Sfida 4.0 per Inps, Lilla: "Intelligenza artificiale chiave per prevenire le frodi" - CorCom

L'INTERVISTA

Sfida 4.0 per Inps, Lilla: “Intelligenza artificiale chiave per prevenire le frodi”

Il dirigente ed esperto di fraud management delinea i punti salienti del progetto in fase sperimentale: “Abbiamo sviluppato una piattaforma di BI per identificare i comportamenti sospetti che potrebbero recare danno all’istituto”. I test, effettuati sulla falsa compensazione, hanno rilevato che in soli 20 giorni i soggetti “scovati” dal sistema hanno regolarizzato la propria posizione

04 Feb 2021

Federica Meta

Giornalista

Inps rilancia sulla trasformazione digitale di processi e servizi. In cantiere ci sono sei progetti che il presidente Pasquale Tridico ha illustrato in audizione alla Camera, per un valore complessivo di 290 milioni. Si va dall’utilizzo di tecnologie 4.0 per semplificare le procedure amministrative fino alla realizzazione del nuovo portale, passando per la creazione di un polo infrastrutturale integrato e iniziative basate su blockchain. In questo contesto di “fermento” si inserisce il piano anti-frode dell’istituto che ha scommesso su algoritmi e intelligenza artificiale per identificare i comportamenti scorretti.

I test sulla piattaforma di business intelligence, pilastro dell’iniziativa in fase sperimentale, hanno dimostrato che in soli venti giorni il 22% dei soggetti ha regolarizzato totalmente o in parte la propria posizione, senza costi per la pubblica amministrazione. Anzi, recuperando oltre un milione e mezzo di risorse e stabilizzando la tendenza all’emersione dalla frode.

Del progetto ne parliamo con Antonello Lilla, dirigente Inps ed esperto di fraud management, in occasione del Financial Crime & Compliance Forum dedicato alla prevenzione degli illeciti.

Lilla, con che obiettivo nasce il progetto contro i crimini finanziari?

Puntiamo ad un’alternativa al classico strumento, esclusivamente sanzionatorio che viene usato nella PA verso le aziende e che raggiunga risultati migliori.  Siamo partiti dal presupposto che, grazie ai big data, possiamo studiare i comportamenti dei nostri utenti fino ad arrivare a prevederne il comportamento con un certo margine di sicurezza. Stiamo investendo molto nella prevenzione. Siamo convinti che se le aziende vengono coinvolte in un percorso di comunicazione con l’istituto, anche tramite azioni persuasive, possano abbandonare il percorso fraudolento. Abbiamo effettuato test sulla frode della falsa compensazione su un campione di aziende ed ha avuto un esito molto positivo. Una volta a regime l’iniziativa potrebbe portare a recuperare miliardi di euro.

Che tipo di tecnologie avete utilizzato?

Possiamo contare su una banca dati enorme e utilizziamo big data e algoritmi. Abbiamo ricevuto un finanziamento Ue per creare un sistema di Business Intelligence volto a prevenire frodi e stiamo sperimentando una piattaforma dedicata, parallela a quella gestionale Inps, molto più rapida: con estrema velocità, questa seleziona algoritmi e i dati di milioni di utenti per individuare le transazioni a rischio frode.

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Quali le competenze coinvolte nell’iniziativa?

Competenze trasversali, il terreno di lavoro non è più appannaggio di soli amministrativi o informatici. Senza dubbio la base è quella, ma stiamo notando una crescente importanza delle competenze che possono mettere a disposizione psicologi ed esperti di neuromarketing, ad esempio. Inps è l’unico ente in Europa che assorbe previdenza e assistenza e possiede una banca dati enorme: questo ci dà un vantaggio competitivo di non poco conto. Lavoriamo estraendo prima un campione, che secondo noi potrebbe essere a rischio, e poi puntiamo sul fattore comunicazione. La tempistica è cruciale, se comunichiamo tempestivamente all’azienda la sospetta frode, siamo certi che la stessa opterà per un comportamento virtuoso.

Cosa ha dimostrato la sperimentazione?

Che solo una parte degli illeciti sono commessi da “grandi frodatori seriali”, attrezzati allo scopo. C’è una componente del comportamento fraudolento che possiamo definire “culturale”, che va quindi combattuta con strumenti culturali Non possiamo certo abdicare ad una funzione che ci è stata data per legge come quella sanzionatoria, ma stiamo intraprendendo anche altre strade ed azioni soft. Le azioni intraprese prevedono studi, analisi ed interpretazione dei dati e una serie di test. Abbiamo battezzato un team Inps per svolgere questi esperimenti e che analizza i target come, per esempio, quali sono le aziende più sensibili al “pungolo” e i driver.

Ci sono altri progetti di questo tipo in cantiere?

Sì assolutamente, stiamo lavorando all’identificazione dei driver e alle tipologie di aziende sensibili al pungolo nonché sui meccanismi che ci possono aiutare a migliorare l’esperimento. L’esperimento dovrà andare a regime. Nella primavera del 2021 ci sarà un impegno costante che mira a diventare un protocollo proprio alla luce dei dati che abbiamo elaborato. Infine abbiamo in cantiere anche un altro progetto anti-frode per quanto riguarda le imprese stagionali.

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