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L'INTERVISTA

Fusione Agcom-Privacy, Cambini: “In linea prospettica Autorità sul digitale sarebbe importante”

Secondo il docente del Politecnico di Torino l’orizzonte però si dovrebbe allargare: sul tavolo non solo le questioni legate a reti e dati, ma anche gli impatti dell’Intelligenza Artificiale in tutte le sue sfaccettature

05 Feb 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

“Un’idea senza dubbio interessante ma complicata da mettere in pratica in tempi brevi”. Carlo Cambini, professore del Dipartimento Digep del Politecnico di Torino accoglie con favore la proposta avanzata dal Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni di fondere Agcom e Garante Privacy per dare vita ad un’Authority unica sul digitale.

Professor Cambini, come la vede in dettaglio?

Il dato sta diventando sempre più centrale nei processi economici e giuridici e sempre più lo sarà. Gli aspetti di gestione dei dati sono sia economici sia giuridici. Economici, perché chi controlla i dati che hanno un notevole valore economico, può cederli a terzi, e quindi nasce il tema di come e se regolare l’accesso a tali informazioni. Giuridici, perché la privacy è un diritto fondamentale che deve essere tutelato. È evidente che sul primo punto Agcom ha più competenza, dato che sulle problematiche di accesso (alle reti fisiche) è da sempre intervenuta; sul secondo punto è il Garante della Privacy ad avere indubbia autorità. Ma vedo una forte complementarietà tra le due, con le dovute – ovviamente – competenze specifiche. I contro di una tale operazione sono ovviamente nel creare un’unica Autorità molto grande che per funzionare in modo ottimale dovrebbe dotarsi di procedure snelle, un board super qualificato e suddivisione interna di competenze, non facile da avere in Istituzioni pubbliche.

Che ne pensa del rischio di “ridimensionamento” del ruolo della privacy, come ipotizzato da qualcuno?

Non lo credo possibile. Oggi il tema della privacy è fondamentale per ogni cittadino del mondo ed è al centro del dibattito mondiale, sia giuridico sia economico. Da questo punto di vista io in realtà vedrei esattamente l’opposto, ossia una ancor maggiore importanza della privacy e del dato combinando gli aspetti più prettamente giuridici del problema con quelli economici, forse oggi meno oggetto di attenzione.

Secondo lei è corretto intervenire sul tema delle aggregazioni di Authority? È arrivato il momento di una grande Authority sul digitale?

Perché no! Forse i tempi non sono ancora maturi per una immediata decisione in tal senso, ma in linea prospettica senza dubbio una Autorità sul digitale sarebbe importante e dovrebbe considerare non solo i problemi delle infrastrutture di comunicazione e i dati, ma anche gli impatti dell’Intelligenza Artificiale in tutte le sue sfaccettature. Sono tutti aspetti fortemente complementari tra loro. Sarebbe utile iniziare ad avere quantomeno tavoli di lavoro congiunti sui vari temi. Non che adesso non vi siano, senza dubbio, ma oggi sono per lo più volti a portare avanti analisi di contesto, non a vere e proprie Delibere o interventi regolatori. Vedrei bene invece tavoli di lavoro su tematiche interconnesse tra loro, in cui i temi giuridici si mischiano a quelli economici e a quelli – ancor più importanti secondo me – comportamentali. Si tende infatti a dare troppo poco peso a come l’utente usa le nuove tecnologie, spesso senza sapere che impatto possono avere sulle sue scelte future. Per questo una “unità integrata” con economisti, giuristi, data scientist sarebbe fondamentale quantomeno per iniziare.

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