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Tripi: “L’Ict fondamentale per realizzare la società dell’inclusione”

Il delegato per il Coordinamento servizi e tecnologie di Confindustria lancia l’appello a istituzioni, università e imprese: “Bisogna promuovere i servizi di assistenza e monitoraggio e diffondere l’alfabetizzazione digitale alle persone con disabilità”

25 Nov 2010

"Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono
strumenti formidabili per aprire nuovi orizzonti della Società
della Conoscenza e per realizzare una Società dell’inclusione
anche per le persone con disabilità". Lo ha sottolineato
Alberto Tripi, Delegato per il Coordinamento Servizi e Tecnologie
di Confindustria in occasione del convegno inaugurale di
“Handimatica 2010”, la mostra in corso a Bologna a cura della
Fondazione Asphi che promuove l’integrazione delle persone
disabili attraverso l’uso dell’Ict.

Confindustria e Asphi sono profondamente convinti che la conoscenza
e l’innovazione rappresentino la “forza produttiva” più
importante per affermare i valori dell’inclusione e
dell’eguaglianza.

"Se consideriamo che circa l’80% delle persone con
disabilità ha un’età superiore ai 65 anni – sono oltre 2
milioni su un totale di 2,6 milioni – si intuisce quanto sia
difficile promuovere l’alfabetizzazione digitale presso questa
fascia di età, già in ritardo di innovazione nella popolazione
complessiva anche se negli ultimi anni i tassi di crescita della
diffusione delle tecnologie presso gli anziani hanno superato le
altre classi d’età", sottolinea Tripi. "Per questo –
continua – credo che l’attenzione delle imprese Ict debba
rivolgersi soprattutto a insistere nella promozione di servizi di
monitoraggio ed assistenza da remoto sul modello di quelli che si
stanno diffondendo nella telematica per il controllo dei pazienti
diabetici e cardiopatici".

Tripi lancia un appello "affinché le Istituzioni, le
Università, le imprese e le forze sociali ritrovino quella voglia
di innovazione e di “fare sistema” che può riempire di
contenuto il progetto di una società moderna, aperta e libera.
Soprattutto per quelli che per condizione naturale sono più deboli
e devono combattere una battaglia più dura per cogliere le
opportunità del lavoro e della vita".