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Pec, le attivazioni volano a quota 103mila

Superate le difficoltà dei primi giorni, quando il boom di richieste aveva mandato in tilt il portale. Tra le PA virtuose la Farnesina: dal 2009 attivi 240 indirizzi con risparmi per 400mila euro

03 Mag 2010

Sono 103mila i cittadini che hanno attivato una casella di Posta
elettronica certificata dal giorno di avvio del servizio lo scorso
26 aprile. A diffondere i dati una nota del ministero della PA e
Innovazione. Nel primo giorno di attivazione, il sito
www.postacertificata.gov.it aveva registrato circa 150mila contatti
a fronte di soli 15mila utenti che erano riusciti ad effettuare le
pratiche online necessarie. Il boom di richieste, infatti, aveva
mandato in tilt il portale e che lo aveva fatto funzionare a
singhiozzo anche nei giorni successivi.
"È stato raggiunto il numero massimo di connessioni.
Riprovare più tardi. Grazie", era il messaggio che appariva
sulla schermata.  Per superare l’empasse Poste Italiane e
Telecom Italia, provider della Pec pubblica, hanno potenziato le
funzionalità del sistema per snellire i flussi e velocizzare le
registrazioni.

Palazzo Vidoni fa inoltre sapere che aumenta di giorno in giorno il
numero di PA che si dotano di caselle Pec. Caselle che si possono
trovare sul sito www.indicepa.gov.it. Spulciando l'indice salta
subito all'occhio la situazione del  ministero per gli Affari
Esteri, che a oggi ha attivato indirizzi di PostaCertificat@ per
tutte le 34 strutture di livello dirigenziale nonché per 206
indirizzi uffici diplomatico-consolari all’estero su 235. Il
risultato raggiunto in termini di innovazione è frutto di un
percorso iniziato alle metà del 2009, quando il Mae ha
sensibilizzato l’intera rete diplomatico-consolare affinché la
trasmissione di documentazione verso la sede centrale avvenisse su
supporto digitale.

Il tradizionale invio per ‘corriere diplomatico’ ha assunto un
carattere sempre più residuale, essendosi infatti potenziata
sempre di più l’opera di digitalizzazione con conseguente
fortissima riduzione del consumo di carta. Basti pensare che dal
biennio 2008/2009 al biennio 2009/2010 le spese per il ‘corriere
diplomatico’ sono diminuite di oltre 400mila euro (45% del
totale). Nello stesso periodo, le spese di posta ordinaria si sono
ridotte a circa 465.000 euro (40% in meno rispetto al 2008) e il
trend sinora accertato lascia prevedere per il 2010 una spesa
complessiva vicina a 100mila euro, con un’ulteriore riduzione di
circa l’80%. Più in generale, il processo di dematerializzazione
al Mae ha consentito di risparmiare nel 2009 il consumo di circa
1,6 milioni di fogli di carta (l’equivalente di 21 alberi di pino
alti 15 metri).

Ma a raccontare della curiosità determinata dal nuovo servizio non
sono solo i numeri. Sotto i riflettori è finita anche una
lettera
inviata da un cittadino albanese, regolarmente
residente in Italia, al ministro Brunetta, nella quale si chiedeva
il perché la Pec non potesse essere usata anche dagli stranieri
(il Dpcm e il Dpr che la regolano stabiliscano la titolarità solo
ai cittadini italiani).
“Ma i 5 milioni di immigrati che lavorano, pagano le tasse, fanno
impresa e contribuiscono all’irrobustimento del Pil che il suo
governo deve gestire – ha protestato – non li prendete proprio in
considerazione? Ma come può parlare allora di meritocrazia,
integrazione e rispetto delle regole quando il governo discrimina
in prima persona?”.

Il ministro ha prontamente risposto. “E’ mia intenzione
modificare quanto prima questa situazione. Fin dai prossimi giorni
presenterò al Parlamento una modifica normativa che dia la
possibilità di usufruire del servizio a tutti coloro che,
lavorando onestamente, contribuiscono alla crescita del nostro
Paese. Inoltre, in attesa che cambino le norme, mi impegno fin
d’ora a individuare le soluzioni tecniche che siano in grado,
già dai prossimi giorni, di consentire il rilascio del servizio ai
residenti che non sono cittadini italiani”.