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DIGITAL TRANSFORMATION

Open source e riuso, la PA alla prova dei fatti

In vigore le linee guida: le amministrazioni dovranno pubblicare in formato aperto il codice del software e privilegiare il riutilizzo di soluzioni sviluppate da altri enti. Ranellucci (Team Digitale): “La competizione tra fornitori si sposterà sulla capacità di far evolvere i sistemi già esistenti invece che sul lock-in”

23 Mag 2019

Federica Meta

Giornalista

Entrano in vigore le linee guida Linee Guida sull’acquisizione e sul riuso di software per le pubbliche amministrazioni. Le PA dovranno pubblicare in Developers Italia tutto il software di loro proprietà acquisito negli anni passati e che acquisiranno d’ora in avanti.

È previsto che gli enti debbano svolgere una valutazione comparativa prima di acquisire software, privilegiando le soluzioni open source (incluse quelle messe a riuso da altre amministrazioni). Lo sviluppo del nuovo software o l’acquisto di licenze di software proprietario dovrà essere motivato mentre quello sviluppato dalla PA  dovrà essere reso disponibile con una licenza open source in un repository pubblicamente accessibile e inserito nel catalogo di Developers Italia. “Ci aspettiamo delle ripercussioni virtuose sul mercato – spiega Alessandro Ranellucci del Team Digitale in un post su Medium – perché con il riuso del software si potrà mettere fine alla duplicazione della spesa (si pensi a tutti gli enti locali che hanno le medesime necessità) in favore del consolidamento di un numero minore di soluzioni software più mature e più sicure.

Secondo il Team la competizione tra fornitori si sposterà sulla capacità di far evolvere il software già esistente invece che sul lock-in – come avviene ora – ovvero spingendo un’amministrazione al rinnovo delle proprie licenze attraverso vincoli tecnologici. “Questo permette di aprire il mercato a nuove software house – evidenzia Ranellucci – anche di dimensioni più piccole perché, potendo visionare il codice sorgente delle soluzioni già in uso, potranno beneficiare di una minore asimmetria informativa rispetto alle aziende che abitualmente sono fornitori della PA”.

Per sostenere le PA nell’adeguamento alle linee guida il Team ha reso disponibili degli allegati tecnici che descrivono le azioni che un fornitore di software deve effettuare per adempiere all’obbligo di rilascio in capo all’amministrazione che commissiona lo sviluppo. Il catalogo del software nel sito di Developers Italia contiene invece schede descrittive dettagliate, screenshot e link diretti al codice sorgente, per una piena e immediata valutazione delle soluzioni disponibili.

Il catalogo del software è un vero e proprio motore di ricerca che attraverso il suo crawler cerca automaticamente tutto il software pubblico nei siti di code hosting (GitHub, GitLab, BitBucket ecc.) con tutte le indo descrittive.
La catalogazione del software pubblico consentirà anche di monitorare e comprendere meglio le necessità tecnologiche delle amministrazioni, aprendo la strada a nuove azioni di governance e ottimizzazione dell’approvvigionamento e dello sviluppo. Infine il catalogo Developers Italia ospeiterà anche il software open source non commissionato dalla Pubblica Amministrazione, ma di potenziale interesse per la stessa.

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