Telemedicina, italiani preoccupati per la privacy: il 75% dice no - CorCom

IL REPORT

Telemedicina, italiani preoccupati per la privacy: il 75% dice no

Nonostante l’89% delle aziende sanitarie eroghi servizi da remoto, questi stentano a decollare: i pazienti non si fidano della gestione delle loro informazioni. Stesso timore anche per gli operatori sanitari che però hanno fiducia nel futuro: il 40% crede che la digitalizzazione porterà enormi benefici nei prossimi 4 anni

29 Nov 2021

Enzo Lima

Gli italiani non si fidano della telemedicina. A rilevarlo Kaspersky che in un report ha intervistato i decision maker dell’industria sanitaria per comprendere come procede la trasformazione digitale e quali sono gli ostacolo alla creazione di una sanità digitalizzata.  Tra questi la mancanza di fiducia nei confronti di questi servizi da parte dei pazienti che temono per la loro privacy.

L’89% delle aziende sanitarie eroga servizi di telemedicina ma il 75% degli operatori sanitari si è trovato di fronte a pazienti che hanno rifiutato di fare una videochiamata con il personale medico. I motivi sono diversi: il 25% non si fida delle prestazioni da remoto mentre ila metà è riluttante ad apparire in video. Pesa (25%) anche l’assenza di attrezzature adeguate. Su tutto pesa la privacy, anche per gli operatori la metà dei quali  ha dichiarato che i medici della loro organizzazione hanno espresso preoccupazioni sulla protezione dei dati dei pazienti e solo il 22% degli intervistati è fiducioso del fatto che la propria organizzazione disponga delle misure di sicurezza necessarie.

“La fiducia è sempre stato un fattore fondamentale per il settore sanitario. Tenuto conto che oggi sempre più strutture mediche si affidano alla tecnologia e al digitale per supportare i propri servizi, i pazienti chiedono che la privacy dei loro dati medici venga rispettata – spiega Evgeniya Naumova, Executive Vice President Corporate Business di Kaspersky – Ciò significa che il livello di fiducia all’interno del settore è intrinsecamente legato alla capacità dei provider di garantire la sicurezza delle informazioni sensibili che raccolgono, condividono e archiviano. Il rapido sviluppo del settore sanitario e la sua crescente complessità lo rendono più redditizio per i malintenzionati, per questo è necessario che le istituzioni sanitarie facciano della sicurezza informatica la loro priorità assoluta. Dovrebbero valutare il loro attuale livello di difesa e adottare sapientemente le soluzioni e gli strumenti più appropriati. In questo modo, potranno costruire un futuro migliore in cui la distanza o i rischi per la sicurezza informatica non costituiranno una barriera e tutti potranno ricevere assistenza medica di alta qualità”.

C’è pero fiducia nel futuro: il 40% degli operatori crede che entro i prossimi 5 anni i servizi di telemedicina porteranno numerosi benefici in campo sanitario: comunicazioni più veloci, minore trasmissione di malattie tra pazienti e personale, e la possibilità di aiutare più persone in minor tempo.

L’età dei pazienti e i servizi erogati

Grazie ai benefici evidenziati i servizi di telemedicina sono sempre più richiesti dai pazienti di tutte le fasce d’età. Contrariamente all’idea che gli anziani siano meno inclini ad affidarsi alle tecnologie moderne, solo il 38% dei fornitori di servizi di telemedicina italiani ha dichiarato che la maggior parte dei pazienti che utilizzano format virtuali hanno meno di 50 anni.

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I servizi più comuni forniti dalle organizzazioni italiane sono il monitoraggio da remoto del paziente tramite dispositivi wearable (44%) e la telemedicina sincrona (44%), ovvero la comunicazione in tempo reale con i pazienti, comprese videochiamate o chat. Tra gli altri servizi più utilizzati la tecnologia di telemedicina asincrona (11%). Quest’ultima consiste nella raccolta e nell’archiviazione dei dati dei pazienti in una piattaforma sicura basata su cloud per un ulteriore utilizzo da parte di un professionista del trattamento.

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