per il “medical imaging”, per la radioterapia e la radiochirurgia, robot e sistemi robotizzati impiegati nel settore (circolare n. 48610 del 01/03/19) che possono beneficiare del credito di imposta del 40%. Si tratta di una misura importante per l’ammodernamento tecnologico del settore sanitario, considerando che in Italia ci sono oltre 18.000 macchinari di diagnostica per immagini, come risonanze magnetiche, Pet, Tac, angiografi e mammografi, oramai obsoleti, con più di 10 anni di vita. Inoltre, l’installazione di dispositivi innovativi e interconnessi può contribuire a realizzare una piena interoperabilità tra i diversi device e sistemi informativi, e creare in questo modo infrastrutture digitali indispensabili per innestare un sistema di digital health efficace.

Ci sono delle criticità?

La misura prevede la possibilità di ottenere un credito di imposta del 40% per coloro che acquisteranno il bene strumentale pagando il 20% entro la fine del 2022, ma affinché il credito sia effettivamente concesso, il bene strumentale in questione deve essere installato e asseverato entro il 30 giugno 2023. Tuttavia, l’intera supply chain sta attraversando un periodo di difficoltà dovuto alle incertezze e alle problematiche che stanno continuando a caratterizzare il contesto economico italiano e globale, quali l’aumento dei costi e i ritardi nell’approvvigionamento delle materie prime, la mancanza di componentistica elettronica, con inevitabili ritardi operativi. Se prima della crisi i tempi di consegna di grandi macchinari sanitari erano attorno ai 45 giorni, oggi si può arrivare fino a 10 mesi. In questo contesto è evidente che il termine di installazione fissato per la metà dell’anno prossimo rischia di compromettere l’efficacia della misura e limitarne l’accesso da parte delle imprese che vogliono innovare.

La Commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla manovra e, se non vi saranno ulteriori modifiche, vi sarà un’estensione del termine a fine settembre 2023. Che cosa ne pensa?

E’ un segnale incoraggiante e apprezziamo l’attenzione che il Parlamento ha voluto dare a un tema rilevante per tutto il settore produttivo, non solo il comparto sanitario, ma auspichiamo vi sia il modo di spostare il termine per le consegne alle fine di dicembre 2023. Questo sarebbe in linea con quanto  avvenuto per i beni materiali 4.0 acquistati nel 2021, la cui scadenza di consegna è stata modificata da fine giugno a fine dicembre 2022 con emendamenti bipartisan nella conversione in legge del DL Milleproroghe dalla Camera lo scorso febbraio. Da allora le difficoltà legate alla supply chain, il contesto economico e geopolitico non sono migliorati e allo stato attuale per gli acquisti 4.0 dei prossimi anni è prevista una forte riduzione delle aliquote. Estendere la proroga di consegna a fine 2023 non solo darebbe maggiore certezza alle imprese coinvolte, ma sarebbe un bel segnale in vista del lavoro più ad ampio spettro sulla revisione della politica di incentivi alle imprese annunciato dal Ministro Urso a inizio dicembre.

L’Italia è pronta alla rivoluzione 4.0 in sanità, a suo avviso?

Alcuni ritardi, carenze e disfunzioni gestionali emersi durante la pandemia hanno evidenziato la necessità di definire una strategia digitale chiara e integrata per una Sanità 4.0 che prenda in considerazione tutti gli ambiti possibili dell’innovazione, mettendo al centro il paziente e il suo percorso di cura. L’innovazione digitale in sanità consente di modernizzare il sistema ospedaliero sia da un punto di vista clinico che da un punto di vista operativo e di gestione dei flussi di lavoro. Tuttavia, la rivoluzione 4.0 in sanità non può che passare anche dalla standardizzazione e valorizzazione dei dati.

Su questo fronte come siamo messi?

Putroppo manca ancora un sistema data-driven diffuso e capillare che consenta alle strutture di utilizzare i dati in loro possesso per pianificare al meglio la gestione delle prestazioni sanitarie, valutare l’ammodernamento tecnologico, pianificare i flussi di lavoro e la sostenibilità economica.  Eppure, come è emerso dal Future Health Index, lo studio condotto da Philips in 15 Paesi, tra cui l’Italia, che analizza prospettive e priorità, attuali e future, dei leader della sanità, la fiducia nell’utilizzo dei dati è alta. Due terzi (66%) dei leader della sanità interpellati ritiene che le proprie strutture dispongano della tecnologia necessaria per sfruttare appieno il potenziale dei dati e il 78% si sente sicuro dell’accuratezza dei dati a sua disposizione. Dati che sono utilizzati sia in ambito clinico per elaborare analisi descrittive e predittive, che operativo. Non mancano però gli ostacoli sul percorso della sanità data-driven. I principali timori sono legati alla sicurezza e alla privacy dei dati (32%), seguiti dalla difficoltà di gestire grandi volumi di dati (28%) e dalla mancanza di competenze del personale (27%).

Cosa fare per invetire la rotta?

Grazie all’utilizzo di software e un’analisi del flusso costante di dati, Philips è in grado di affiancare le strutture sanitarie attraverso un’analisi approfondita dei loro bisogni e degli obiettivi che si sono posti. Per esempio quando c’è la necessità di ammodernare un dipartimento, quello è il momento ideale per poter disegnare una progettualità a 360 gradi tenendo in primis in mente quali migliorie apportate sulla base di quattro parametri fondamentali: migliorare gli outcome clinici, le esperienze dei pazienti e degli operatori sanitari, disegnare proposte che siamo economicamente sostenibili nel medio e lungo periodo.

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