L'INDAGINE ANTITRUST

Facebook vince (per ora) contro la Ue: “Violata la privacy dei nostri dipendenti”

Il social media ha fatto causa alla Commissione Ue nell’ambito dell’inchiesta di Bruxelles e ottenuto dal Tribunale Ue uno stop temporaneo alla consegna dei documenti richiesti: il giudice vuole verificare le tutele sui dati sensibili

28 Lug 2020

Patrizia Licata

giornalista

Facebook, l’Europa e la privacy: le parti si ribaltano e questa volta è il colosso americano dei social media ad aver fatto causa (e temporaneamente vinto) alla Commissione europea per violazione di dati riservati.

La Commissione ha avviato due indagini antitrust contro Facebook e, per raccogliere le informazioni necessarie, ha chiesto all’azienda di Mark Zuckerberg di fornire documenti interni che includono 2.500 frasi chiave specifiche. Facebook ha replicato che ciò implica consegnare alla Commissione Ue dati altamente sensibili e ha presentato ricorso presso il Tribunale dell’Ue, ottenendo uno stop provvisorio alla richiesta degli investigatori Ue, riferisce Bloomberg.

L’esecutivo europeo ha a sua volta fatto sapere che difenderà la sua richiesta in tribunale e che le indagini sul presunto comportamento anti-competitivo di Facebook vanno avanti, come riportato dai media britannici.

“Richiesti documenti irrilevanti ma con dati sensibili”

Nel dettaglio, la Corte generale dell’Ue ha sospeso la richiesta della Commissione europea di consegnare informazioni che includono dati che Facebook definisce “personali” e “altamente sensibili”.

Nel suo ricorso, il social media americano ha contestato l’ampiezza della richiesta dell’Ue. “Stiamo collaborando con la Commissione e ci viene chiesto di consegnare centinaia di migliaia di documenti”, ha dichiarato Tim Lamb, competition lawyer di Facebook.

“La vastità eccezionale delle richieste della Commissione significa che ci verrà imposto di fornire documenti per lo più irrilevanti, che nulla hanno a che vedere con le indagini della Commissione, ma che includono informazioni personali molto sensibili, come i dati medici dei nostri dipendenti, documenti finanziari personali e informazioni private sui congiunti dei nostri dipendenti”, ha spiegato Lamb.

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Un portavoce di Facebook ha sottolineato che l’azienda non sta cercando di mettere in stallo le indagini e che è finora ha mostrato grande disponibilità a fornire informazioni a Bruxelles. Ma la richiesta dell’Ue di qualunque documento che include frasi come “big question”, “shut down” e “not good for us” potrebbe costringere Facebook a fornire persino valutazioni riservate sulla sicurezza dei suoi quartieri generali californiani.

Facebook ha aggiunto di aver proposto agli investigatori della Commissione di visionare i documenti sensibili e “irrilevanti”  in una viewing room blindata dove non si possono effettuare copie del materiale, ma la proposta sarebbe stata finora respinta da Bruxelles.

La sentenza del Tribunale Ue

La Commissione europea ha avviato un anno fa una valutazione antitrust su Facebook e l’utilizzo dei dati raccolti dalle app di terze parti, all’interno di una più vasta indagine sui colossi americani del web e la loro condotta in termini di rispetto della concorrenza. Inchieste sono aperte anche su Amazon e la raccolta dei dati dei venditori sul suo marketplace, e su Apple e il suo negozio di app. La Commissione può, all’interno di queste indagini, chiedere di consegnare documenti in cui compaiono certe parole chiave.

Nel caso di Facebook, però, il presidente del Tribunale lussemburghese, Marc van der Woude, ha affermato che, benché le richieste dell’Ue “possano inevitabilmente includere informazioni personali, è importante garantire il trattamento confidenziale di tali informazioni, specialmente quando queste informazioni, a prima vista, non sembrano avere alcun legame con la materia oggetto di indagine da parte della Commissione”.

Il Tribunale europeo dovrà verificare quali tutele della privacy sta adottando la Commissione nelle sue indagini. Di qui la sospensione preliminare, necessaria per “scongiurare una situazione in cui il materiale contestato è reso pubblico in violazione del diritto fondamentale alla privacy dei manager e dei dipendenti” di Facebook.

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