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PA digitale, Madia: “La riforma c’è, ora serve l’impegno di tutti”

Il ministro della Semplificazione e PA fa il punto sul programma di innovazione dell’amministrazione pubblica: “Ci sono gli strumenti e ci sono le norme, adesso serve uno sforzo congiunto di amministratori, cittadini e imprese”

13 Mag 2016

Federica Meta

Uno sforzo collettivo perché la riforma della Pubblica amministrazione arrivi direttamente, e senza ostacoli, al cittadino e alle imprese. Secondo il ministro della Semplificazione e PA, Marianna Madia, è questa la vera sfida che il governo si appresta a combattare perché sia davvero la volta buona per fare l’Italia digitale. Innovando servizi, processi e soprattutto investendo in cultura e formazione.

A che punto è l’attuazione della riforma della pubblica amministrazione?

Il primo pacchetto di decreti approvato in via preliminare in consiglio dei ministri, riguarda in primo luogo cittadini ed imprese ed è in dirittura d’arrivo per l’approvazione definitiva. Stiamo anche lavorando alla seconda tranche di provvedimenti che riguarderanno, in particolare, l’organizzazione della pubblica amministrazione e il pubblico impiego. Dopo si aprirà, senza dubbio, la fase più complicata della riforma, ovvero quella dell’implementazione. Per fare in modo che il cambiamento arrivi direttamente al cittadino e all’imprenditore è necessario uno sforzo collettivo. Molte buone leggi sono spesso rimaste lettera morta perché c’è stata una resistenza al cambiamento, alla novità, a quell’iniziale disordine che è proprio dei momenti di passaggio. E’ un po’ come traslocare da una casa piccola a una più grande: il momento del trasloco è complicato e faticoso, poi però si va a stare meglio.

La burocrazia italiana è sempre stata resistente all’innovazione. Come pensate di bucare questa “sacca” di resistenza?

Per trasformare le norme in cambiamenti concreti per il paese e, quindi, cambiare di fatto il rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione non serve solo il massimo impegno, seppur indispensabile, del ministro di turno quanto piuttosto la collaborazione di tutti i livelli istituzionali. Quel che occorre è uno sforzo collettivo degli amministratori locali, dei sindaci, dei presidenti di regione che devono credere nei benefici diffusi del cambiamento. Se ci sarà questo, non c’è dubbio che la burocrazia tornerà ad avere un’accezione positiva. Tuttavia, non basta che i vari livelli di governo ricoprano ruoli di vigilanza e di motivatori nei confronti della pubblica amministrazione, perché un contributo altrettanto importante può arrivare anche dai cittadini, dalla società civile, dalle organizzazioni di categoria che possono dialogare con le istituzioni e segnalare eventuali problemi e ritardi.

Il cuore della riforma PA è il digitale. Come si aspetta che cambi la burocrazia con la messa in atto della riforma?

L’innovazione tecnologica ha radicalmente cambiato il modo di vivere, di lavorare, di informarsi. Ha reso più veloci i processi e più semplice la quotidianità. Questa innovazione, in Italia, non è ancora entrata nel modo in cui lavora la pubblica amministrazione. Finora il digitale è stato inteso come una serie di obblighi formali, da addetti ai lavori. Noi ribaltiamo questa percezione. Tim Berners Lee l’inventore del world wide web ha detto che la rete non è un giocattolo tecnologico, ma un progetto sociale per fare stare meglio le persone nel mondo. Il digitale nella pubblica amministrazione serve lo stesso obiettivo: liberare il tempo e le risorse delle persone, consentendo loro di lavorare e vivere meglio. Non dunque un obbligo per gli addetti ai lavori, ma un’occasione per ridare alle persone il tempo per lavorare, per fare impresa ma anche semplicemente per vivere più liberamente. Detto questo credo che l’amministrazione italiana sia un corpo fondamentalmente sano, che ha sicuramente bisogno di competenze innovative e rinnovamento, ma che sono sicura coglierà positivamente il senso di questa sfida. D’altra parte l’innovazione è un processo aperto, che migliora col contributo di tutti.

Cosa cambierà per i cittadini? E quanto tempo prevede che ci vorrà, auspicabilmente, perché il cambiamento diventi sistemico?

Vivranno in uno Stato più semplice. La pubblica amministrazione non è un corpo separato dalla vita quotidiana. Vuol dire scuola, sanità, istruzione, diritti. Definisce una parte importante della qualità della nostra vita. Una cattiva amministrazione può sottrarci tempo ed energie. Al contrario una pubblica amministrazione che funziona può aiutarci a far crescere le opportunità e ridurre le diseguaglianze. Il nostro obiettivo si chiama Italia Login: un sistema che consente a ogni cittadino per via digitale di ricevere i servizi, di adempiere agli obblighi (abbiamo solo iniziato con la dichiarazione precompilata), di scambiare informazioni con la pubblica amministrazione. Oggi solo il 30% degli italiani usufruisce dei servizi online delle amministrazioni. Vogliamo far crescere questo numero in quantità, ma soprattutto in qualità. Italia login è un’infrastruttura complessa che si basa su diversi pilastri che sono in fase di implementazione. C’è Spid, cioè l’identità digitale che, con un unico Pin consentirà di accedere ai servizi della pubblica amministrazione e dei privati che via via aderiranno. L’Anagrafe nazionale – partita con i primi comuni pilota il 14 dicembre 2015 – unifica in un’unica banca dati le anagrafi comunali: una volta completato il processo sarà possibile richiedere ovunque certificati di cambio di residenza, di stato civile e tutte le informazioni anagrafiche con importanti vantaggi materiali per i cittadini e le amministrazioni. Infine c’è il nodo dei pagamenti semplificati, che ci eviterà l’incubo di dover conservare a vita ricevute di pagamento cartacee con la paura di vederci richiesto un pagamento già fatto perché gli uffici tra loro non dialogano. Si tratta progetti già partiti che vogliamo fare diventare negli anni sempre più efficienti e universali. E i primi effetti sono già visibili: dall’anno scorso è obbligatoria la fatturazione elettronica verso la Pa, sempre nel 2015 sono state predisposte 20 milioni di dichiarazioni dei redditi precompilate e, di queste, oltre 19 milioni sono state utilizzate dai contribuenti direttamente o tramite intermediari. Dal 15 aprile è partita la nuova dichiarazione con una platea di destinatari estesa a ulteriori 10 milioni di contribuenti che quest’anno è arricchita da circa 700 milioni di nuovi dati tra cui le spese mediche e i premi assicurativi.

C’è un filo rosso che lega la riforma della PA, lo Spid e il Foia?

La riforma della PA costituisce un progetto di cambiamento per un paese più semplice e trasparente. Negli anni sono state fatte troppe leggi, scritte male, abbiamo troppi livelli di governo con competenze confuse a cui si somma un proliferare, su molte norme, di pareri e circolari; tutto questo si è scaricato violentemente sui cittadini bloccandoli nell’esercizio dei loro diritti, riducendone opportunità e aspirazioni.

Questa complicazione blocca soprattutto i più deboli e meritevoli; finisce per favorire inevitabilmente rendite di posizione, fino a creare vere e proprie aree protette di illegalità.

Per questo nel primo pacchetto di decreti approvati in Consiglio dei ministri abbiamo inserito norme che puntano sulla semplificazione delle autorizzazioni per imprese e cittadini ma anche sull’innovazione con Spid e sulla trasparenza con il Foia. Semplicità, Innovazione e trasparenza sono tra loro legate. La complicazione prospera nell’opacità e l’innovazione rende la trasparenza concreta e accessibile a tutti. La trasparenza è stata intesa finora come una serie di adempimenti formali o una concessione ai cittadini. E’ invece una grande politica pubblica che serve a combattere la zona grigia che va dall’illecito allo spreco, grazie al controllo sociale di 60 milioni di cittadini. Riteniamo che sia il miglior antidoto ai populismi, che prosperano sui malfunzionamenti della cosa pubblica e non hanno progetti per migliorarla.

Parliamo di Spid. Crede davvero che può essere la leva di digital transformation della PA. E cosa cambia rispetto ad altri progetti digitale messi in campo da altri governi?

Spid è la chiave d’ingresso unica e sicura dei cittadini ai servizi della pubblica amministrazione: siamo partiti il 15 marzo con il rilascio delle prime identità digitali; da giugno si potranno ricevere 600 servizi della pubblica amministrazione e entro la fine del 2017 tutti i servizi online delle Pa. Per anni il pubblico ha faticosamente e senza successo inseguito il privato sul terreno dell’innovazione. Oggi è il privato che, grazie a un’innovazione pubblica, si apre a nuovi mercati. Con Spid abbiamo realizzato un’integrazione virtuosa tra pubblico e privato che, caso unico tra le identità digitali in Europa, non costa nulla alla collettività e non costa nulla ai singoli. Il pubblico diventa un motore sano di sviluppo. Anche per le amministrazioni Spid è un motore: per aprirsi all’innovazione e per sentirsi parte di quell’unico corpo che è l’amministrazione della Repubblica. Si tratta di un processo complesso, aperto a continui miglioramenti. Per questo abbiamo deciso di raccogliere esperienze, critiche e idee su come rendere Spid un servizio sempre più efficiente e universale: sono migliaia le persone che in queste settimane, utilizzando l’hashtag #SPID o aderendo al gruppo Facebook, stanno comunicando le loro esperienze, le loro difficoltà, i problemi incontrati ma anche come Spid abbia di fatto semplificato loro la vita con un accesso semplice ai servizi della PA.

Il Foia consentirà di aprire gli atti della PA al cittadino. Ma gli enti sono pronti a mettere i cittadini al centro della loro attività? Come pensate di agire il cambiamento, che è anche culturale.

Il Foia, fortemente voluto dal governo. Per la prima volta si riconosce a tutti i cittadini il “diritto di sapere”: chiunque ha diritto di accedere a dati e documenti della pubblica amministrazione. È un’innovazione talmente rilevante nel rapporto tra cittadini e amministrazioni che necessita di un salto culturale, innanzitutto della pubblica amministrazione. Ma non solo visto, che la trasparenza può costituire un importante strumento per riavvicinare i cittadini alle istituzioni consentendo alle persone di conoscere, con semplicità, dati e documenti, oltre che modalità di gestione delle risorse pubbliche. Il Foia è il primo decreto a tornare in Consiglio dei ministri; in questi mesi ho partecipato in prima persona al dibattito pubblico sul testo del decreto confrontandomi con le associazioni che hanno dato il loro apporto propositivo, dichiarando da subito la piena disponibilità ad apportare modifiche al fine di assicurare al Paese la migliore legge possibile. Si apre ora per i cittadini una grande opportunità, perché attraverso l’accesso a dati e documenti della PA possano diventare protagonisti della cosa pubblica.

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