IL CASO

Data protection, maxi-multa da oltre un miliardo per la cinese Didi Chuxing

La Cyberspace Administration of China ha inflitto al colosso del car sharing una sanzione da 8,026 miliardi di yuan, pari a 1,16 miliardi di euro: “Violate le leggi sulla sicurezza della rete, sulla sicurezza dei dati e sulla protezione delle informazioni personali”

21 Lug 2022

Domenico Aliperto

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Didi Chuxing, il colosso cinese del car sharing, deve pagare una sanzione da 8,026 miliardi di yuan (1,16 miliardi di euro) per violazioni alle leggi sulla sicurezza dei dati. A comunicarlo è la Cyberspace Administration of China. “Didi Global ha violato la legge sulla sicurezza della rete, la legge sulla sicurezza dei dati e la legge sulla protezione delle informazioni personali con fatti chiari, prove conclusive, circostanze gravi e cattiva natura”, si legge nella nota diffusa dai media cinesi, nella quale si aggiunge che due alti dirigenti – Cheng Wei, presidente e Ceo di Didi Global, e Liu Qing, presidente di Didi Global – sono stati multati ognuno per un milione di yuan (oltre 144 mila euro).

Gli illeciti contestati alla società

La sanzione amministrativa contro Didi è stata inflitta “al fine di prevenire rischi per la sicurezza dei dati nazionali, mantenere la sicurezza nazionale e tutelare gli interessi pubblici“, si legge nella nota emessa dalla Cyberspace Administration of China. L’ente a vigilanza di Internet dichiara di avere svolto “indagini, inchieste e raccolta di prove tecniche, e ha ordinato a Didi di presentare materiali di prova pertinenti, condurre verifiche e analisi approfondite dei materiali di prova”.

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In totale, sono 16 gli illeciti commessi da Didi, che riguardano principalmente la raccolta illecita di informazioni su centinaia di milioni di utenti, anche con l’utilizzo della tecnologia per il riconoscimento facciale, e sui loro familiari. Didi, inoltre, è accusata di svolgere “attività di trattamento dei dati che incidono gravemente sulla sicurezza nazionale” e altre violazioni di leggi, tra cui il “rifiuto di soddisfare i chiari requisiti delle autorità di regolamentazione” e di avere eluso la supervisione. “Le operazioni illegali di Didi hanno comportato seri rischi per la sicurezza delle principali infrastrutture informatiche e della sicurezza dei dati del Paese”, nel giudizio della Cyberspace Administration of China.

Lo svolgimento del caso

Le indagini su Didi erano cominciate a luglio dello scorso anno, poco dopo il debutto a Wall Street del gigante delle auto a chiamata. Pechino aveva ordinato la rimozione della app di Didi – e di altre 25 app di aziende controllate dalla stessa – da tutti gli app store in Cina e avviato indagini sulla sicurezza dei dati sulla base di preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale. La Cyberspace Administration of China aveva anche operato una stretta sui colossi della tecnologia che intendono quotarsi all’estero, rendendo più difficile l’approvazione delle Ipo e la raccolta di fondi negli Stati Uniti, con un rafforzamento della supervisione sui giganti della tecnologia che possiedono dati di almeno un milione di utenti, una soglia bassissima in un Paese di oltre 1,4 miliardi di abitanti, e con più di un miliardo persone che naviga su Internet (oltre 1,03 miliardi a dicembre 2021, secondo dati diffusi dal China Internet Network Information Center).

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