Fattura elettronica, solo il 2% dei fornitori è in regola - CorCom

AGENDA DIGITALE

Fattura elettronica, solo il 2% dei fornitori è in regola

Il 6 giugno scatta l’obbligo di dematerializzare, ma sono troppo poche le imprese registrate al MePa. Manca: “Con la digitalizzazione risparmi pari a 7 euro a documento”

26 Mar 2014

F.Me.

Inizia il countdown per l’obbligo di fatturazione elettronica – il 6 giugno prossimo – ma solo il 2% dei fornitori della PA (su un totale di 2 milioni) è in grado di interagire sul canale MePa.

“La dematerializzazione, ovvero la sostituzione del documento cartaceo con il documento elettronico e la sua trasmissione e gestione per via informatica e telematica, viene presentata talora in maniera eccessivamente semplicistica, come mera sostituzione di supporti – spiega Giovanni Manca, esperto di digitalizzazione documentale – In realtà si tratta di un processo che riguarda grandi aziende, così come micro e piccole imprese e che comporta obblighi prescritti dalla legge ma anche ingenti risparmi: un risparmio di 7 euro a fattura se gestita in formato elettronico e 5,2 euro per ogni singolo documento vidimato con una firma elettronica.”

In Italia ammontano a circa 600 miliardi all’anno i fogli legati ad attività di business potenzialmente dematerializzabili: si tratta di quasi 45 miliardi di documenti appartenenti a un migliaio di tipologie diverse. La gestione di questi quantitativi di carta comporta quasi 10 miliardi di ore/anno “perse” in attività a limitato o nullo valore aggiunto. Si rende necessaria, dunque, una speciale attenzione all’innovazione, anche a quella basata sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e sulla loro sicurezza.

Particolare attenzione è dedicata oggi alla fatturazione verso la PA: a decorrere dal prossimo 6 giugno, infatti, entrerà ufficialmente in vigore il decreto 3 aprile 2013, n.55 con l’obbligo di fatturazione elettronica – ricorda Federico Berti, Marketing Manager di ItAgile e Blogger di Firma Facile – A questo proposito c’è un ritardo sistemico che interessa sia gli operatori economici che la PA. Complessivamente sono circa 2 milioni i fornitori interessati, ma ad oggi solo il 2% di loro è già in grado di interagire con le PA sul canale MePA. Si contano 60 milioni di fatture scambiate all’anno per un valore di 135 miliardi di acquisti. Si tratta di un giro di affari che, se modernizzato, può portare a notevoli vantaggi e risparmi economici”.