LA RICERCA

E-health, grazie all’AI la sanità diventa “più umana”

Secondo uno studio del Mit e di GE Healthcare l’uso dell’intelligenza artificiale potrà far risparmiare al personale medico fino a due terzi del tempo, e lasciare più spazio per la relazione con i pazienti

21 Feb 2020

Antonio Dini

L’uso dell’intelligenza artificiale nella relazione tra medico e paziente consentirà di risparmiare fino a due terzi del tempo speso in burocrazia e analisi dei dati, dando così più spazio alla relazione umana. Lo dice una ricerca del Mit Technology Review Insights e di GE Healthcare (la divisione medicale di General Electric), secondo il quale il 45% del campione studiato già in grado di dedicare più tempo ai colloqui con i pazienti e alle cure.

“Oggi l’intelligenza artificiale viene impiegata su una scala tale – ha detto Antonio Spera, presidente e ad di GE Healthcare Italia – da permetterci di passare dalle speculazioni sul suo potenziale per l’assistenza sanitaria al suo monitoraggio. Stiamo già cominciando a vederne gli effetti progressivi: l’intelligenza artificiale non è soltanto in grado di incrementare l’efficienza dei processi ma anche di trasformare l’esperienza dei professionisti del settore sanitario e dei loro pazienti. Dall’aumento del tempo che il personale clinico può trascorrere coi pazienti all’avanzamento delle terapie personalizzate, le tendenze emergenti sono molto incoraggianti e crediamo che siano soltanto la punta dell’iceberg dell’impatto che la tecnologia intelligente avrà sulle nostre vite”.

Lo studio mostra come l’intelligenza artificiale debba lavorare per e con gli operatori sanitari per creare un ecosistema solido e integrato. Infatti, affinché risulti efficace, sostiene lo studio, la AI deve essere qualcosa di più di una tecnologia: più l’applicazione dell’AI è umanizzata, più sarà adottata e migliorerà i risultati e il ritorno dell’investimento. La priorità è il paziente: secondo la ricerca, grazie a una solida implementazione dell’intelligenza artificiale nelle strutture sanitarie il personale medico è in grado di risparmiare fino a due terzi del proprio tempo nella compilazione dei report, dando così più spazio alla relazione umana.

Non solo: il 45% dei dottori coinvolti nello studio ha affermato di essere già riuscito a ritagliarsi più tempo da dedicare ai colloqui con i pazienti e a effettuare operazioni o altre procedure. Non meno importante è che il 75% dei medici dotati di tecnologie di intelligenza artificiale sia d’accordo sul fatto che l’AI abbia permesso di fare previsioni migliori nel trattamento delle malattie; diversi degli interpellati, inoltre, sostengono che grazie alla sua applicazione siano stati ridotti anche i margini di errore nelle terapie.

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Secondo il rapporto si ottengono benefici importanti anche relativamente agli aspetti organizzativi del lavoro clinico: il 78% del campione riferisce che l’implementazione di soluzioni di intelligenza artificiale ha creato miglioramenti del flusso di lavoro rappresentando l’estensione – non l’estinzione – delle capacità professionali nel settore sanitario. Una percentuale analoga (il 79%) indica che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia stato utile nell’evitare il burnout degli operatori sanitari.

Secondo la ricerca realizzata da Mit e GE Healthcare le aree di utilizzo più interessate dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario risultano essere: l’ottimizzazione della gestione dei flussi di pazienti con il 65% del campione interessato ad implementarla e il 39% che ha già adottato tecnologie di IA in questo campo, l’imaging e diagnostica medicale (64% e 41%), l’automazione delle cartelle cliniche elettroniche tramite strumenti di elaborazione del linguaggio naturale (63% e 43%), le analisi predittive (63% e 40%) e l’elaborazione dei dati del paziente e l’analisi dei rischi (62% e 41%).

A tal proposito la maggior parte degli intervistati (79%) con progetti di IA in corso afferma che nel 2020 aumenterà il budget destinato ad applicazioni di questo genere. L’intelligenza artificiale può infatti generare informazioni utili per migliorare l’efficienza degli operatori, incrementare l’accuratezza della diagnosi, personalizzare la cura, migliorare l’esperienza del paziente e consentire una gestione predittiva e da remoto per sistemi e strumenti sanitari complessi. Il mercato dell’AI, nell’ambito salute, raggiungerà i 6,6 miliardi di dollari nel 2021 e il 39% dei dirigenti dei fornitori di servizi sanitari afferma già oggi forti investimenti nel settore.

La ricerca ha coinvolto più di 900 professionisti sanitari tra cui medici, commerciali e amministrativi legati al processo di acquisto o implementazione dell’intelligenza artificiale, l’analisi dei big data o le attrezzature e la tecnologia medica. Gli intervistati provengono dagli Stati Uniti (70%) e dal Regno Unito (30%).

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