STRATEGIE

Ripartenza, Patuanelli: “Sburocratizzare la PA digitale”

Secondo il ministro dello Sviluppo economico è cruciale rendere interoperabili i sistemi IT pubblici: “La partita della semplificazione si vince su questo campo”. Avanti tutta sul consolidamento dei data center e sulla migrazione al cloud

19 Mag 2020

Ripartire all’insegna della semplificazione della PA digitale. In un’intervista a La Stampa il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sottolinea l’urgenza di intervenire sui sistemi IT degli enti pubblici per rendere più interoperabili a livello centrale e locale. Secondo il ministro è questo un campo cruciale dove “si gioca la partita della sburocratizzazione”, una delle leva per far ripartire le opere pubbliche sulla scia del modello Ponte Morandi.

Razionalizzazione dei data center chiave di volta

La partita semplificazione si vince snellendo e razionalizzando le migliaiai di data center dislocati nelle amministrazioni centrali e locali. Il Piano Triennale 2019-2021 affida ad Agid e al Dipartimento per la Trasformazione Digitale il compito di coordinare interventi di razionalizzazione e consolidamento dei data center della PA. Il percorso prevede attraverso la progressiva dismissione dei data center obsoleti e inefficienti, con l’obiettivo di ridurre i costi di gestione delle infrastrutture IT in favore di maggiori investimenti in nuovi servizi digitali, mediante la migrazione verso il Cloud della PA.

Agid ha concluso il censimento del patrimonio Ict della PA con l’obiettivo di rilevare lo stato delle infrastrutture IT della PA e acquisire informazioni essenziali per dar vita al processo di razionalizzazione dei data center della PA italiana e di adozione del modello Cloud. Il censimento è stato condotto  su quasi mille amministrazioni per un totale di 1252 data center censiti.

Dei 1252 data center censiti 35 sono risultati candidabili all’utilizzo da parte del polo strategico nazionale; 27 sono stati classificati nel gruppo A  e dunque soggetti a razionalizzazione; i restanti 1190 sono stati classificati nel gruppo B e andranno progressivamente dismessi.

L’82% delle PA consultate ha dichiarato di possedere un data center di proprietà, il restante 18% ha detto di affidarsi a data center di terzi. Dal censimento è emerso che il 13% dei data center è stato realizzato prima del 1996, il 28% tra il ’96 e il 2005, il 46% tra il 2006 e il 2015, il 13% dopo il 2015. Il 64% dei data center censiti sono stati oggetto di un ultimo intervento di ammodernamento dopo il 2015, mentre il 36% prima del 2015. In base ai dati raccolti nella rilevazione, oltre il 42% delle PA afferma di aver già adottato servizi Cloud, il 22% di prevederne un prossimo utilizzo, mentre il restante 36% non ne ha ancora previsto l’adozione.

Le PA con data center classificati nel Gruppo B devono procedere alla dismissione di queste infrastrutture migrando verso il Cloud della PA, attuando quanto previsto nel manuale della migrazione in cloud pubblicato nell’ambito del Programma Nazionale di abilitazione al Cloud e consultando il catalogo dei servizi cloud qualificati da Agid.

Il cloud nella PA

La strategia Cloud della PA nasce per favorire l’adozione del modello del cloud computing nelle pubbliche amministrazioni italiane, in linea con le indicazioni della Strategia per la Crescita digitale del Paese e con le previsioni del Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2019 – 2021, e per qualificare servizi e infrastrutture cloud secondo specifici parametri di sicurezza e affidabilità idonei per le esigenze della PA. Si punta così al miglioramento dei livelli servizio, accessibilità, usabilità e sicurezza e alla garanzia di interoperabilità.

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“L’adozione dell’infrastruttura cloud – spiega Agid –  consente, infatti, di migliorare l’efficienza operativa dei sistemi Ict, di conseguire significative riduzioni di costi, di rendere più semplice ed economico l’aggiornamento dei software, di migliorare la sicurezza e la protezione dei dati e di velocizzare l’erogazione dei servizi a cittadini e imprese”.

La strategia cloud italiana prevede un percorso di qualificazione per i soggetti pubblici e privati che intendono fornire infrastrutture e servizi Cloud alla Pubblica amministrazione, affinchè queste ultime possano adottare servizi e infrastrutture di cloud computing omogenei, che rispettino elevati standard di sicurezza, efficienza ed affidabilità.

Agid ha tracciato le caratteristiche organizzative, di sicurezza, di performance e scalabilità, interoperabilità, portabilità e conformità legislativa a cui dovranno uniformarsi rispettivamente i fornitori di servizi cloud e di infrastrutture cloud.

I servizi cloud che rispondono ai requisiti di qualità fissati entrano così nel Catalogo dei servizi Cloud per la PA: su questa piattaforma tutte le pubbliche amministrazioni avranno la possibilità di informarsi sulle infrastrutture e i servizi qualificati da AgID.

A partire dal 1° aprile 2019 le PA possono acquisire esclusivamente servizi cloud qualificati che si aggiungono a quelli già disponibili a listino erogati nell’ambito del Contratto quadro Spc Cloud Lotto 1 fino alla scadenza del luglio 2021.

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