IL CENSIMENTO ISTAT

PA digitale, l’80% degli enti investe in Ict. Ma non in tecnologie avanzate

La spesa si concentra su sistemi a basso grado di complessità. La comunicazione il settore dove si dirottano più fondi. Le amministrazioni del Nord Est in pole

Pubblicato il 29 Dic 2022

Federica Meta

Giornalista

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Oltre l’80% delle PA investe in digitale, ma sono ancora poche le amministrazioni che puntano su tecnologie avanzate e infrastrutture complesse. È la fotografia scattata dall’Istat nel Censimento permanente delle Istituzioni pubbliche (IP) 2020.

Le tipologie di investimento

Le istituzioni che hanno effettuato almeno una delle 4 tipologie di investimento digitale (tecnologico-infrastrutturali, comunicazione, cultura digitale e tecnologie avanzate) sono 10.543, l’82,5% del totale. La propensione a investire è tuttavia basata su strategie digitali a basso grado di complessità: tra le IP che investono in digitale, il 40,3% ha realizzato contemporaneamente solo 2 delle 4 tipologie di investimento e il 36,4% soltanto una. Solo una parte più residuale di istituzioni pubbliche mette in atto strategie digitali più complesse: si tratta del 18,6% delle PA che riescono a realizzare contemporaneamente 3 tipi di investimento e del 4,6% che riesce a realizzarli tutti e quattro. L’investimento in comunicazione è quello a cui hanno puntato maggiormente le IP: tra quelle che hanno investito in digitale, l’81,3% ha fatto almeno 1 investimento di questo tipo.

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Dalle combinazioni delle diverse tipologie di investimento digitale emerge un modello di comportamento comune a tutte le IP: gli investimenti in comunicazione e quelli tecnologico-infrastrutturali sono i più frequentemente utilizzati sia dalle istituzioni che perseguono strategie di investimento poco complesse (1 o 2 investimenti digitali nel 2020), sia da quelle più sofisticate (3 investimenti digitali). Solo nei casi di strategie più complesse a questa combinazione di investimenti si aggiungono quelli in cultura digitale volti alla formazione del personale in servizio e, in casi ancora più limitati, quelli in tecnologie avanzate.

Lo smart working

a limitazione dell’attività lavorativa in presenza in fase pandemica e la necessità di intrattenere rapporti con l’utenza hanno portato ad un maggiore utilizzo dei canali digitali, come le applicazioni mobile e/o i social media, accelerando di fatto il processo di interazione digitale con i cittadini. Il 73% delle IP ha effettuato almeno 1 investimento tecnologico- infrastrutturale mentre solo una parte residuale di istituzioni ha puntato sull’accrescimento delle competenze digitali delle proprie risorse umane (23%) e nell’adozione di tecnologie avanzate (14,2%).

Le PA più grandi investono di più

“L’eterogeneità delle istituzioni che caratterizza il comparto pubblico si coglie, oltre che per dimensione, funzioni e organizzazione istituzionale, come visto in precedenza, anche in relazione alla diversa propensione a investire in tecnologie digitali – si legge nel report – In particolare, si osserva una correlazione positiva tra il maggiore ricorso a investire in digitale e le dimensioni e la struttura delle istituzioni”. Università pubbliche, Amministrazioni centrali dello Stato e Regioni hanno effettuato tutte, o quasi, almeno un investimento digitale e, fra queste, la percentuale di istituzioni pubbliche con strategie di investimento a elevato grado di complessità è nettamente superiore alla media: il 42,9% delle Università, il 32,4% delle Amministrazioni centrali e il 30,8% delle Regioni hanno realizzato contemporaneamente 4 tipologie di investimento, a fronte di una media del 4,6%.

Fra queste tipologie istituzionali risulta elevata anche la quota di IP che hanno realizzato 3 investimenti digitali su 4 (50% per le Amministrazioni centrali, 44,3% per le Università e 33,3% per le Regioni), a cui si aggiungono anche le Province e Città metropolitane, le Aziende del Ssn e i Comuni con 20 mila abitanti e oltre (40,4%, 39,2% e 35% rispettivamente).

Più ci si allontana da queste realtà istituzionali e più è ampio il ricorso a strategie digitali meno complesse, che risulta più accentuato nelle Comunità montane e Unioni di comuni, negli Enti pubblici non economici e nei Comuni con meno di 5 mila abitanti

L’analisi delle istituzioni che hanno effettuato almeno un investimento digitale per tipologia di investimento e per forma giuridica evidenzia la stessa tendenza riscontrata per il complesso delle IP: gli investimenti in comunicazione e in infrastrutture hanno rappresentato l’impegno più importante per tutte le tipologie istituzionali. Università pubbliche, Amministrazioni centrali e Regioni si distinguono per tutte le tipologie di investimento considerate, e in particolare per essersi attrezzate in maniera più diffusa per sostenere attività frmative atte a favorire un utilizzo ottimale delle risorse e per sperimentare soluzione digitali più complesse.

L’impatto della pandemia

I percorsi di investimento delle istituzioni pubbliche in tecnologie e digitale vengono definiti, in questo contesto, a partire da 11 indicatori che consentono di distinguere tra investimenti tecnologico-infrastrutturali, investimenti in comunicazione, in cultura digitale e in tecnologie avanzate10. Si tratta di investimenti che nel 2020 hanno consentito alle istituzioni di continuare il processo di sviluppo tecnologico-digitale già avviato negli anni precedenti, e, soprattutto, di dare continuità all’attività istituzionale attraverso l’organizzazione del lavoro a distanza, reso necessario dalla situazione pandemica da Covid-19.

La distribuzione territoriale

A livello territoriale, la propensione agli investimenti è maggiore nelle regioni del Nord-est e del Centro, dove le IP hanno effettuato almeno un investimento tecnologico-digitale rispettivamente nell’87,9% e nell’87,1% dei casi. Questa percentuale scende all’80,8% nel Nord-ovest, all’80,2% nelle Isole e al 78% nel Sud. Nord-est e Centro sono anche le ripartizioni geografiche con la più alta percentuale di IP che attuano strategie di investimento a più elevato grado di complessità (3 o 4 investimenti contemporaneamente). Nel Nord-est si distinguono le Province autonome di Bolzano e Trento e l’Emilia-Romagna; nel Centro, Lazio e Toscana. Il Nord-Ovest presenta valori prossimi alla media nazionale, mentre il peso delle IP che perseguono strategie meno complesse è più elevato al Sud e nelle Isole, in particolare in Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia.

Con riguardo alla diversa composizione delle tipologie di investimento attivate, il Nord-est si distingue per gli investimenti tecnologico-infrastrutturali e per quelli in cultura digitale: tra le IP che investono in digitale, l’84,4% effettua almeno un investimento del primo tipo (registrando un distacco di 11,4 punti dalla media nazionale) e il 37,1% almeno un investimento del secondo tipo (+14,1 punti percentuali dalla media nazionale).

Tra le regioni del Nord-est, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna si distinguono per gli investimenti infrastrutturali, la Provincia autonoma di Bolzano e, ancora, l’Emilia Romagna per quelli in formazione. Il Centro, invece, spicca per gli investimenti in comunicazione (86,1%), con le regioni Marche e Toscana. La
ripartizione del Nord-ovest registra valori simili alla media nazionale, le altre due ripartizioni sono sotto la media, in particolare il Sud per la quota di IP che hanno effettuato investimenti infrastrutturali (58% contro il 73% del valore medio nazionale) e in cultura digitale (14,7% contro il 23%).

Le competenze digitali

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha fatto emergere tra le istituzioni l’esigenza di nuove competenze o professionalità digitali (es. esperti in tecnologie digitali o per la digitalizzazione dei processi). Lo dichiarano più di 4 istituzioni su 10, tra cui l’85,3% delle Amministrazioni centrali, il 68,6% delle Università e il 68,3% delle Province e Città metropolitane. Tale necessità è meno avvertita da Enti pubblici non economici, Altre forme giuridiche, Comuni con meno di 5 mila abitanti e Comunità montane e Unioni di comuni, che si collocano tutti sotto la media nazionale. L’analisi tra la necessità di nuove competenze digitali e il numero di investimenti effettuati nel 2020 mette in evidenza come le IP che hanno attuato strategie digitali più complesse
(ossia che hanno realizzato più investimenti contemporaneamente) hanno manifestato una maggiore esigenza di nuove competenze in tale campo. Questo vale per tutte le tipologie istituzionali considerate, seppure con intensità diverse a seconda del grado di avanzamento tecnologico.

La sicurezza informatica

Sul fronte della sicurezza informatica, nel 2020 le istituzioni pubbliche più colpite da attacchi informatici sono le Università (64,3%), gli Organi centrali dello stato (61,8%) e le Giunte e consigli regionali (50%), a fronte di una media del 7,9%. A seguito degli attacchi, il 5,4% delle IP ha subito danni, circa 4 su 10 nel caso di Amministrazioni dello stato e Università pubbliche. Le tipologie istituzionali più digitalizzate e più esposte al rischio di attacchi informatici sono anche quelle che hanno messo in atto e combinato il maggior numero di misure di sicurezza adottabili per fronteggiare i rischi e i danni subiti.

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