FORUM PA 2023

I Comuni italiani pronti alla sfida innovazione: il 76% è “digitalmente maturo”

Partono i progetti nell’ambito del Pnrr: la stragrande maggioranza degli enti locali ha ottenuto almeno un finanziamento del programma “PA Digitale 2026”, per poco meno di 1,9 miliardi di euro. L’indagine Fpa-Deda Next. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso: “In autunno una legge per attirare in Italia i nomadi digitali”

Pubblicato il 17 Mag 2023

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Il 2023 è l’anno dell’avvio effettivo dei progetti per la digitalizzazione degli enti locali nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con il 98% dei Comuni che ha ottenuto almeno un finanziamento nelle diverse misure attivate da PA Digitale 2026, per poco meno di 1,9 miliardi di euro di risorse assegnate.

Ora inizia la sfida dell’attuazione, rispetto a cui i Comuni capoluogo italiani arrivano mediamente ben preparati: 32 amministrazioni (su 110 totali) mostrano un alto livello di maturità digitale e altre 52 medio-alto, evidenziando un buon livello di digitalizzazione rispetto agli standard definiti dal Pnrr.

È quanto emerge dall’Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo, realizzata da Fpa, società del gruppo Digital360 (editore di CorCom), per Deda Next, realtà impegnata nell’accompagnare la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione e delle aziende di pubblico servizio, presentata oggi a Forum PA 2023.

La metodologia della ricerca

Come effetto dei traguardi posti dal Pnrr, che ha innalzato gli obiettivi di innovazione per le amministrazioni, l’edizione 2023, la quinta, è stata condotta aggiornando coerentemente gli indicatori e introducendo standard più elevati di misurazione della maturità digitale dei Comuni al fine di offrire una fotografia dei percorsi di evoluzione dei Comuni Capoluogo conforme al mutato scenario di contesto.

La ricerca offre così un’affidabile analisi aggiornata all’aprile 2023 dello stato di avanzamento delle principali amministrazioni comunali italiane negli obiettivi di digitalizzazione individuati dalle strategie nazionali, secondo il modello Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) di Deda Next.

Il risultato è una classificazione dello stato di maturità digitale delle 110 amministrazioni capoluogo in base al loro posizionamento rispetto a tre dimensioni strategiche: l’offerta online di servizi (Digital public services), l’integrazione dei sistemi comunali con le piattaforme nazionali (Digital PA) e l’attivazione di strumenti di trasparenza, informazione e interazione digitale (Digital Openness).

Uno scenario positivo

Il quadro che ne emerge è positivo: nel 2023, 32 città capoluogo raggiungono un buon livello di maturità digitale nell’indice sintetico Ca.Re. (Arezzo, Bergamo, Bologna, Brescia, Catania, Cremona, Ferrara, Firenze, Genova, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Massa, Milano, Modena, Monza, Padova, Pavia, Perugia, Piacenza, Pisa, Pistoia, Reggio-Emilia, Rimini, Roma Capitale, Rovigo, Siena, Trento, Verbania, Verona e Vicenza). Sia nell’indice sintetico che nei tre indici dimensionali, la maggior parte dei Comuni si colloca nelle fasce più elevate (oltre ai citati nel livello “buono”, 52 sono nel “medio-alto”) e quelli in ritardo rappresentano ormai una minoranza (23 medio-bassa e 3 bassa).

Protagoniste sono soprattutto città di medie dimensioni. Tra i 32 Comuni di alto livello digitale, 13 hanno una popolazione compresa tra i 100 mila e i 250 mila abitanti, 8 tra 50 mila e 100 mila abitanti. A queste si aggiungono sette grandi città con più di 250mila abitanti e quattro piccole (meno di 50mila abitanti). Si sta progressivamente accorciando il tradizionale divario Nord-Sud: nelle 32 città in fascia alta compaiono solo due realtà del Mezzogiorno (a fronte di 21 settentrionali e 9 del Centro), ma quelle del Sud sono la maggioranza relativa nella fascia medio-alta (22 su 52).

“La situazione positiva che emerge dall’indagine sulla maturità digitale dei Comuni rappresenta un’ottima base di partenza per il percorso di attuazione delle misure Pnrr”, commenta Gianni Dominici, Direttore Generale di Fpa. “In particolare, è evidente come il primato della digitalizzazione non sia ormai più esclusiva delle grandi realtà del centro-nord, ma anche delle virtuose città del Sud e delle “piccole capitali” che da anni si contraddistinguono sul fronte dell’innovazione. Nel 2023 prende il via la fase di implementazione dei progetti di digitalizzazione del Pnrr, grazie al quale sarà possibile ridurre definitivamente i gap tra le diverse realtà territoriali, e favorire sempre più l’inclusione digitale dei cittadini. Questo, però, richiede un deciso cambio di passo nella capacità di gestione e realizzazione di progetti complessi, per evitare il rischio di disperdere l’ingente mole di risorse e di sprecare un’occasione unica per ridisegnare in chiave digitale le amministrazioni comunali”.

Fabio Meloni, ceo di Deda Next, aggiunge: “Serve grande concentrazione da parte delle amministrazioni e di tutti i partner privati che, come noi, si sono preparati investendo in soluzioni e competenze perché vogliono e hanno la responsabilità di accompagnarle nell’esecuzione della progettualità. La data di scadenza dell’attuazione è certamente il 2026, ma va considerata come base su cui esprimere sempre nuovo potenziale di servizio nei prossimi decenni. Gli elementi per avere successo e rendere la digitalizzazione fattore chiave per l’intero Piano e le sue ricadute ci sono e noi siamo convinti che i Comuni proseguiranno nella loro rapida trasformazione”.

Pnrr e Comuni digitali

La fase di implementazione dei progetti per la digitalizzazione degli enti locali finanziati nell’ambito di PA Digitale 2026, come detto, è entrata nel vivo. A partire dal 2022, sulla piattaforma sono stati pubblicati 12 avvisi destinati ai Comuni. Un’opportunità a cui le amministrazioni hanno risposto con grande proattività: circa il 98% ha ottenuto almeno un finanziamento sulle diverse misure attivate. Al 21 aprile 2023 risultano assegnati poco meno di 1,9 miliardi, di cui 187,3 milioni ottenuti dai soli comuni capoluogo.

I tassi di adesione maggiori si registrano soprattutto nella migrazione in cloud, con oltre 691 milioni di euro attributi a un totale di 7.355 Comuni (il 93,1%), e nel miglioramento dei servizi digitali, con oltre 774 milioni assegnati a 6.596 Comuni (83,5%). Se si guarda ai soli capoluoghi, tutti i 110 hanno ottenuto un finanziamento per la migrazione in cloud, 103 per il miglioramento dell’esperienza del cittadino. Il 70,8% dei Comuni italiani ha ottenuto un finanziamento per completare l’adozione di Spid e Cie, il 65% per l’onboarding dei servizi sull’app IO e il 54,5% per l’integrazione dei propri servizi di pagamento su pagoPA, il 63,3% per l’adesione alla nuova Piattaforma notifiche digitali, il 51,2% per lo sviluppo di Api sulla Piattaforma digitale nazionale dati.

La grande “ricettività” mostrata dai Comuni italiani rispetto alle opportunità del Pnrr è la condizione ottimale per un deciso balzo in avanti verso i livelli di maturità digitale più elevati dell’Indice Ca.Re per la quasi totalità delle diverse realtà territoriali.

I trend di digitalizzazione dei Comuni

Nell’indagine, si conferma discreto il livello di offerta di servizi digitali delle città capoluogo. Su 26 procedure considerate, in media ci sono 11,6 servizi disponibili digitalmente per Comune. Complessivamente, quelli maggiormente disponibili online sono i servizi per l’istruzione, come l’iscrizione alla mensa scolastica (in 102 Comuni su 110), quelli meno disponibili sono le richieste di pubblicazione di matrimonio e di sepoltura di un defunto, fruibili digitalmente solo in 15 città.

A livello complessivo cresce l’adozione delle piattaforme abilitanti. Tutti i Comuni capoluogo prevedono ormai l’autenticazione ai servizi tramite Spid, 74 su 110 hanno integrato l’accesso “Entra con CIE”. Le transazioni registrate dei 110 Comuni capoluogo su pagoPA dal lancio della piattaforma ad oggi hanno raggiunto i 46,1 milioni di euro, contro i 27,3 milioni rilevati nello stesso periodo dell’anno precedente, +68,7%. I servizi erogati esposti sull’app IO sono passati da 1.555 a 1.987, +27,8%.

Sul piano delle interazioni digitali con i cittadini, Facebook si conferma il canale più diffuso tra i Comuni capoluogo, presente in 105 Città su 110, seguito da YouTube (100), Instagram (93) e Twitter (90). Più bassa la diffusione di LinkedIn (52) e di Telegram (36), la cui presenza nelle città si è ridotta rispetto allo scorso anno, a seguito della disattivazione di molti canali inutilizzati.

Sono infine 71 i Comuni capoluogo che rendono disponibili dati in formato aperto sui propri portali o sulle piattaforme regionali dedicate agli Open Data, per oltre 16.600 dataset pubblicati (+5,2%). Tra questi, 47 alimentano il catalogo nazionale dati.gov.it per via diretta o intermediata dalle Regioni, e 14 città hanno federato il proprio catalogo con il portale nazionale, registrando i livelli più alti di conformità.

L’annuncio del ministro Urso

Intervenendo a Forumpa 2023, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha annunciato una nuova legge per i “nomadi digitali”. “In un Consiglio dei ministri nel prossimo autunno approveremo una legge che abbiamo chiamato ‘Lavora nel mondo e vivi in Italia’ con l’obiettivo di attirare in Italia “chi ha ottenuto successo nella vita e nel lavoro” e i “nomadi digitali – ha detto Urso – Faremo questa legge mettendo a sistema tante iniziative come quella di Ferrovie” ha aggiunto “presentando al mondo un’offerta territoriale per dire a chiunque possa farlo di vivere in Italia continuando a lavorare dove ha ottenuto successo nella vita e nel lavoro”.

Via ai test sullo stato civile digitale

E’ partita la sperimentazione del nuovo stato civile digitale, un’estensione dei servizi dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (Anpr) che permette di digitalizzare completamente il processo di registrazione e la gestione degli atti relativi allo stato civile dei cittadini. Una volta a regime, il sistema digitale consentirà la gestione unica e centralizzata di tali documenti, inclusa la loro archiviazione.

Il nuovo processo e i vantaggi per i cittadini

Il processo vede ad oggi gli ufficiali dello stato civile redigere e registrare, nel sistema locale del Comune in cui operano, tutti gli atti relativi ad eventi fondamentali della vita quali cittadinanza, nascita, matrimonio, unione civile, morte. Con l’introduzione dello stato civile digitale, gli operatori potranno disporre di un sistema unico e centrale in cui non sarà più necessario effettuare trascrizioni degli atti tra diversi Comuni e molte annotazioni saranno generate automaticamente. Questo varrà anche per gli aggiornamenti anagrafici dovuti ai cambi di stato civile con un allineamento in tempo reale della situazione anagrafica con lo stato civile. In questo modo i cittadini potranno ottenere i propri certificati di stato civile sempre aggiornati e in tempi ridotti, semplicemente accedendo al portale Anpr.

La sperimentazione

Gli ufficiali di stato civile dei Comuni che stanno partecipando alla sperimentazione accedono al nuovo sistema digitale in due modi: tramite un’applicazione web utilizzabile da un browser, oppure attraverso i sistemi gestionali integrati dei Comuni di appartenenza, in cooperazione applicativa con il sistema centrale. Attualmente l’applicazione web viene sperimentata presso i Comuni di: Bologna, Imola, Medicina Rosignano Marittimo, San Lazzaro di Savena e Sestu. La cooperazione applicativa viene invece testata a: Bagnacavallo e Firenze con la software house Data Management, Grottaferrata con Deda Group, Lissone con PA Digitale, Serravalle Sesia con Siscom e Tropea con Kibernetes. Il processo di sperimentazione che vede gli ufficiali di stato civile e le software house impegnati a segnalare eventuali aree di miglioramento, permette lo sviluppo di un sistema vicino alle esigenze degli utenti e in grado di rendere sostenibile ed efficace il passaggio da un modello analogico ad uno digitale.

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