FORUM PA 2023

PA digitale, mancano figure tecniche e professionisti per il Pnrr

È quanto emerge dall’indagine sul lavoro pubblico realizzata da Fpa-Digital360. Rangone: “Le future assunzioni rappresentano l’opportunità di orientare il sistema di istruzione verso l’innovazione e le competenze del futuro”. Il ministro Zangrillo: “Trasformazione digitale è profondo breakthrough, coinvolgere le persone è la sfida più complessa”

Pubblicato il 16 Mag 2023

Domenico Aliperto

congre

Dopo l’ennesimo calo registrato nel 2021, a fine 2022 tornano a crescere i dipendenti pubblici in Italia, che raggiungono 3.266.180 unità, il valore il più alto dell’ultimo decennio, +0,8% in un anno. Una PA dunque che dà segnali di cambiamento tornando ad assumere, ma che ha ancora un numero di lavoratori basso (inferiore ai principali paesi europei in proporzione sia alla popolazione che agli occupati), un’età media alta, pochi giovani, poca formazione e soprattutto una carenza di tecnici e profili specialistici per cogliere le sfide del Pnrr.

Nel lavoro pubblico si segnalano la crescita dell’occupazione a tempo determinato, su 100 contratti a tempo indeterminato ce ne sono 15 flessibili, e la difficoltà di reclutamento di fronte a una vera e propria competizione sul talento con il settore privato e tra le stesse amministrazioni.

Sono queste le principali evidenze emerse dall’Indagine sul Lavoro pubblico realizzata da Fpa, società del Gruppo Digital360 (editore di CorCom), presentata questa mattina a Forum PA 2023 “Ripartiamo dalle Persone”, la manifestazione in programma fino al 18 maggio presso il Palazzo dei Congressi di Roma.

Lo scenario fotografato dall’indagine

La nuova dinamica vede una forte ripresa dei concorsi, ma anche una diminuzione dei candidati e un aumento delle rinunce. Da inizio 2021 a giugno 2022 si sono presentati appena 40 candidati per ogni posto messo a bando, un quinto rispetto ai 200 di media nel biennio precedente, e mediamente due vincitori su dieci hanno rinunciato al posto, con punte del 50% di rinunce per quelli a tempo determinato.

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A causa dell’affollamento delle selezioni nell’ultimo biennio, si sono spesso verificate candidature multiple e vincitori in più posizioni (il 42% ha partecipato a più di un concorso e il 26% è risultato idoneo in almeno due), in una concorrenza tra enti per cui l’8,6% dei 150mila assunti per concorso nel 2021 era già un dipendente pubblico. E l’inedito potere di scelta dei candidati spinge sempre meno persone ad accettare il trasferimento al Nord, dove l’affitto impegna quasi il 50% dello stipendio di un laureato neoassunto, contro il 18- 23% in una città metropolitana del Sud.

La PA è chiamata ad assumere innanzitutto per mantenere l’operatività degli enti: entro il 2033 oltre un milione di dipendenti pubblici saranno obbligati ad andare in pensione, circa uno su tre. Alcune amministrazioni dovranno sostituire più di metà del personale in servizio, ma in valori assoluti le uscite più significative saranno per scuola (463.257), sanità (243.130) e enti locali (185.345). E la PA deve far decollare le assunzioni per la tenuta del sistema pensionistico: nel 2023, nel pubblico si contano 94,8 pensioni erogate ogni 100 contribuenti attivi (erano 73 nel 2022).

Focus sui concorsi

Nel 2021 gli assunti per concorso sono stati oltre 150 mila, ma I’8,6% era già un dipendente pubblico. Analizzando i comparti delle funzioni centrali e locali, la sanità e quello dell’istruzione e della ricerca (al netto della scuola), la competizione tra amministrazioni ha riguardato l’8,6% dei vincitori di concorso che sono in realtà già dipendenti pubblici. Tra tutti i comparti, spiccano le Funzioni locali, seconde per numero di assunzioni da concorso, che presenta un’incidenza percentuale quattro volte più elevata del personale già dipendente (15,6%). Dal suo esordio alla fine del 2021 e fino a metà marzo 2023 sul portale InPA (che dal 31 maggio del 2023 diverrà l’unico canale per la pubblicazione dei bandi di concorso), si contano 2.210 bandi (767 procedure ancora aperte, 1.443 chiuse) per un totale di 34.860 posti, di cui mille banditi nel 2021, 14.630 nel 2022 e 19.230 nel 2023. Dei posti messi a bando, il 4% sono per incarichi di collaborazione, il 24% per assunzioni a tempo determinato, il 72% per assunzioni a tempo indeterminato.

Alla PA servono nuovi strumenti per diventare più attrattiva

“L’indagine evidenzia per il settore pubblico alcuni effetti della trasformazione del mercato del lavoro già emersa nel privato”, commenta Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Fpa. “Da un lato, oggi i lavoratori danno meno importanza al ‘posto fisso’ in favore di aspetti come benessere, motivazione, formazione o lavoro agile. Dall’altro, in una scarsità di personale qualificato, si evidenzia una nuova competizione tra pubblico e privato sui profili tecnici e tra amministrazioni, a causa dell’ingorgo di concorsi. Una condizione che impone alla PA di diventare più attrattiva come datore di lavoro, acquisendo nuovi strumenti di employer branding e presentando ai candidati un’offerta completa di welfare aziendale, smart working, possibilità concrete di crescita professionale e retributiva”.

Gianni Dominici, Direttore Generale di Fpa, aggiunge: “La Pubblica Amministrazione, anche grazie alla spinta dei fondi europei, oggi appare in evoluzione, ma per accompagnare i grandi processi di trasformazione del paese deve compiere un ulteriore cambio di passo, imparando sul campo il mestiere del datore di lavoro. Servono proposte concrete per attrarre nuovi talenti e valorizzare le persone che già lavorano nel pubblico”.

Per Andrea Rangone, Presidente Digital360, “la PA italiana si trova oggi ad affrontare sfide complesse, come quelle dei progetti del Pnrr, che richiedono professionalità tecniche avanzate di cui oggi spesso non dispone. Ma proprio le future assunzioni del settore pubblico, di fatto il più grande datore di lavoro del Paese, rappresentano l’opportunità di orientare il sistema di istruzione verso l’innovazione e le competenze del futuro. Un’occasione per formare i profili tecnico-specialistici di cui l’Italia ha bisogno per le sfide della transizione digitale e sostenibile”.

Il ministro Zangrillo: “Innovazione non è solo dotazione informatica”

“Innovazione tecnologica non vuol dire soltanto far fronte alla necessità di acquisire dotazioni informatiche nuove e aggiornate. Questa è la parte più semplice della trasformazione digitale: basta saper investire le risorse economiche. La parte, invece, molto più complessa, quella che non si può acquistare ma che bisogna conquistare giorno per giorno, è la capacità di coinvolgere le persone in un percorso molto più articolato che significa non soltanto dotarle delle competenze tecniche, che servono per utilizzare gli strumenti, ma soprattutto superare l’impasse del cambiamento, perché la trasformazione digitale è un profondo breakthrough, una svolta rispetto al passato”. Così il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo al Forum Pa 2023. «Questo per dire che quando si trasforma in logica digitale un’organizzazione la si ripensa completamente, partendo dai suoi processi»,

Al lavoro per anticipare di un anno prime 200 semplificazioni

Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo intervenendo al Forum PA ha acceso i riflettori sulla questione delle semplificazioni: “Il ministero ha rispettato i tempi del milestones che scadevano nel 2022, adesso abbiamo alcune scadenze a metà di quest’anno e a fine 2023 e anzi, un primo step di semplificazioni prevede una data che è il 31 dicembre 2024 ma le prime 200 delle 600 procedure semplificate, insieme alla mia squadra, sto cercando di anticiparle al 2023, quindi anticiparle di un anno“. “Più siamo veloci nel semplificare più aiutiamo le amministrazioni locali a realizzare i loro progetti del Pnrr” ha aggiunto il ministro spiegano che “stiamo realizzando una serie di iniziative in linea con gli impegni assunti con il Pnrr che fanno riferimento non solo alla modernizzazione della nostra organizzazione dall’interno ma anche verso l’esterno e quindi con tutti i progetti di semplificazione amministrativa che sono quelli che devono consentirci di avere un dialogo più efficace e diretto con i cittadini e le imprese”.

“Il Governo è impegnato in prima linea per ridurre i tempi della burocrazia. La Pa deve cambiare, le risposte devono essere più rapide. Il nuovo Codice degli appalti prevede procedimenti più snelli e facilita la vita delle imprese. Siamo al lavoro sulla digitalizzazione delle procedure per arrivare, tra circa un anno e mezzo, a processi interamente digitalizzati che permetteranno alle aziende di interfacciarsi in modo più diretto con la Pa”, ha aggiunto il deputato della Lega e viceministro al Mit Edoardo Rixi.

Senatore, Intellera Consulting: “Dare subito significato alle azioni”

“Ripartire dalle persone, per la PA, rappresenta una presa di coscienza che può finalmente portare a quella differenziazione rispetto al passato nella capacità di attrattività verso i talenti di cui ha bisogno la macchina pubblica, non solo e non per forza giovanissimi – sottolinea Giancarlo Senatore, Presidente Esecutivo di Intellera Consulting, prima società di consulenza nel settore pubblico in Italia per volume d’affari. “Si deve partire dalla presa in carico delle persone fin dal loro ingresso nell’amministrazione, un’accoglienza che deve avere tratti di umanità e ingaggio con i colleghi, in una continua collaborazione intergenerazionale. L’obiettivo è dare subito un significato alle azioni. Il senso della propria missione come rappresentante della PA è fondamentale, ancor più della leva economica che tra l’altro, dati alla mano, non pone la PA indietro rispetto al privato. Non lo è senz’altro dalle analisi che vedono i lavoratori delle nuove generazioni ricercare benessere e prospettiva nella propria progressione professionale”.

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