PUNTO DI VISTA

Riforma PA, la parola d’ordine è semplificazione

Il progetto del governo è ambizioso, ma perché funzioni è necessario snellire processi e normative

13 Lug 2014

Flavia Marzano, Stati Generali dell’Innovazione

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Vogliamo fare sul serio. L’Italia ha potenzialità incredibili. Se finalmente riusciamo a mettere in ordine le regole del gioco orniamo rapidamente fra i Paesi leader del mondo. Il tempo della globalizzazione ci lascia inquieti ma è in realtà una gigantesca opportunità per l’Italia e per il suo futuro. Non possiamo perdere questa occasione. Vogliamo fare sul serio, dobbiamo fare sul serio.” Così inizia la lettera del Presidente Renzi e della Ministra Madia, sul provvedimento di riforma della PA. Mettere in ordine le regole del gioco, questo è il punto, ma da dove partire? Dalla semplificazione. Il tema della semplificazione normativa riveste la massima importanza nel contesto delle iniziative volte a fornire al Paese le condizioni per la ripresa e per un significativo e sostenibile sviluppo. Proprio per questo motivo esso deve essere affrontato con strumenti, che risultino adeguati agli obiettivi. In particolare gli interventi estemporanei, volti a modificare un aspetto particolare di una norma particolare, nei fatti risultano troppo spesso addirittura controproducenti.

Esempi di quest’affermazione si potrebbero trovare facilmente nel cosiddetto “decreto semplificazione” (D.L. 5/2012 convertito con modificazioni dalla L. 35/2012). Ma il problema è generale, e si può ricondurre alla struttura stessa delle fonti normative: i provvedimenti che intervengono a modificare le norme rinviano necessariamente ai testi originari, duplicando di fatto la legislazione invece di ridurla. Inoltre molto spesso la natura disorganica delle modifiche ne rende difficile il raccordo con la restante normativa e apre spazi ad ambiguità interpretative, ponendo il cittadino e l’impresa, e la stessa Pubblica Amministrazione, nella necessità di porre quesiti e/o di rivolgersi ad “esperti”, che non raramente offrono soluzioni differenti aprendo la strada al contenzioso.

Esiste una via maestra per uscire da queste difficoltà e da questi rischi? La redazione di Testi Unici, che facciano letteralmente piazza pulita di tutta la legislazione precedente, offrendo una descrizione e un’interpretazione univoca e integrata delle disposizioni volte a regolare i comportamenti e gli adempimenti nei differenti ambiti di attività individuale e collettiva, privata e pubblica. Ovviamente la redazione di un Testo Unico è anche occasione insostituibile per semplificare realmente e radicalmente le procedure, eliminando le ridondanze e gli adempimenti che non risultino strettamente necessari.
A tale proposito basterebbe spesso trarre ispirazione dal modo in cui Paesi più efficienti del nostro hanno già affrontato gli stessi problemi, adottando le migliori pratiche già collaudate anziché “scommettere” su soluzioni innovative il cui buon esito resterebbe tutto da dimostrare.

Un’obiezione facile, ma non del tutto giustificata, alla richiesta di redazione di Testi Unici è quella relativa ai tempi e ai costi. In realtà iniziative di questo genere, come si è già visto in molti casi concreti (ad esempio nelle comunità del software libero), hanno la capacità di indurre una forte mobilitazione in tutti i portatori di interessi, e di suscitare l’attenzione “scientifica” e disinteressata di molti soggetti anche tecnicamente competenti nella stesura di nuove norme. Non sarebbe difficile, anche attraverso i canali istituzionali (Università) e quelli dell’associazionismo, creare gruppi di lavoro poco onerosi e molto efficienti che in un arco di tempo limitato (dell’ordine di pochi mesi) potrebbero in ciascun ambito produrre proposte sufficientemente mature da costituire la solida base per il vero e proprio intervento di semplificazione normativa. Ci proviamo? Noi siamo pronti.