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COMPLIANCE

Gdpr, EY: “Aziende italiane più preparate della media europea”

EY Global Forensic Data Analytics Survey 2018: il 48% delle imprese del nostro Paese ha approntato un piano per conformarsi alla normativa contro il 33% del resto degli altri Stati. Ruolo chiave per gli strumenti Fda, ma in Italia solo il 13% ritiene che la propria azienda abbia le giuste skills

21 Feb 2018

Patrizia Licata

giornalista

Per il 78% delle aziende globali l’aumento della pressione normativa in materia di protezione dei dati e di conformità alla privacy rappresenta una crescente fonte di preoccupazione e per l’80% gli FDA (Forensic Data Analytics) permettono una maggiore identificazione dei rischi e consentono di rispondere alle aspettative normative; tuttavia, solo il 33% delle aziende (ma è il 48% in Italia) ha un piano per il Gdpr, appena il 13% ritiene che la propria azienda abbia le giuste competenze in FDA e solo il 12% crede di avere i necessari skill in data analytics e data science. E’ quanto svela il nuovo studio “EY Global Forensic Data Analytics Survey 2018”, basato sulle interviste a top manager di 19 paesi diversi riguardo ai rischi di frode, legali e di compliance che hanno coinvolto, o potrebbero coinvolgere, le loro aziende e all’uso di strumenti di FDA per arginarli.

“Il dato significativo è che in Italia le aziende sembrano essere più preparate della media: il 48%, infatti, afferma di stare già attuando un piano per conformarsi alla normativa”, commenta Fabrizio Santaloia, Partner EY, responsabileFraud Investigation & Dispute Services”. Tuttavia, “non consola il fatto che il restante 52% non è pronto, tanto più se consideriamo che le sanzioni per le violazioni del regolamento Ue 2016/679 potranno arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale”.

Per il 73% degli intervistati gli strumenti di FDA possono contribuire in modo significativo al raggiungimento della conformità alla normativa sulla protezione dei dati e sulla privacy, nonché a contrastare le frodi aziendali (77%). In Italia il 67% degli intervistati ritiene che gli strumenti FDA abbiano un ruolo chiave nella gestione del rischio, mentre il restante 33% pensa che siano comunque efficaci; il 53% ritiene necessario attivarsi di più su questo fronte. Gli strumenti FDA, infatti, possono aiutare a costruire una visione consolidata del patrimonio informativo aziendale e a capire dove si trovano i dati, come vengono utilizzati, chi vi ha accesso e quali clienti o dipendenti possono essere interessati in caso si verifichi una violazione.

A livello globale, riporta EY, nel 2017 sono aumentati del 51% della investimenti medi annui in strumenti di FDA per ciascun intervistato rispetto al 2016. Le aziende sono andate oltre l’uso degli strumenti base: il 14% degli intervistati di utilizzare già le nuove tecnologie di Robotic Process Automation (RPA) per gestire i rischi legali, di compliance e di frode e il 39% afferma di voler adottare l’RPA nei prossimi 12 mesi; inoltre, il 38% intende affidarsi all’intelligenza artificiale. Gli investimenti nelle tecnologie emergenti risultano leggermente inferiori in Italia dove il 36% degli intervistati dichiara di voler adottare l’RPA e il 18% l’intelligenza artificiale.

Il report EY mette anche in luce il fatto che gli investimenti in tecnologie FDA e una più vasta adozione di questi strumenti devono essere accompagnati da un aumento degli investimenti in risorse specializzate. Tra gli intervistati, solo il 13% ritiene che la propria azienda abbia le giuste competenze in FDA e solo il 12% crede di avere skills in data analytics e data science. Su questo tema, sorprende il dato italiano: oltre il 60% degli intervistati ha dichiarato di non avere personale dedicato, contro il 39% a livello globale; anche per questo il 31% ha dato in outsourcing tutto o parte dell’effort in materia di FDA.

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