PRIVACY

Controllo dei dati in cambio di sicurezza? Ok per il 62% degli italiani

Secondo la ricerca “Focus sulle Paure digitali” il 59% degli utenti ritiene che i suoi dati siano controllati da aziende per la pubblicità online

25 Giu 2020

Antonio Dini

Un italiano su due considera insicuri i dati sui suoi dispositivi digitali. È quanto emerge dalla ricerca “Focus sulle paure digitali” dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza Demos&Pi – Fondazione Unipolis, presentati nel corso dell’evento online “Data Vision & Data Value” organizzato dal Gruppo Unipol. Il sondaggio ha inoltre registrato che un italiano su tre non accede mai al web, mentre il 23% è sempre connesso.

La paura per i propri dati si stempera però se si parla di e-commerce. Il 68% degli utenti, infatti, si dice convinto che utilizzare la propria carta di credito o il proprio account di home-banking per fare acquisti in rete sia al riparo da brutte sorprese. Il discorso cambia se si guarda al controllo sociale. Qui gli italiani sono timorosi: il 62% pensa infatti che Governo o comunque un’autorità giudiziaria controllino almeno in parte le loro attività in rete, ma lo accettano in nome della sicurezza, sia personale che pubblica. Il 49% degli italiani descrive i controlli da parte delle istituzioni come una garanzia per i cittadini, mentre il 28% denuncia i rischi per la privacy

Se si parla di tracciamento online a fini commerciali invece l’azione delle aziende di questo settore viene percepita come molto più invasiva. Quasi tre italiani su quattro (74%) pensano che almeno una parte del “traffico” di dati digitali sia monitorata da imprese pubblicitarie, compagnie tecnologiche o aziende di altro tipo. Il 43% pensa che tutti i contenuti veicolati attraverso il proprio dispositivo in rete, o quantomeno la maggior parte, siano controllati da questi attori. A cambiare radicalmente è la valutazione del motivo e delle conseguenze del controllo: per il 59% si tratta di un rischio per la privacy.

La sicurezza digitale è al centro del pensiero degli italiani: secondo la ricerca il 44% del campione teme per la sicurezza della sfera digitale. L’indice tocca i livelli più elevati nelle componenti adulte della popolazione: è infatti superiore al 50% nella fascia compresa tra i 45 e i 64 anni. In modo coerente con i tassi di utilizzo del web, l’insicurezza digitale secondo la ricerca riguarda anzitutto le persone di istruzione medio-alta.

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Dal punto di vista della categoria socio-professionale, i livelli più elevati si osservano tra i lavoratori autonomi e gli imprenditori (55%), tra i liberi professionisti (51%) e tra i tecnici, impiegati, dirigenti e funzionari (50%), ossia in quei settori che si affidano alla rete anche per ragioni di lavoro.

Ancora, nella ricerca si osserva un livello più alto nelle regioni del Mezzogiorno (49%), rispetto alle altre aree del Paese. I due aspetti che preoccupano con maggiore frequenza riguardano “la sicurezza dei dati su Internet” (il 27% degli intervistati) e che “qualcuno possa controllare o impossessarsi delle informazioni su acquisti o operazioni bancarie su Internet” (24%).

La fruizione della rete, infine, secondo la ricerca avviene per tenersi in contatto con le altre persone attraverso i social o la messaggistica digitale: è questa la principale ragione (64% degli intervistati) per cui gli italiani utilizzano la rete. L’altra grande funzione della rete (69% del campione), la quale anch’essa ha giocato un ruolo fondamentale nella fase della pandemia, rimanda alla dimensione informativa.

Nel corso degli ultimi anni è cresciuta in modo significativo la componente dei cittadini “in rete”, nonostante ciò, ad oggi, un terzo della popolazione italiana in età adulta non accede mai al web: in particolare, le quote più elevate di persone disconnesse si osservano tra le donne (32%), i soggetti con basso livello d’istruzione (76%), i pensionati (52%) e le casalinghe (55%). Il 73% degli intervistati accede, anche in modo saltuario, a Internet e, tra questi, il 23% è always-on, dato che tocca il suo massimo tra i liberi professionisti (54%) e gli studenti (49%).

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