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La Pec italiana non decolla. Colpa della burocrazia

Code allo sportello per abilitare lo strumento telematico. Brusutti (Infocert): “L’invio online dei documenti non decolla nonostante il Cad”

06 Lug 2009

Il proposito era nobile: abolire le raccomandate per aziende e PA,
in modo da ridurre costi e tempi di spedizione. Nei fatti
l’obbligatorietà della Posta elettronica certificata (Pec) ha
provocato qualche mugugno sia tra gli operatori che forniscono il
servizio sia tra gli utenti costretti ad usarlo.
I vantaggi sono innumerevoli sia per i privati sia per la PA. La
Pec può essere usata, ad esempio, per l’invio di fatture e
circolari, per la convocazione di assemblee e gare d’appalto.
Qualche banca l’ha adottata per risolvere il problema delle
truffe (il cosiddetto phishing) dotando ogni correntista di una
casella Pec (Iwbank e Poste Italiane sono anche nell’elenco dei
gestori tenuto dal Cnipa).

In questo ambito è l’Italia a dettare legge in Europa poiché la
tecnologia messa a punto per realizzare la Pec è italiana. Nel
contempo però non si placano le polemiche tra gli addetti ai
lavori. C’è chi contesta il procedimento che ha portato a
trasferire il concetto burocratico di “raccomandata con ricevuta
di ritorno” a livello tecnologico. “Il metodo di trasmissione
conta più del fatto che ho trasmesso un documento – spiega Stefano
Noferi dell’azienda pisana Noze -. Problemi all’estero non ne
hanno perché conta l’e-mail spedita. Inoltre rischiavamo di
subire una procedura di infrazione per la violazione della
normativa comunitaria sulla neutralità tecnologica”. La Pec è
stata introdotta con il decreto anticrisi emanato a fine 2008 poi
convertito in legge. Cosa prevede? Devono dotarsi di caselle di
posta certificata, nel caso non lo avessero già fatto in base a
norme precedenti, le PA. Le nuove società sono obbligate ad aprire
la propria casella Pec all’iscrizione nel registro delle Camere
di commercio, mentre quelle già iscritte dovranno farlo entro tre
anni. Per i professionisti, l’obbligo scatterà invece tra un
anno, nei confronti degli ordini e i collegi cui sono iscritti.

Uno dei primi operatori Pec è stato Infocert dove fanno notare
un’incongruenza contenuta in una bozza del decreto che chiarisce
le modalità d’uso della Pec. Per attivarla, si legge, “i
cittadini possono recarsi presso gli uffici abilitati
all’attivazione”. In  altre parole si parla tanto di e-gov e
poi non si riesce ad evitare di andare personalmente in un ufficio?
“In nessun caso dovrebbe esserci la necessità di spostarsi –
spiega Luca Brusutti, product manager Legalmail di InfoCert – in
quanto la casella è facilmente acquisibile on line”. “Il Cad
(Codice amministrazione digitale) prevede che i documenti possano
essere trasmessi con qualsiasi mezzo telematico, compreso il fax, e
la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del
documento originale”.

Solo se tutto il processo avverrà integralmente online, sarà
possibile dimezzare i costi ed evitare disagi.
Secondo NetConsulting, l’utilizzo della Pec permetterà risparmi
per oltre 500 milioni di euro per le imprese e 387 milioni per la
PA. Complessivamente il sistema Paese eviterà di spendere circa
908 milioni. Nonostante la Pec per gli utenti sia economicamente
vantaggiosa e semplice da usare non mancano le critiche,
soprattutto da parte delle Pmi di informatica.
Che non vedono inoltre di buon occhio uno dei requisiti previsti
dalla normativa per essere operatori Pec: avere un capitale sociale
di almeno un milione di euro. Cosa che spinge a diventare semplici
rivenditori, acquistando le caselle dai maggiori operatori presenti
sul mercato che adottano politiche di prezzo molto aggressive. Alle
piccole imprese non va giù l’idea di offrire informazioni
dettagliate sui propri clienti a società concorrenti che potranno
contattarli.