Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Web-certificati: la firma digitale c’è o non c’è?

Mentre Palazzo Vidoni difende la procedura in linea con il Cad, l’Anorc torna al contrattacco: “Processo nato monco”. Intanto sfiorano i due milioni i documenti inviati online

01 Dic 2010

I certificati di malattia inviati online sfiorano i due milioni. A
darne conto lo stesso ministero della PA e Innovazione che rende
noti i dati Inps: solo nell’ultima settimana i medici hanno
inviato all’Istituto quasi 180.000 certificati (di cui 45.329
nelle ultime 24 ore), portando il numero complessivo dei documenti
trasmessi via web a 1.911.480.

A livello regionale, i certificati inviati online sono così
distribuiti: 738.869 in Lombardia, 263.288 nel Lazio, 152.534 in
Veneto, 106.110 in Campania, 105.795 in Sicilia, 104.096 in Emilia
Romagna, 73.502 nelle Marche, 50.769 in Piemonte, 48.642 in Puglia,
41.712 in Abruzzo, 38.997 in Toscana, 36.622 in Calabria, 36.427
nella Provincia di Bolzano, 20.682 in Liguria, 20.612 nella
Provincia di Trento, 18.095 in Sardegna, 15.873 in Umbria, 14.628
in Basilicata, 9.603 in Friuli Venezia Giulia, 8.054 in Valle
d’Aosta, 6.570 in Molise.

“Il processo di digitalizzazione in corso appare evidente se si
confrontano i certificati presentati in modalità cartacea
all’INPS nel 2009 con quelli inviati via web nel 2010 –
spiegano da Palazzo Vidoni – A livello nazionale, infatti, la quota
di certificati di malattia dei lavoratori privati Inps trasmessi
online sul complesso dei certificati acquisiti in modalità
cartacea nello stesso periodo del 2009 è passata dal 20% di
agosto, al 45% di settembre, al 56% di ottobre, al 57% di
novembre”.

La media regionale di medici di famiglia dotati delle credenziali
necessarie all'invio dei certificati con il nuovo sistema è
pari al 90%, secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle
Finanze. Sono abilitati tutti i medici di famiglia in Emilia
Romagna, Toscana, Lombardia, Friuli Venezia Giulia (dove viene
utilizzata la Carta Nazionale dei Servizi) e in Valle d’Aosta
(dove il PIN è stato consegnato al 100% dei medici). Il processo
di distribuzione dei Pin è praticamente completato in Veneto
(98%), nella Provincia di Bolzano (98%), nelle Marche (94%), in
Basilicata (94%), in Campania (94%), in Umbria (93%), in Calabria
(92%), in Piemonte (92%), in Sardegna (91%) e in Puglia (91%).
Seguono da vicino Abruzzo (con l’89% dei medici di famiglia
dotati di PIN), il Lazio (87%), la Sicilia (84%), il Molise (72%) e
la Provincia di Trento (71%). Rimane in ritardo la Liguria, con
solo il 47% dei medici di famiglia dotato di Pin.

I dati rilasciati oggi fanno seguito al
botta e risposta
sulla validità legale dei Web-certificati che
ieri ha visto protagonisti l’Anorc e lo stesso Brunetta. Secondo
il presidente dell’associazione che raccoglie gli operatori della
conservazione digitale, Andrea Lisi, tali documenti non avrebbero
alcun valore legale “poiché non siglati con la firma digitale
del medico”. La risposta dei tecnici di Brunetta non è si è
fatta attendere: “La procedura rispetta quanto prevista dal
Cad”.

Risposta che, però, sembra non aver convinto Lisi che oggi
ribadisce i suoi rilievi. In una nota inviata al Corriere delle
Comunicazioni il presidente Anorc ribadisce che “le precisazioni
che arrivano da Palazzo Vidoni non rassicurano per nulla su una
procedura che è nata monca, cioè senza firma digitale che è
l’unico sigillo informatico in grado di garantire a documenti
delicati come i certificati medici piena validità legale. Infatti,
la procedura, come confermata dai consiglieri di Brunetta, permette
solo un processo di autenticazione del medico senza consentire la
necessaria “sottoscrizione” del documento medico, il quale
viene così consegnato quale semplice pdf al cittadino/lavoratore
(e un pdf senza firma è come un foglio di carta senza
firma)”.

Per la Sit (Società italiana di telemedicina) “la nuova
procedura di trasmissione on-line dei certificati medici può
senz'altro rappresentare una prima tessera per
l'affermazione definitiva e capillare, su tutto il territorio
nazionale, di una sanità elettronica armonica e sostenibile, a
misura di medico e di cittadino. Alle semplici trasmissioni
telematiche dovrà però affiancarsi, quanto prima, la gestione di
referti e documenti sanitari digitali sottoscritti con firma
elettronica del medico o di altro operatore sanitario addetto. La
Sit ritiene pertanto che l'introduzione del nuovo canale di
comunicazione dei certificati on-line possa rappresentare un primo
valido passo verso un futuro prossimo di reale certificazione
sanitaria elettronica”.