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SOFTWARE

Il Comune di Torino sposa l’open source, risparmi per 6 milioni di euro

Torino sta per diventare la prima grande città italiana dove la PA sceglie di sposare l’open source abbandonando i prodotti Microsoft, per 8.300 computer del Comune. E’ un fenomeno che si sta diffondendo: recenti anche i casi di Parma, Udine, Trieste, Empoli e altri Comuni italiani

04 Ago 2014

Alessandro Longo

Si diffondono i software open source nei Comuni italiani, ai danni delle licenze Microsoft, e adesso Torino diventa il maggiore esempio di questo fenomeno. Il Comune di Torino ha scelto infatti di passare a sistemi e software liberi per gli 8300 computer, dal prossimo autunno. Ci vorrà un anno e mezzo per completare il passaggio, che farà risparmiare 6 milioni di euro in cinque anni, secondo stime del city manager del Comune Gianmarco Montanari.

L’occasione è venuta da una necessità: dover rimpiazzare il sistema operativo già installato, un antiquato Windows XP su cui Microsoft ha già cessato il supporto. Il Comune aveva stimato che passare a Windows 8 sarebbe costato 22 milioni di euro tra licenze, nuove macchine, assistenza tecnica e installazioni. In periodo di spending review, l’idea è stata quindi di installare un sistema (Ubuntu) e programmi (Open Office) liberi e gratuiti. Il risparmio che ne deriva, sulle spese informatiche, sarà del 20-40 per cento, secondo il Comune.

Torino si presenta così come la maggiore città italiana dove il Comune sposa in toto l’open source sui propri computer. Ma gli esempi si stanno moltiplicando in Italia, per la combinazione di due fattori: la spending review e l’esigenza di sostituire i sistemi con Xp. Tra le ultime notizie: a fine luglio, il Comune di Parma ha messo software liberi sul 20 per cento dei computer (250). Sempre a luglio, il Comune di Empoli ha scelto software liberi per la posta elettronica, stimando risparmi di 15 mila euro l’anno.

A giugno il Comune di Udine ha avviato il passaggio di tutti i computer all’open source, con risparmi previsti di 360 mila euro. E’ stata una scelta, a maggio, anche del Comune di Trieste, che ha stimato risparmi di 900 mila euro in tre anni. In Italia hanno fatto avanguardia su questo percorso Bolzano (dal 2009) e vari Comuni (Modena, Bologna) dell’Emilia Romagna. Si moltiplicano inoltre le mozioni approvate (al solito presentate dal M5S) per far passare diversi municipi italiani al software libero (qui l’ultima, a Roma),

A gennaio 2014 l’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato linee guida per la valutazione comparativo come dal Codice dell’Amministrazione digitale, articolo 68, che spinge le amministrazioni a preferire il software libero.

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