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Pec in crescita nella PA. Quasi 10mila le caselle attive

Secondo il ministro Brunetta questi “numeri sono destinati a crescere, soprattutto considerando la forte spinta che nelle prossime settimane sarà originata dal servizio di Pec gratuita per i cittadini”

23 Feb 2010

Nonostante le
lentezze
nell’adozione da parte degli ordini professionali,
il processo di diffusione della Posta elettronica certificata può
dirsi avviato. A confermarlo un
lettera del ministro della PA e Innovazione, Renato Brunetta,
dove si specifica che, ad oggi  “sono oltre 9.600 sono le
caselle attivate dalle amministrazioni centrali e locali; 75mila
quelle richieste dai cittadini nell’ambito della sperimentazione
avviata da Inps e Aci; supera il milione il numero di
professionisti che ha adempiuto all’obbligo di dotarsi di posta
elettronica certificata; sono 110 mila le imprese italiane che
hanno attivato un indirizzo Pec”.
“Questi numeri sono destinati a crescere – precisa Brunetta –
soprattutto considerando la forte spinta che nelle prossime
settimane sarà originata dal servizio di Pec gratuita per i
cittadini”.

Nella missiva il ministro invita dunque tutte le PA “ad adeguarsi
da subito alle previsioni di legge, così da garantire la piena
operatività del nuovo strumento”. Uno strumento prezioso  che
“offre la possibilità di creare un contatto immediato, di
semplificare i procedimenti, di ridurre i tempi di esecuzione, di
assicurare qualità ed efficacia al servizio pubblico riducendone i
costi”.

Palazzo Vidoni ha emanato una circolare
sull’utilizzo della e-mail certificata amministrazioni pubbliche
nella quale vengono chiarite le caratteristiche dello strumento e
dove si ricorda che  l’obbligo per le PA di dotarsi Pec è
stabilito dal Codice dell’amministrazione digitale (decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82) e successivamente ribadito dal
decreto legge 29 novembre 2008, n. 185 convertito, con
modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2.

“Con il decreto legislativo n. 150 del 27 ottobre 2009 (la
“Riforma Brunetta della Pubblica amministrazione”) al mancato
rispetto di tale obbligo è stato associata la possibilità di
sanzioni per i dirigenti inadempienti, ai quali non potrà essere
riconosciuta la retribuzione di risultato”, conclude il
documento.