PA digitale priorità strategica: "Ma serve una piattaforma di open gov" - CorCom

RECOVERY PLAN

PA digitale priorità strategica: “Ma serve una piattaforma di open gov”

FPA, ForumDD e Movimenta apprezzano le azioni delineate nel Piano ma avvertono: “Necessario coinvolgere il più possibile la cittadinaza nei processi di trasformazione”. E sulle competenze: “Rendere stabile l’investimento in formazione”

14 Gen 2021

Federica Meta

Giornalista

Il Recovery Plan rappresenta un buon punto di partenza per la volta digitale nella PA. Ma ora il Governo e il Parlamento devono imprimere una ancor più decisa azione in due direzioni: individuare e dare forza con tempestività alle amministrazioni pubbliche, dai ministeri fino ai piccoli comuni, che collaboreranno all’attuazione dei progetti, anche attraverso assunzioni mirate e con metodi innovativi; evidenziare per ogni progetto i risultati attesi (non solo le realizzazioni), mettendo le PA nelle condizioni di raggiungerli autonomamente, senza rendere indispensabili forme di assistenza tecnica.

È questa l’analisi di Forum Disuguaglianze Diversità, Movimenta e FPA che, nei mei mesi scorsi avevno partecipato attivamento al confronto sul Piano nazionale ripresa e resilienza (Pnrr), presentando una loro proposta. Che ora utilizzano come “lente” per analizzare il documento del governo.

“Pur nella definizione dei necessari passi da fare (la digitalizzazione, il rinnovamento generazionale, la formazione dei dipendenti, la nuova organizzazione del lavoro) – spiegano le tre organizzazioni – il Piano deve definire e focalizzarsi sui risultati attesi dai cittadini e dalle imprese nei termini di una disponibilità di servizi semplici, veloci e vicini; di un facile accesso ai dati del patrimonio informativo pubblico; di una maggiore efficacia delle amministrazioni nel realizzare tutte le missioni strategiche che il Piano prevede. In questo senso, se concordiamo sul punto che recita ‘La realizzazione degli obiettivi di crescita digitale e di modernizzazione della PA costituisce inoltre il presupposto per l’attuazione dei progetti previsti dalla Recovery e Resilience Facility (Rrf allo stesso tempo una chiave di rilancio del sistema paese’, mettiamo in guardia gli estensori dal ritenere la digitalizzazione un obiettivo autoconsistente e non invece uno straordinario e ineludibile strumento per attuare le politiche”.

Il digitale come abilitatore di politiche più efficaci dunque. In questo senso si apprezza la strategia sul patrimonio informativo pubblico basata su tre azioni chiave. “Rendere esplicito il principio che i dati prodotti dal processo di digitalizzazione sono ‘bene comune’ e indicare le modalità con cui questo principio potrà essere soddisfatto – spiegano – Esplicitare per tutti gli interventi di digitalizzazione che la bussola di riferimento è sempre rappresentata dal miglioramento della qualità del servizio per gli utenti, chiarendo, dove non lo sono, i risultati attesi. E, infine, negli importanti progetti relativi alla formazione (dei dipendenti e della cittadinanza) rendere esplicito che le competenze da costruire riguardano non solo il “come” utilizzare le nuove tecnologie ma gli “scopi” per cui farlo e i rischi insiti in utilizzi che possano determinare una de-umanizzazione dei servizi.

Nell’appello lanciato da FPA Movimenta e Forum Disuguaglianza e Diversità proponevano quattro azioni per la necessaria rigenerazione delle amministrazioni.

“Il Piano sembra cogliere appieno, in sintonia con la nostra prima proposta, l’assoluta necessità di basare le analisi dei fabbisogni di personale e competenze sulle missioni, e soprattutto di un rafforzamento della PA che preveda un massiccio rinnovamento generazionale con un progetto innovativo di reclutamento realizzato con bandi moderni, celeri, attenti alle competenze disciplinari e organizzative necessarie per le missioni strategiche e alla parità di genere nelle posizioni apicali – dicono le organizzazioni – E’ tuttavia necessario che le nuove forze che il piano prevede di assumere per realizzare le missioni strategiche ed ottenere i risultati desiderati siano parte integrante delle amministrazioni e non rischino di costituire nuovo precariato o amministrazioni parallele slegate dalla gestione ordinaria.

Altrettanto in sintonia con e posizione di FPA, Movimenta e Forum proposta è l’orientamento che le amministrazioni centrali e locali devono avere alle missioni strategiche. “E’ però importante che queste missioni siano chiaramente definite attraverso risultati attesi misurabili e condivisi allo scopo di individuare le diverse azioni di rinnovamento/rafforzamento delle strutture della PA chiamate a conseguirli – puntalizzano – minimizzando il ricorso a forme di supporto esterno, come quelle attivabili con l’assistenza tecnica, che non radicano competenze e capacità nella PA, rischiando, piuttosto, di perpetuarne la dipendenza dagli apporti esterni. È questo un passo ineludibile anche per utilizzare al meglio la spinta motivazionale che può venire dalla consapevolezza, da parte dei pubblici dipendenti, vecchi e nuovi, di partecipare a un progetto di rinnovamento e cambiamento del Paese, la sola che può unificare in questo progetto di cambiamento le diverse strutture, superando le barriere delle “competenze” e la segmentazione settoriale che imprigiona in compartimenti stagni la nostra amministrazione. Questo punto, la definizione chiara dei risultati attesi e misurabili per ciascuna delle 47 linee d’intervento, sembra essere una delle carenze maggiori del Pnrr”.

Necessario poi sottolineare l’importanza di individuare le filiere amministrative verticali che sono coinvolte in ogni linea d’intervento, non solo per orientare al meglio le azioni di rafforzamento, ma anche per definire più puntualmente i ruoli di ciascun pezzo della filiera, che deve sentirsi accomunato da un obiettivo unificante. “Questa assenza di specificazione unita all’assai frequente ricorso al bando come modalità di intervento sganciata da qualsiasi tentativo di programmazione, oltre a far emergere una debolezza/immaturità di visione strategica, lascia intravedere una collaborazione tra livelli centrali e livelli territoriali di governo, ancorata a vecchie logiche che non favoriscono il rinnovamento né dell’uno né dell’altro, né la rottura i dei silos amministrativi, né, infine, rendono possibile una valutazione dell’operato che superi i confini di ciascun ente”.

Sul fronte competenze a cui il Pnrr dedica un corposo capitolo, focalizzando l’attenzione su percorsi di upskilling e reskilling e sulla realizzazione di un sistema nazionale di certificazione e di accreditamento degli organismi di formazione, le tre organizzazioni avvertono: “È necessario però rendere stabile l’investimento in formazione (sin dal 2001 era stato fissato a non meno dell’1% della massa salariale) ed evitare di congelarla in schemi troppo rigidi che lascerebbero fuori la formazione tra pari, essenziale nella PA per lo scambio di buone pratiche, e le necessarie attività di mentoring e di tutoring che devono accogliere i nuovi assunti e che non hanno trovato per ora indicazioni nel piano”.

Ma il processi di riforma della PA in ottica digitale “non imparerà ad essere aperta e capace di collaborare con il Terzo Settore e le organizzazioni di cittadinanza attiva, imparando a confrontarsi con i destinatari degli interventi, per acquisirne conoscenze e preferenze, dando loro l’effettivo potere di orientare le scelte ed essere parte della loro realizzazione”. Di qui la necessità che il metodo partecipativo animi, assicuri monitoraggio e concorra attraverso la co-progettazione – oltre il 60% degli investimenti verrà attuata territorio per territorio da strutture amministrative decentrate – all’attuazione del Programma.

“Il Piano recupera la collaborazione con il Terzo settore solo nella quinta missione tesa all’inclusione e alla coesione, ma non considera questa dimensione come costitutiva di un’amministrazione condivisa – conclude – Preoccupa in questo contesto che, nell’ambito della rimozione e posponimento delle scelte in tema di governance del Piano, sia venuta meno ne attuale versione l’impegno per una ‘Piattaforma di Open Government per il controllo pubblico’ che avrebbe dovuto garantire un controllo diffuso sul piano stesso, sulla spesa, le realizzazioni e i risultati, vigilando sui tempi e sulle modalità di erogazione delle risorse destinate ai singoli progetti. Il fatto che il Ministro dell’Economia e Finanze abbia dichiarato che le parti sociali e la società civile, ‘da coinvolgere in un confronto da avviare subito dopo il Consiglio dei Ministri … avranno un ruolo centrale anche per la realizzazione e gestione ma anche per costruire un meccanismo di valutazione e controllo dei risultati’, ci fa augurare che l’impegno alla costruzione della Piattaforma sia immediatamente reiterato”.

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