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L'ULTIMATUM

Braccio di ferro sulla privacy: l’Agcom russa chiede il bocco di Telegram

L’agenzia Roskomnadzor chiede ai giudici di impedire l’utilizzo del servizio di messaggistica, che avrebbe rifiutato di fornire alle autorità le chiavi per decrittare i messaggi. Nei giorni scorsi la Corte suprema aveva bocciato il ricorso della società

06 Apr 2018

Nuova puntata della guerra tra le autorità russe e Telegram: oggi Roskomnadzor, l’agenzia statale per il controllo delle telecomunicazioni, ha chiesto ai giudici del tribunale distrettuale Tagansky di Mosca di bloccare il servizio sul territorio russo, dopo che il 20 marzo la Corte suprema locale aveva respinto il ricorso di Telegram contro la richiesta di fornire agli inquirenti dei servizi di sicurezza le chiavi di accesso per decrittare i messaggi che viaggiano sulla piattaforma di instant messaging. Una richiesta che, secondo la società, avrebbe violato i diritti degli utenti.

Il braccio di ferro sulla privacy va avanti da tempo: sa da una parte infatti le autorità locali accusano Telegram di “ospitare” estremisti che non vogliono essere intercettati, dall’altra il sevizio di messaggistica istantanea ha fatto proprio di questa difesa a oltranza della privacy il proprio tratto distintivo fin dalla sua nascita, proponendo come valore aggiunto per i propri utenti la totale sicurezza e riservatezza delle comunicazioni.

Alla richiesta di Roskomnadzor di fornire le chiavi per poter leggere il flusso di messaggi scambiati sula piattaforma, che risale a un paio di settimane fa, la società fondata dal russo Pavel Durov non ha mai risposto ufficialmente, facendo trapelare una versione ufficiosa secondo cui sarebbe “tecnicamente impossibile” esaudire le richieste dell’agenzia Fsb. Per questo, scaduto l’utimatum di 15 giorni posto dall’authority dopo il pronunciamento della Corte suprema, è scattata la denuncia, con l’obiettivo di “limitare l’accesso alle risorse d’informazione di Telegram Messenger sul territorio della Federazione russa”

In vista dell’eventuale blocco di Telegram sono arrivate agli utenti russi anche le indicazioni su come farne a meno, per voce del consigliere del presidente russo per lo sviluppo di Internet, Herman Klimenko, che caldeggia il passaggio a Icq Messenger, piattaforma gestita da Mail.ru Group: “E un software di messaggistica a tutti gli effetti – spiega all’agenzia di stampa Interfax – assolutamente non inferiore a Telegram dal punto di vista dell’utente medio”.

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