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IL PIANO

PA digitale, Agid stringe sulla razionalizzazione dei data center

Emanata la circolare che contiene le indicazioni sul consolidamento e sulla creazione dei Poli Strategici nazionali. Obiettivo: risparmiare ed alzare il livello di sicurezza delle infrastrutture Ict per offrire servizi più efficienti a cittadini e imprese

19 Giu 2019

Federica Meta

Giornalista

Primo passo verso il consolidamento dei data center pubblici. Come previsto dal Piano Triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2019-2021, l‘Agenzia per l’Italia digitale ha emanato la circolare “Censimento del patrimonio Ict delle Pubbliche Amministrazioni e classificazione delle infrastrutture idonee all’uso da parte dei Poli Strategici Nazionali”.

La circolare, in via di pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e presente sul sito di Agid, contiene indicazioni per dar corso al processo di razionalizzazione dei data center delle Pubbliche amministrazioni italiane e alla formazione dei Poli Strategici Nazionali (Psn), introducendo inoltre la definizione di uno standard comune di qualità per i data center.

Nel dettaglio il documento definisce l’iter di classificazione dei data center pubblici e delinea i requisiti che devono possedere le infrastrutture candidabili a essere utilizzate da Psn, per essere inserite nell’elenco che verrà messo a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Le indicazioni e i contenuti presenti nella circolare – spiega l’Agid – tracciano le fasi di un percorso definito all’insegna della sostenibilità e della condivisione con tutte le amministrazioni, un percorso che ha l’obiettivo finale d’innalzare il livello di sicurezza delle infrastrutture della pubblica amministrazione per offrire servizi più moderni a cittadini e imprese”.

Attualmente in Italia operano circa 11mila data center, a servizio di oltre 22mila PA centrali e locali. Questo vuol dire approssimativamente che per ogni due amministrazioni opera un data center, uno scenario in cui quasi ogni Comune gestisce in proprio i suoi server, magari in un edificio affittato appositamente, oppure (nel caso dei centri più piccoli) semplicemente in un sottoscala, allo sportello del cittadino o nel palazzo del Municipio.

La razionalizzazione di queste infrastrutture garantirà alla PA risprami nell’ordine di miliardi di euro, se si considera – i dati sono di Consip-Sirmi – che oggi la diaspora dei data center costa circa 2 miliardi di euro sui 5,8 miliardi di euro che la Pubblica Amministrazione italiana spende ogni anno nel settore Ict.

Cosa prevede il Piano Triennale

Il Piano Triennale classifica le infrastrutture nelle seguenti categorie:

  • Candidabili a Poli strategici nazionali, ovvero che rispettano tutti i requisiti preliminari definiti dall’Agenzia, tra i quali il fatto che gli immobili in cui sono situati i server sono nella disponibilità esclusiva dell’ente che deve aver formalmente adottato procedure per la gestione della sicurezza  IT e di business continuity.
  • Gruppo A: ­data center di qualità non idonei come Poli strategici nazionali, oppure con carenze strutturali o organizzative considerate minori. Saranno strutture che potranno continuare ad operare ma per esse non potranno essere effettuati investimenti di ampliamento o evoluzione sulle infrastrutture fisiche. Sarà possibile investire solo per garantire continuità dei servizi e disaster recovery, fino ad un’eventuale migrazione su altre strutture, avvalendosi dei servizi cloud disponibili nell’ambito del Cloud della PA. La progressiva dismissione delle infrastrutture fisiche e la trasformazione dei servizi secondo il piano di abilitazione nazionale al cloud saranno oggetto di specifica attività di programmazione e sviluppo concordata con le amministrazioni delle infrastrutture afferenti al gruppo.
  • Gruppo B: ­data center che non garantiscono requisiti minimi di affidabilità e sicurezza dal punto di vista infrastrutturale e/o organizzativo o non garantiscono la continuità dei servizi, o non rispettano i requisiti per essere classificati nelle due precedenti categorie. Le infrastrutture fisiche delle PA appartenenti al Gruppo B provvedono alla migrazione al Cloud della PA secondo quanto previsto dal Programma nazionale di abilitazione al Cloud della PA.

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