PA digitale, Corte dei Conti: "Interoperabilità dei data center azione cruciale" - CorCom

RECOVERY PLAN

PA digitale, Corte dei Conti: “Interoperabilità dei data center azione cruciale”

Il presidente Guido Carlino: “Consolidamento delle infrastrutture priorità strategica”. E sul reclutamento del personale: “Valorizzare le nuove competenze”

09 Feb 2021

Cruciale il consolidamento dei data center e l’interoperabilità delle infrastrutture. Lo ha evidenziato il presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, in audizione nelle commissioni riunite Bilancio delle due Camere e nella commissione Politiche Ue del Senato sulla proposta di Recovery Plan.

“Riguardo la prima componente della missione 1, che riguarda la digitalizzazione, innovazione e sicurezza della PA, la parte più consistente è dedicata alla digitalizzazione della PA (circa 8 miliardi) – ha ricordato Carlino – Cruciale appare l’attenzione posta ad un tema molto avvertito, l’interoperabilità e la condivisione di informazioni tra le PA, cui sono dedicati circa 1,1 miliardi e che include i vari interventi delle amministrazioni centrali che hanno avviato processi di digitalizzazione degli archivi e del patrimonio di dati, nonché percorsi di digitalizzazione dei processi operativi”.

Il Piano si prefigge lo sviluppo di un cloud nazionale e l’effettiva interoperabilità delle banche dati conformemente al progetto Europeo GAIA-X – ha evidenziato Carlino – L’ammodernamento dell’apparato burocratico dovrebbe contare su 1,5 miliardi. Di questi: 210 milioni per investimenti volti a migliorare la capacità di reclutamento del settore pubblico; 720 milioni per interventi di rafforzamento e valorizzazione delle competenze del personale dirigenziale e non della PA; 480 milioni destinati a progetti di semplificazione dei procedimenti amministrativi e di digitalizzazione dei processi; 100 milioni per la progettazione e la realizzazione di poli tecnologici territoriali delle PA”.

Sul tema del reclutamento nella PA, Carlino ha posto l’accento su due aspetti: “il primo – ha puntualizzato – riguarda la necessità di coniugare l’esigenza di gestire con tempestività la stagione concorsuale relativa alle assunzioni già disposte, per non lasciare scoperti settori strategici, in particolare quelli coinvolti nell’emergenza sanitaria, con quella di rimodulare le procedure selettive, per accertare non solo le conoscenze teoriche, ma anche la capacità dei candidati di risolvere problematiche operative e specialistiche; il secondo aspetto concerne la necessità di anticipare, già in sede di programmazione dei fabbisogni di personale, la definizione delle linee di riorganizzazione in corso e a medio termine delle attività della PA e dei servizi alla collettività, nel segno della digitalizzazione, al fine di orientare le politiche assunzionali verso figure professionali con competenze tecniche, avviando così una progressiva ricomposizione della forza lavoro in misura coerente con la ridefinizione delle funzioni e delle missioni di pubbliche amministrazioni moderne ed efficienti”.

Recovery Plan, la strategia su cloud e data center

Attualmente il Recovery Plan punta alla creazione di uno o più Poli Strategici Nazionali (Psn) verso cui «migrare» i Data Center di Categoria B delle Amministrazioni pubbliche centrali. Questo consentirà di superare l’attuale frammentarietà degli asset infrastrutturali IT, mettere in sicurezza i Ced ed i dati di interesse strategico ,e consentire a tutte le PA di evolvere verso l’erogazione di servizi digitali in sicurezza ed alta affidabilità.

La razionalizzazione ed il consolidamento delle infrastrutture digitali esistenti in un nuovo modello di cloud per la PA consentiranno notevoli risparmi nella spesa di manutenzione e aggiornamento dei data-center del prossimo triennio. Questo implica investimenti per lo sviluppo di un’infrastruttura ad alta affidabilità, localizzata sul territorio nazionale per la razionalizzazione e il consolidamento dei Centri per l’elaborazione delle informazioni per ospitare i servizi più strategici della PA centrale e per il rafforzamento in chiave green dei Data Center di Tipo A e dei Poli Strategici Nazionali definiti dal censimento dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Si prevede inoltre la realizzazione di un Cloud Enablement Program per favorire l’aggregazione e la migrazione delle PA centrali e locali verso soluzioni cloud e fornire alle stesse PA procedure, metodologie e strumenti di supporto utili a questa transizione. Questi investimenti consentiranno anche il rafforzamento del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica (PSNC). Infatti, la sicurezza dell’ecosistema digitale del paese, con specifica attenzione ai beni ICT che supportano le funzioni ed i servizi essenziali dello Stato, costituisce la premessa necessaria per la crescita della comunità e un elemento fondamentale per lo sviluppo di tecnologie in campi strategici quali quelli del cloud computing, Cyber security, Scrutinio tecnologico, Artificial Intelligence.

Il ruolo del progetto Gaia X

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Lanciato nel 2018, Gaia-X è un progetto franco-tedesco che promuove la creazione di un’infrastruttura europea dei dati, puntando su sicurezza, innovazione, open source e trasparenza. L’obiettivo è creare una piattaforma che sia in grado di aggregare dati sulla base di standard condivisi, mettendo sempre al centro gli utenti, la chiave di volta per un’economia digitale di successo.

L’adesione al progetto è aperta a tutti gli stakeholder, imprese, Pmi e startup.

In occasione del Gaia-X Summit del 18-19 novembre, sono state annunciate le imprese e le associazioni italiane che finora hanno deciso di aderire al progetto Gaia-X: sono 19.

Lo scorso 15 ottobre, l’Italia – insieme ad altri 24 Stati membri – ha adottato una dichiarazione congiunta per lavorare alla Federazione europea del cloud. Nel documento si fa presente che il gap di investimenti dell’Unione europea per il cloud – rispetto a Usa e Cina – ammonta a 11 miliardi all’anno. Per compensare questo divario, l’UE potrebbe mettere insieme le risorse del programma Digital Europe, CEF 2, InvestEU, Recovery and Resilience Facility e gli investimenti privati, arrivando così ad investire 10 miliardi di euro.

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