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RIFORMA

PA e telelavoro, il governo guardi al processo civile telematico

La riforma punta a conciliare i tempi vita-lavoro con un nuovo ordinamento. Il più grande esperimento nel campo è quello che ha consentito l’abbattimento di costi di notifiche e comunicazioni per il ministero della Giustizia

21 Ago 2015

Michele Gorga

E’ legge la riforma della Pubblica amministrazione i cui contenuti, però, dovranno essere ancora fissati nei vari decreti legislativi attuativi. Sotto il profilo dell’innovazione digitale del lavoro pubblico è da segnalare il tentativo, non pienamente riuscito, sulla conciliazione dei tempi vita-lavoro con un ordinamento del telelavoro tutto da determinare e che potrebbe essere la grande occasione per poter sperimentare le conseguenze che il telelavoro potrebbe avere sulle politiche di spending review e di mobility city.

Per questa regolamentazione il governo dovrebbe trarre utili elementi da quello che è attualmente il più grande esperimento in atto di telelavoro pubblico-privato, ossia dal Processo Civile Telematico, metodica che ha ampiamente abbattuto i costi delle notifiche e delle comunicazione per il ministero della Giustizia e ridotto in modo significativo la Mobility in judicial settings for lawyers.

Tra le altre principali novità va segnalata l’Open Government ossia la riorganizzazione dei processi amministrativi che adesso andranno finalizzati a realizzare una maggiore efficienza ed economicità dell’amministrazione digitale e che si sostanzia nell’introduzione del diritto di accesso dei cittadini alle informazioni e ai dati della pubblica amministrazione, previsione che ricalca i principi contenuti nel Freedom of Information Act a livello internazionale.

Altro aspetto innovativo, che avrà immediate ricadute sulla necessità di una riorganizzazione degli Organismi Indipendenti di Valutazione (O.I.V.), per tutte le Pubbliche amministrazioni, è l’introduzione del concetto di sistema unificato e coordinato a livello nazionale per la misurazione e valutazione della performance. Anche questo necessiterà della costituzione di un Albo Nazionale di Professionisti, magistrati e funzionari della PA, dal quale le PA dovrebbero essere tenute, sulla base di sorteggio, a “scegliere” i componenti degli organismi indipendenti di valutazione evitando così la deplorevole prassi attuale della scelta dei “controllori” da parte dei soggetti “controllati”. Una metodica, quella qui auspicata, che introdurrebbe nel lavoro pubblico il “Work to Climb” e che consentirebbe la ricollocazione funzionaria dei dirigenti incapaci e la promozione delle risorse interne capaci e meritevoli.

Wi-fi, Spid, scuola, sanità e turismo digitale saranno tra i banchi di prova per il passaggio dalla semplificazione normativa esistente alla piena “delegificazione digitale” da attuare con la previsione di un Codice dell’Amministrazione Digitale contenente solo i “principi” per la regolamentazione tecnica. In quest’ottica vanno valutate anche le norme per il coordinamento informatico dell’amministrazione centrale, regionale e locale, già in capo all’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), che avrebbe dovuto già esercitare appieno e che ancora non esercita e che la riforma gli impone di esercitare sin da subito.

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