IL FINANZIAMENTO

Covid-19, dalla Bei 1 miliardo per la sanità italiana: focus sulla telemedicina

Versata la prima tranche di risorse destinate al rafforzamento di strutture e organici definiti nei piani regionali. Tra le priorità lo sviluppo e l’implementazione delle infrastrutture e dei sistemi digitali di assistenza domiciliare e monitoraggio da remoto

15 Ott 2020

Federica Meta

Giornalista

La Bei a supporto della telemedicina italiana. E’ stato versato oggi dalla Banca europea per gli investimenti il primo dei due miliardi previsti per la Sanità italiana per il rafforzamento di strutture e organici in seguito all’emergenza determinata dalla pandemia da Covid-19. Il prestito – che ha una durata di 15 anni e un tasso di interesse pari a zero – copre circa i due terzi delle risorse necessarie per gli interventi previsti dal ”Decreto rilancio” nel settore sanitario: l’accordo relativo al finanziamento era stato firmato a luglio tra Bei, Ministero dell’economia e delle Finanze, Ministero della Sanità e Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19.

“L’importo del Loan – spiegano alla Bei – rappresenta uno tra i maggiori prestiti finora concessi con una singola operazione nella storia ultrasessantennale della Banca nell’intera Unione europea e conferma l’attenzione dell’istituzione al nostro paese soprattutto in questa fase cruciale. Il prestito finanzierà gli interventi inclusi nei piani di emergenza predisposti dalle Regioni in risposta alla pandemia”.

In particolare le risorse serviranno a spingere la telemedicina, con un rafforzamento delle infrastrutture e sistemi digitali per l’assistenza domiciliare e residenziale e per il monitoraggio da remoto nonché per l’attivazione di centrali operative regionali per il monitoraggio dei pazienti.

Si punta anche al rafforzamento della rete ospedaliera con complessivi 8.025 posti in terapia intensiva e semi-intensiva (3.500 nuovi posti letto per la terapia intensiva, 4.225 in semi-intensiva, quattro strutture mobili per 300 posti di terapia intensiva); alla la ristrutturazione di 651 pronto soccorso; materiali di consumo e attrezzature sanitarie; all’acquisto di mezzi di trasporto sanitario e assunzione di personale sanitario aggiuntivo, anche temporaneo, per 9.600 unità.

Telemedicina, la strategia delle Regioni

Lo scorso settembre la Conferenza delle Regioni ha apporovato il documento sull’erogazione delle prestazioni di specialistica ambulatoriale a distanza. L’obiettivo, è di semplificare l’accesso alle cure, ancor più in un momento di crisi sanitaria come quello che abbiamo vissuto e che stiamo ancora vivendo.

“La telemedicina rappresenta un approccio innovativo che riorganizza la rete assistenziale sanitaria, agevolando l’erogazione dei servizi a distanza attraverso dispositivi digitali, internet e i nuovi sistemi di comunicazione a distanza – si legge nel documento –  Attraverso questa modalità è possibile garantire la fruizione di servizi sanitari senza recarsi presso le strutture sanitarie, rendendo accessibili le cure attraverso uno scambio sicuro di informazioni, immagini e documenti tra i professionisti sanitari e i pazienti, garantendo in alcuni ambiti l’equivalente contenuto assistenziale degli accessi tradizionali”.

Il documento prevede anche una più puntuale definizione delle tipologie di strumenti forniti dalla telemedicina. La televisita, più in dettaglio, prevede un’interazione a distanza fra medico e paziente, con l’eventuale supporto del caregiver, e può dar luogo alla prescrizione di farmaci o di cure.

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“Se tale visita anche a distanza garantisce tutti i requisiti di quella erogata in presenza, può essere considerata come prestazione specialistica ai sensi della normativa vigente – spiegano le Regioni – Il teleconsulto, invece, è un’indicazione di diagnosi e/o di scelta di una terapia senza la presenza fisica del paziente. Questa attività si considera come parte integrante dell’attività lavorativa dei medici e degli specialisti e come quella effettuata in presenza non necessita di una remunerazione a prestazione, pertanto di una tariffa ad hoc”.

La telecooperazione, infine, consiste nell’assistenza fornita da un medico o altro operatore sanitario a un altro medico o altro operatore sanitario impegnato in un atto sanitario. Questa attività, a seconda dei casi, può essere ricondotta a una delle precedenti, in particolare a una visita multidisciplinare o a un teleconsulto.

Telemedicina, i numeri

Il ruolo avuto nella gestione dell’emergenza ha attirato una nuova e crescente attenzione sulla Telemedicina. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, il 78% delle Direzioni strategiche la considera un ambito molto rilevante e il 79% dei CIO stima un aumento del budget dedicato nel 2020. Anche le sperimentazioni hanno registrato un aumento e il tema è entrato nell’agenda dei Direttori delle aziende sanitarie, con il 35% che reputa la propria azienda “pioniera” (già pronta) e un altro 61% che si sta attrezzando per adottarle.

“L’aumento di nuove esperienze, anche se per ora solo sperimentali, sul fronte della Telemedicina è solo agli inizi del suo percorso e ha avuto un forte impulso negli ultimi mesi proprio a causa dell’emergenza sanitaria e alle conseguenti novità sul fronte normativo – spiega Cristina Masella, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. È necessario che questi servizi siano progettati per un reale presa in carico dei pazienti e inseriti in un sistema di relazioni tra ospedale e territorio dai confini chiari. Solo così sarà possibile ottenere i benefici che i medici, che abbiamo intervistato, si attendono in termini di efficacia ed efficienza”.

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