PA DIGITALE

Open gov, a luglio il piano italiano. Madia: “Più trasparenza e partecipazione”

In occasione del primo forum nazionale il ministro incontra Confindustria, associazioni e università. Via ai tavoli di lavoro che avranno il compito di stilare le proposte. La prossima settimana attivo il sito web dedicato all’iniziativa

06 Giu 2016

Federica Meta

A metà luglio l’Italia avrà il suo piano d’azione per l’open government, con tre obiettivi: trasparenza, innovazione e partecipazione. E per la prima volta anche la società civile è chiamata a dare il suo contributo.

Infatti in mattinata si sono ritrovate al ministero della Pubblica Amministrazione circa 70 associazioni, da Confindustria al mondo della ricerca e dell’università, per un confronto voluto dalla ministra della PA e Semplificazione, Marianna Madia. Dal forum nazionale sull’Open Government Partnership (Ogp) è uscita fuori la roadmap che vede fissata tra 45 giorni la scadenza per mettere a punto il piano.

Nel frattempo si formeranno i gruppi di lavoro (mix di rappresentanza civile ed istituzionale) invitati a stilare proposte specifiche. Dalla prossima settimana sarà attivo anche un sito web dedicato alle operazioni.

Tutto parte dall’adesione dell’Italia all’Open Government Partnership (Ogp), un’alleanza internazionale di cui fanno parte altri 68 paesi. A dicembre le iniziative saranno presentate a un vertice in calendario a Parigi e il governo vuole arrivare all’appuntamento, da quanto si apprende, con i progetti già avviati. Sempre secondo fonti che hanno partecipato all’incontro, per Madia si tratta di un’opportunità da non perdere, anche perché i fondi per alimentare i progetti ci sono (il riferimento va alle risorse della programmazione europea).

“Nei prossimi giorni focalizzeremo quelli che per noi sono i due o tre punti chiave” del piano d’azione per l’open government – spiega il presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Marco Gay – Sono state due ore e mezzo di dibattito molto intenso, abbiamo messo le basi per un lavoro insieme e noi vogliamo dare il nostro contributo” in modo che anche “le semplificazioni possano rappresentare un volano per l’economia”. Il leader dei giovani industriali ha poi ricordato i tre tavoli su cui si articolerà il confronto: “trasparenza e open data”, “innovazione e cittadinanza digitale” e “partecipazione e accountability”.

Intanto un primo tassello della strategia di open gov è andato a posto. Anche l’Italia ha il suo Freedom of Information Act (Foia) che regola il diritto di accesso agli atti e ai documenti della PA da parte dei cittadini.

WHITEPAPER
Telemedicina: come attivare una valida rete ospedale-medici-territorio
PA
Sanità

Il decreto introduce una nuova forma di accesso civico ai dati e documenti pubblici equivalente a quella che nel sistema anglosassone è definita Freedom of Information Act che consente ai cittadini di richiedere anche dati e documenti che le pubbliche amministrazioni non hanno l’obbligo di pubblicare.

D’ora in poi il cittadino, a prescindere da un interesse diretto, senza doverlo giustificare, potrà richiedere alla pubblica amministrazione dati e documenti.

Nello specifico: si aprono le banche dati delle amministrazioni che le gestiscono e si rende strutturale il sito “Soldi pubblici”. Il piano nazionale anticorruzione adottato dall’Anac, inoltre, sarà più semplice, snello e di facile attuazione per le pubbliche amministrazioni che dovranno recepirlo nei propri piani triennali di prevenzione della corruzione. Sono state accolte le condizioni poste dalle Commissioni parlamentari nei loro pareri e sono state recepite gran parte delle osservazioni avanzate dalla Conferenza Unificata, dal Consiglio di Stato e dal Garante per la protezione dei dati personali.

In tema di accesso civico viene eliminato l’obbligo di identificare chiaramente dati o documenti richiesti, viene esplicitata la gratuità del rilascio di dati e documenti; viene stabilito che l’accoglimento o il rifiuto dell’accesso dovranno essere effettuati con un provvedimento espresso e motivato. In particolare l’accesso è rifiutato quando si renda necessario evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici o privati (interessi dello Stato, sicurezza nazionale, questioni militari tra gli altri).

Contro l’eventuale “no” dell’ufficio pubblico, chi fa la richiesta potrà appellarsi al responsabile anticorruzione o, negli enti locali, al difensore civico, evitando così la via più costosa del ricorso al Tar, unica strada prospettata dal primo testo del decreto.