Fatturazione elettronica, Giovannini: "La PA è pronta a partire" - CorCom

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Fatturazione elettronica, Giovannini: “La PA è pronta a partire”

La dirigente Agid: “Nessuno slittamento. Predisposti servizi a sostegno di enti e fornitori”. Un ufficio centrale ad hoc smisterà i documenti delle amministrazioni inadempienti. Anche sul Mepa strumenti per elaborare le fatture digitali

22 Apr 2014

Federica Meta

“La PA sarà pronta per la data del 6 giugno”. Maria Pia Giovannini, dirigente dell’Agenzia per l’Italia digitale spiega al Corriere delle Comunicazioni le azioni messe in campo per sostenere le amministrazioni.
La PA sarà pronta, dice lei. Ma per giugno dovranno essere operativi circa 15mila PA centrali, contando anche le sedi perfiche. Non rischiamo lo slittamento?
No, nessuno slittamento. Il montoraggio messo a punto dal ministero dell’Economia e delle Finanze, la Ragioneria Generale dello Stato, l’Agenzia delle Entrate, Sogei, Consip e l’Agid ci permette di guardare con ottimismo alla scadenza dettata dalla normativa.
Ci dia qualche dato.
Le agenzie fiscali e gli enti previdenziali hanno già completato il caricamento degli uffici, nei tempi stabiliti dal decreto (6 marzo 2014, ndr) e stanno procedendo in queste settimane alla comunicazione dei codici destinatari di fattura elettronica ai propri fornitori. Per quanto riguarda i ministeri la situazione è più variegata e collegata alla complessità organizzativa di ogni amministrazione: entrando nel dettaglio 6 su 13 ministeri hanno completato il caricamento degli uffici di fatturazione elettronica e stanno provvedendo a comunicare i codici identificativi ai propri fornitori. Infine 3 ministeri stanno concludendo il caricamento, i restanti 4 ministeri che presentano una articolazione molto complessa (Esteri, Interni e Giustizia ndr) hanno ultimato la ricognizione interna e hanno pianificato il completamento del caricamento degli uffici per le prossime settimane. Tre ministeri e una agenzia, inoltre, hanno anche provveduto ad avviare l’utilizzo completo del sistema prendendo accordi con specifici fornitori per l’invio e la ricezione della fattura che in alcuni sono state oggetto di mandato di pagamento completando così l’intero ciclo di trattamento della fattura.
Ma cosa accade se il processo di comunicazione dei codici non sarà completato in tempo per il 6 di giugno? C’è il rischio che i fornitori non possano inviare fatture e quindi non essere pagate?
Non esiste questo rischio. L’Agid ha inserito nella banca dati Ipa 18.712 uffici denominati Uff_eFatturaPA, proprio per evitare che le imprese non possano inviare fatture per inadempienza delle PA. L’Ufficio di fatturazione elettronica “centrale” potrà essere utilizzato dai fornitori per inviare la fattura via Pec agli uffici qualora non riesca ad identificare l’ufficio destinatario di fattura.
Ci sono state però polemiche sull’efficacia di questi uffici “fittizi”.
Non sono uffici “fittizi”, ma un ufficio “reale” che può essere gestito dall’amministrazione al pari di un qualsiasi altro ufficio. Si tratta di un “servizio” estremamente flessibile che potrà essere eliminato qualora l’amministrazione, dopo aver completato il caricamento di tutti gli uffici, non lo ritenesse utile.
La PA ha sfoderato l’artiglieria pesante. Le imprese invece sembrano avere più difficoltà. L’Agenzia sta aiutando le imprese?
Come supporto alle piccole medie imprese, in un momento di evidenti limitate disponibilità finanziarie, vengono riorientati gli investimenti destinati al Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione gestito da Consip, rendendo disponibili in rete gli strumenti che consentono di predisporre le fatture elettroniche e anche conservarne copia, ai fini gestionali e fiscali, per conto dei fornitori. Inoltre abbiamo lavorato a stretto contatto con le associazioni – Unioncamere e Abi, soprattutto – che hanno messo a disposizione delle aziende strumenti in linea con quanto previsto dagli obblighi di legge e dagli standard tecnologici.
Regioni e Comuni sono ancora svincolati dall’obbligo. Ma Agid si sta già muovendo?
Dalle nostre interlocuzioni con le Regioni si è confermato l’orientamento di questi enti a candidarsi a svolgere un ruolo di sussidiarietà, mettendo a disposizione i propri sistemi e servizi ad altre PA locali, come “intermediari.
Lo standard italiano è compatibile con quello europeo?
In sede europea non è ancora stato definito uno standard comune. Abbiamo un formato compatibile con gli standard più utilizzati, definito con il supporto diretto delle stesse società di standardizzazione in convergenza presso il Cen (Comitato Europeo di normazione) che dovrebbe condurci ad adottare in Europa uno standard condiviso.