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L'INTERVISTA

PA digitale, Pacini (CSI Piemonte): “In house cruciali per la svolta 4.0”

Il dg della società: “Siamo pronti a mettere a disposizione i nostri asset strategici. Riuso e shared services le chiavi di volta”

26 Nov 2018

Federica Meta

Giornalista

Svolta 4.0 per CSI Piemonte. Il consorzio in house della Regione si candida a diventare punto di riferimento non solo per le amministrazioni del territorio, ma anche per tutta l’amministrazione italiana che vuole salire sul treno dell’innovazione. A delineare la strategia il dg Pietro Pacini.
Il consorzio ha da poco varato il piano strategico 2019-2021. Quali sono i pilastri?
Prevediamo una crescita dei ricavi a fine 2018 pari a 123 milioni, che diventeranno 138 da qui al 2021 grazie anche al lavoro per le aziende sanitarie regionali. Cruciale sarà l’assunzione di 50 giovani talenti, di cui 15 già assunti. Questi andranno ad animare, in qualche modo, i nostri competence center che saranno dedicati allo sviluppo di innovazioni 4.0 quali blockchain, IoT e big data. Inoltre daremo un ulteriore sprint al nostro programma di formazione.
In che modo?
Per rafforzare il know-how necessario all’innovazione prevista dal Piano, si avvierà un programma straordinario di formazione. Nel triennio le giornate annue complessive di formazione passeranno dalle circa 4.300 degli anni precedenti a circa 6.300, con un aumento quasi del 50%.
Come si inserisce il vostro Piano con la strategia triennale di Agid?
Puntiamo a rafforzare le sinergie con le piattaforme nazionali che sono il cuore del Piano Triennale, garantendo l’applicazione del modello di interoperabilità. Al contempo rafforzeremo ulteriormente l’adozione di logiche e software open source per facilitare il riuso da parte di altre amministrazioni dei nostri servizi. Tra l’altro il CSI è molto avanti su questo fronte, avendo la gran parte delle applicazioni del middleware in os. Indispensabile sarà anche rafforzare le collaborazioni con le in house delle altre Regioni.
Il CSI si candida a diventare Polo strategico nazionale.
Abbiamo un datacenter che oggi vale circa 20 milioni di euro e rispetta tutti i requisiti necessari per essere strategico a livello italiano. Tramite questa preziosa infrastruttura saremo in grado di erogare servizi pay-per-use a tutte le PA, non solo quelle del territorio piemontese, che ne abbiano bisogno. Gli investimenti in settori ad alta densità tecnologia, come appunto blockchain e IoT, nonché la messa a disposizione dei nostri asset sono orientati a sostenere la PA italiana alla svolta 4.0.
Il CSI rappresenta una società strategica anche per lo sviluppo culturale della Regione…
Gestiamo per conto della Regione 2.650.000 titoli librari, circa 5 milioni di pagine provenienti dai Giornali del Piemonte e dall’Archivio Storico della Stampa, 129.000 file multimediali tra immagini, fotografie e video, 70.000 oggetti digitali e 500.000 schede descrittive di beni museali e archivistici. Oggi per rendere ancora più efficace questa gestione puntiamo su advanced analytics, tecnologie big data e intelligenza artificiale.
Le in house stanno cambiando pelle: da sviluppatori di soluzioni Ict per le PA ad aggregatori di domanda qualificata. Come si inserisce il CSI in questa trasformazione?
L’obiettivo è rafforzare il nostro ruolo di system integrator per il comparto pubblico. Per fare questo siamo impegnati a utilizzare in misura più intensa il mercato nonché a fare rete con le altre organizzazioni: il riuso, la co-progettazione e gli shared services sono un esempio di questo impegno.
La ministra Bongiorno ha in qualche modo ribaltato la strategia per la PA digitale finora portata avanti: da un modello di digitalizzazione unico per tutti gli enti a una innovazione più su misura. Come giudica questa scelta?
Certamente il rispetto delle peculiarità è cruciale perché la digitalizzazione sia inserita nelle attività di back e front office. E in questo senso la capacità di “leggere” i territori che hanno le in house può essere preziosa.

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