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PUNTO DI VISTA

Vianello: “Agenda digitale, è ora di delegificare”

Meno leggi, cambio di personale e diversi criteri di valutazione le chiavi per rilanciare la PA digitale

21 Set 2013

Michele Vianello, Smart Communities Strategist

Quale strano Paese è quello che, per poter eliminare il fax nelle relazioni tra PA è costretto a legiferare? In fin dei conti utilizzare una mail al posto del fax dovrebbe essere una cosa del tutto naturale, di buon senso. L’eccesso di legificazione è ciò che genera sprechi e inefficienze nella PA, consentendo alle burocrazie di continuare a perpetuare il loro potere.
Lo dico con molta franchezza: è giunto il tempo che i processi organizzativi nella PA siano totalmente delegificati. Fatto salvo un tetto di risorse economiche certe, i modelli organizzativi di ogni singolo ente dovrebbero essere demandati alla responsabilità degli organismi politici o dei dirigenti, degli insegnanti, dei giudici eccetera. Ognuno di questi soggetti risponderebbe poi dei risultati economici e del livello di efficienza raggiunti.

Qualcuno continua a pensare davvero che l’Agenda Digitale italiana – ovviamente abbondantemente “legificata”- potrà mai affermarsi in presenza degli attuali modelli organizzativi? Qualcuno davvero pensa che la digitalizzazione della burocrazia sia la strada per uscire dallo sfascio in cui versa la Pubblica amministrazione?
Per far comprendere meglio il mio pensiero, ho riprodotto le fasi in cui si articola il “ciclo produttivo” di una amministrazione pubblica. Mi sono rifatto ad un Comune, ma altri enti seguono processi simili.
Prima dell’erogazione di un servizio ad un cittadino, si sommano in una ideale catena di montaggio:
– le attività di autoriproduzione della macchina e di autolegittimazione della struttura organizzativa;
– le attività orientate al controllo del rispetto della prassi, della procedura, dei regolamenti, delle leggi, della “forma”;
– le attività di costituzione dell’atto per consentire l’uso delle risorse economiche stanziate, secondo il principio in base al quale la Pubblica amministrazione si esprime attraverso “atti amministrativi”;
– le attività che consentono l’erogazione del servizio vero e proprio;
– infine, l’erogazione vera e propria del servizio, spesso affidata a soggetti terzi rispetto all’ente;

Ognuna di queste attività è rigorosamente separata dalle altre rispettando uno schema organizzativo “verticale”. Ogni struttura interessata al processo comunica, spesso in modo conflittuale, con altre strutture seguendo uno schema “verticale”. L’assieme delle strutture verticali viene a formare una sorta di “cubo destrutturato”.
Il momento della sintesi è rappresentato dalla delibera (l’atto finale) alla quale tutti arrivano seguendo percorsi paralleli, spesso conflittuali. In fin dei conti, che cosa rappresenta “il parere” di un ufficio, o di un settore che si esprime sul lavoro degli altri, se non una forma di “conflittualità contrattata?

Al vertice del cubo sono situate strutture di direzione generale (il Direttore Generale), di verifica della legittimità degli atti (la Segreteria Generale), le strutture di direzione e indirizzo politico (la Giunta). Per evidenti motivi questi tre “poteri” al vertice non sempre riescono a dare omogeneità all’azione del “cubo destrutturato”, che continua ad esprimere nelle proprie strutture una evidente autoreferenzialità. E poiché la “comunicazione” unidirezionale assume spesso caratteristiche di conflittualità tra le strutture verticali, l’attività di ogni dipendente tende ad annullare quella di un altro, ad assumere cadenze temporali indefinite ed indefinibili per gli utenti finali.

Nella logica autoriproduttiva del “cubo destrutturato”, il “tempo” e la “qualità del prodotto” – così come pretesi dal cittadino – sono fattori estranei, indipendenti, lasciati all’intermediazione politica.
Risulta evidente la differenza tra questa struttura organizzativa, ultima espressione del fordismo, e le strarodinarie potenzialità che Internet potrebbe esprimere? Ecco perché o si risolve questa contraddizione attraverso la delegificazione, un cambio generazionale del personale direttivo, e criteri di valutazione diversi del personale, oppure difficilmente la PA potrà ammodernarsi come richiesto ormai da qualche decennio.

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