L'APPROFONDIMENTO

Blockchain, la strategia italiana va affinata: resta aperta la questione Gdpr

La consultazione pubblica un’occasione per colmare alcuni gap. Servirebbe un focus sull’adozione dei modelli di business e di governance nei singoli ambiti di adozione. Da chiarire anche gli aspetti giuridici relativi agli smart contract. L’analisi dell’avvocato Francesco Rampone

25 Giu 2020

Francesco Rampone

Of counsel e responsabile del Team Ip/It La Scala

Nei giorni scorsi il Mise ha avviato la consultazione pubblica del documento “Proposte per la Strategia italiana in materia di tecnologie basate su registri condivisi e Blockchain“.

Il documento ha evidentemente sofferto qualche difficoltà nella fase di confezionamento finale, nel complesso è tuttavia una buona base per iniziare a discutere di un framework normativo che vada al di là del solo fintech, nonché per individuare obiettivi e impieghi destinati alla realizzazione di progetti Dlt.

Salvo alcuni passaggi sui quali senz’altro dovranno essere forniti molti chiarimenti (es.: §§ 2.5, 2.7, 2.10, 2.14 e 2.15), chiare e puntuali sono le raccomandazioni in tema di criptoattività e antiriciclaggio (§§ 2.12 e 2.13). Buono anche l’invito alla cooperazione internazionale (p. 4, punto 5) e alla partecipazione del progetto Ebsi (European Blockchain Services Infrastructure) e alle nuove opportunità offerte dalle applicazioni di Ssi (Self Sovereign Identity) che incideranno in modo significativo nel rapporto provider-utente e apriranno opportunità di business molto interessanti (pp. 11 e 27). Ottimo e ben articolato è anche tutto paragrafo sulle prospettive di impiego dei registri distribuiti nella Pubblica Amministrazione (§ 2.22).

Dove invece il rapporto appare davvero carente è nella mancanza dei casi d’uso, ovvero nella prospettazione puntuale e ragionata dei settori industriali a maggior vocazione blockchain. Salvo poche eccezioni, è stato infatti prodotto solo un breve elenco, senza fornire alcun elemento di valutazione delle scelte fatte o alcun chiarimento circa l’architettura, gli stakeholder o i datamodel che dovrebbero essere impiegati. A tale livello di approfondimento, il contributo si riduce ad una mera lista di possibilità applicative, non diversa dalle tante che si trovano in rete.

Si è così persa l’occasione di fare un po’ di chiarezza su cosa fa e, soprattutto, cosa non fa la blockchain, suggerendo per ciascun ambito produttivo l’adozione di modelli di business e di governance che diano giustificazione all’impiego di soluzioni Dlt, magari citando esempi di successo, anche all’estero.

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Altra carenza rilevante del rapporto è l’analisi giuridica della strategia. Quel che spicca è che sia stato ignorato il tema Gdpr, di capitale importanza in un ecosistema blockchain. Altrettanto trascurato è l’argomento smart contract che ha tenuto banco per mesi dopo l’introduzione dell’art. 8-ter Decreto Semplificazioni 2018 (D.L. 135/18). I rilevanti problemi che esso pone in termini di operatività con il nostro ordinamento avrebbero meritato almeno un cenno.

Infine, sarebbe stata più che opportuna una raccomandazione sui modelli di corporate governance e di partnership pubblico-privato, anche alla luce del fatto – anch’esso trascurato – che l’implementazione delle caratteristiche peer-to-peer connesse alle soluzioni Dlt, implica il più delle volte un passaggio a forme di collaborazione tra soggetti normalmente concorrenti.

Quel che emerge è che il rapporto appare come il frutto del contributo autonomo e disgiunto di gruppi di lavoro che sono forse rimasti troppo confinati nel rispettivo dominio professionale. Lo studio della blockchain necessita invece di un approccio “olistico”, di un confronto costante e laico che metta insieme una visione generale del fenomeno – anche a tratti utopica se vogliamo – con il pragmatismo di chi è consapevole degli assetti istituzionali e ordinamentali dello stato e sia in grado di tracciare un percorso concreto (anche nella forma di linee guida di indirizzo generale per l’azione di governo) che il legislatore e le istituzioni potrebbero intraprendere nei prossimi anni per favorire lo sviluppo di soluzioni Dlt.

Il documento è ora in consultazione al pubblica e senz’altro non mancheranno le osservazioni e le proposte di modifica. Tutto ciò non potrà che arricchire il dibattito e preparare il terreno per una più incisiva partecipazione del nostro paese alla strategia europea.

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