L'INTERVISTA

Data economy, Panetta: “Nuove sfide per le aziende, va rafforzata la figura del Dpo”

“Nel nostro Paese manca ancora un’adeguata consapevolezza del ruolo pivotale del data protection officer” evidenzia l’avvocato fra i massimi esperti di diritto delle nuove tecnologie. “Serve un cambio di mentalità, funzione di controllo e consulenza è determinante”

Pubblicato il 07 Feb 2023

rocco panetta

Pubblicità personalizzata, paywall, nuove norme europee, primi avvisaglie concrete dell’intellgenza artificiale e rivoluzione per i Dpo (data protection officer). Sono questi alcuni dei temi che contraddistingueranno il 2023 secondo l’avvocato Rocco Panetta, tra i massimi esperti a livello nazionale e internazionale di diritto delle nuove tecnologie e Country leader per l’Italia dell’International Association of Privacy Professionals.

Avvocato Panetta, negli utili mesi Meta è stata oggetto di sanzioni record: che cosa sta succedendo?

Tutto ruota attorno a un tema caldissimo per molte aziende: la scelta della base giuridica per la personalizzazione della pubblicità. I grandi player stanno optando tra consenso, legittimo interesse e adempimento contrattuale. Meta ha scelto quest’ultimo, sostenendo che la personalizzazione di advertising e contenuti sia il servizio che l’utente vuole dalla piattaforma, e per poterglielo fornire è necessario conferire i propri dati. Il consenso contrattuale, anche se può sembrare simile a quello c.d. privacy, si differenzia in questo caso perché sarebbe necessario e non più facoltativo, mentre nel primo caso il consenso darebbe all’utente la possibilità di negare tale consenso, pur continuando a usufruire del servizio. Secondo i Garanti europei, invece, tale scelta non corrisponde al requisito di necessità previsto dal Gdpr e dunque, per come è impostato ora, necessita di una revisione. Al di là del caso Meta, questa decisione ci mette di fronte a un fatto innegabile: in assenza di quei dati e del modello della pubblicità profilata, l’intero sistema economico che garantisce la libera fruizione di internet si trova davanti a un grosso iceberg.

In Italia la vicenda paywall è ancora sotto la lente del Garante. Quali sviluppi dobbiamo attenderci?

La questione non è tanto diversa. Alcuni giornali ritengono che i lettori che non vogliano consentire alla profilazione debbano abbonarsi o pagare un obolo per leggere i contenuti gratuiti del giornale. Sulla bilancia, qui come nel caso precedente, ci sono due diritti fondamentali: da un lato, il diritto alla protezione dei dati e, dall’altro, la libertà d’impresa. Anche i giornali, come i social network, alla mente degli utenti sono considerati quasi un diritto, ma non dobbiamo scordarci che entrambe queste realtà sostengono costi enormi, che in qualche modo devono essere pagati, se non con la pubblicità profilata, allora con un abbonamento. Non è una decisione facile, perché l’impatto che avrà è quello di un cambio di paradigma. Credo che alla base di tutto, però, ci sia la consapevolezza. Riprendendo le parole di Guido Scorza, membro del Collegio del Garante, è indubbio che per la prima volta, con questa scelta dei giornali, il lettore si renda conto che i suoi dati hanno un valore. L’importante sarà allora mantenere l’equilibrio tra diritti, evitando che la privacy diventi un diritto che solo i più agiati si potranno permettere.

Negli ultimi anni l’Ue ha cambiato marcia nella regolamentazione della data economy. Cosa ci dobbiamo aspettare nel 2023?

L’Europa sta realizzando un progetto ambizioso, direi senza precedenti. Diventare leader globale nella normativa sulla data economy. Tutto però parte dal Gdpr, il primo e ancora più importante tassello di questa strategia. Lo scorso anno sono stati adottati diversi regolamenti e presentate altrettante nuove proposte. Il 2023 sarà l’anno di prima applicazione di alcune di queste normative, come il Digital Markets Act e il Data Governance Act. Al tempo stesso, quest’anno ci porterà al varo di altri regolamenti, come l’Artificial Intelligence Act. E poi c’è l’approvazione ancora in sospeso del Regolamento ePrivacy, forse l’unica pecca di questa stagione di riforme: speriamo che il 2023 sia l’anno buono! Inoltre, stiamo assistendo alla prima vera scalata dell’intelligenza artificiale che inizia a farsi spazio nella nostra quotidianità. Il caso di ChatGpt e di Replika sono in tal senso emblematici e destinati a far parlare molto di sé nei prossimi mesi.

Davanti a sfide così importanti come possono gli operatori economici stare al passo?

È necessario rafforzare le cosiddette funzioni privacy delle aziende, sia quelle interne di business, sia i Dpo (data protection officer), che debbono essere indipendenti, autonomi e fuori dal rischio di cadere in conflitti di interesse con l’azienda. Qui purtroppo tocchiamo un tasto dolente. Nel 2023 festeggeremo i primi cinque anni di applicazione del Gdpr, eppure nel nostro Paese manca ancora un’adeguata consapevolezza del ruolo pivotale del Dpo. Ciò riguarda sia gli aspetti di conformità al quadro normativo, e quindi il rispetto dei requisiti di competenza, indipendenza e assenza di conflitto di interessi, sia i budget messi a disposizione dei Dpo, pericolosamente sottosoglia rispetto ad altri Paesi. Auspico che col 2023 arrivi anche in Italia un cambio di mentalità. Perché l’importanza di questa funzione di controllo e consulenza è evidente per permettere sviluppo armonico e comprensione della rivoluzione tecnologica in azienda e lo stesso Garante lo sta confermando nei propri provvedimenti.

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