Facebook, rispunta il caso Cambridge Analytica: troppi 5 miliardi per chiudere la partita? - CorCom

IL RICORSO DEGLI AZIONISTI

Facebook, rispunta il caso Cambridge Analytica: troppi 5 miliardi per chiudere la partita?

Il cda chiamato a rendere conto sul maxi esborso. La società avrebbe alzato la posta più del dovuto, addirittura superando il massimo previsto per legge in caso di condanna

11 Feb 2021

Patrizia Licata

giornalista

La multa da 5 miliardi di dollari che Facebook ha pagato negli Stati Uniti per chiudere il caso Cambridge Analytica potrebbe essere stata esorbitante, superiore di 4,9 miliardi al massimo previsto dalla legge per le violazioni sui dati personali. Il sovrapprezzo sarebbe legato al fatto che l’accordo raggiunto con la Federal  trade commission includeva la protezione del ceo Mark Zuckerberg dalle eventuali responsabilità penali.

È quanto ha riconosciuto un giudice della Court of Chancery del Delaware, dando ragione gli azionisti di Facebook e ordinando al Cda di fornire più dettagli sulla decisione di offrire tale cifra alla Federal trade commission (Ftc) per evitare la causa sul presunto abuso dei dati degli utenti americani della sua piattaforma e giustificare il prezzo pagato per tutelare Zuckerberg.

Il Cda dovrà giustificare l’accordo

Il vice cancelliere Joseph Slights della Court of Chancery ha deciso sulla base di  un “white paper” preparato dallo studio Gibson Dunn che sta fornendo consulenza al Cda dell’azienda di Menlo Park. Gli avvocati sostengono che la multa massima che si prospettava per Facebook era di 104 milioni di dollari.

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I documenti finora prodotti non spiegano in alcun modo perché Facebook, per chiudere la causa, abbia dovuto pagare molto più della penalità massima prevista per la violazione (almeno apparente) contestata”, ha scritto Slights nella sentenza riportata da Reuters. Gli azionisti, ha proseguito, “hanno ragione nel chiedersi se le comunicazioni interne tra i fiduciari di Facebook possano far luce sulle motivazioni del board a questo riguardo”.

Col patteggiamento raggiunto da Facebook a luglio 2019 l’azienda ha evitato la causa per non aver protetto la privacy dei suoi utenti (violando un precedente accordo con la Ftc). Il social non ha mai ammesso alcuna colpevolezza.

Saranno rese note le email interne

Joel Fleming, legale che rappresenta gli azionisti di Facebook, ha detto a Slights durante un’udienza tenutasi l’anno scorso che, prima di arrivare a contestare in tribunale il patteggiamento con la Ftc, gli azionisti vogliono sapere “se qualcuno ha pensato di chiedere alla Ftc se la cifra del patteggiamento sarebbe stata ben diversa se Zuckerberg fosse stato riconosciuto personalmente responsabile”.

Slights non ha acconsentito alla richiesta di Fleming di rendere noti documenti che Facebook ha definito “protetti dal vincolo di segretezza” degli avvocati del social media. Il giudice ha invece ordinato a Facebook di consegnare le comunicazioni elettroniche non coperte da obbligo di riservatezza e dalle quali, sostiene Slights, gli azionisti potranno estrarre le informazioni che cercano.

Il caso Cambridge Analytica

L’indagine della Ftc è stata aperta a marzo 2018 in seguito allo scandalo Cambridge Analytica, l’ormai defunta società di marketing politico che ha catturato tramite una app su Facebook i dati di 87 milioni di utenti della piattaforma social senza il consenso degli interessati. Per l’agenzia federale Usa, con poteri sia di vigilanza antitrust che di protezione dei consumatori, il caso rappresenta una grave violazione di un precedente accordo raggiunto con Facebook nel 2011 proprio sulla tutela della privacy.

I legali delle due parti si sono impegnati in un patteggiamento extragiudiziale. Fin dall’inizio è risultato chiaro che la sanzione una sarebbe stata compresa fra i 3 miliardi e i 5 miliardi di dollari.

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