Gdpr, Italia primo paese per sanzioni: 46,5 milioni di euro - CorCom

LA CLASSIFICA

Gdpr, Italia primo paese per sanzioni: 46,5 milioni di euro

Al secondo posto la Svezia, ma a netta distanza, con 7 milioni. Al terzo i Paesi Bassi a quota 2 milioni. La Spagna in pole position per quantità di verbali contestati alle aziende. La violazione più ricorrente è quella relativa all’insufficienza di basi giuridiche per il trattamento dei dati

26 Ago 2020

Antonio Dini

Ben 45,6 milioni di euro su 60 milioni e 181 mila in totale. L’Italia, secondo la ricerca condotta da Finbold (qui la classifica) , ha da sola la quota maggiore per valore delle multe per violazione del Gdpr nel corso del 2020. Spetta invece alla Spagna il numero maggiore di verbali contestati alle aziende: 76 su un totale di 124. La Germania ne ha contestato solo uno e l’Irlanda solo due (l’Italia in totale 13).

Ancora, la violazione più ricorrente del Gdpr è quella di “basi giuridiche insufficienti per il trattamento dei dati”. A due anni dell’implementazione da parte dell’Unione europea del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (Gdpr -General Data Protection Regulation), avvenuta ufficialmente con regolamento Ue numero 2016/679, l’Europa si è data l’obiettivo di rafforzare la protezione dei dati personali dei cittadini e dei residenti nell’Unione, sia all’interno che all’esterno dei confini dei Paesi membri.

Finbold ha costruito la sua ricerca utilizzando il database delle multe “Gdpr Enforcement Tracker“, che però non registra tutte le violazioni e le sanzioni comminate, dato che non tutte vengono rese pubbliche dalla Ue.

Analizzando i dati pubblici risulta che, dopo l’Italia, il Paese con il totale maggiore per valore di sanzioni comminate sia la Svezia (7 milioni di euro) e i Paesi Bassi (2 milioni) subito seguiti dalla Spagna (1,95 milioni). Invece, nonostante il numero esiguo di verbali incassati, per un totale di 48.150 euro, la Romania ha comunque il terzo posto per numero di multe verbalizzate, cioè 11, seguita in quarta posizione dalla Norvegia che ne ha 8.

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Secondo la relazione di valutazione del Gdpr pubblicata a giugno, giugno, quando il regolamento europeo ha compiuto due anni, la normativa “ha conseguito la maggior parte dei suoi obiettivi, in particolare offrendo ai cittadini un solido nucleo di diritti azionabili e creando un nuovo sistema europeo di governance e di contrasto. Il regolamento si è rivelato uno strumento flessibile per sostenere l’adozione di soluzioni digitali in circostanze impreviste come la crisi della Covid-19“.

In quella occasione Bruxelles ha evidenziato che in tutti gli Stati membri si assiste a una maggiore armonizzazione, anche se sussiste un certo livello di frammentazione che deve essere sorvegliato. Tra le imprese si diffonde la cultura della conformità: le aziende “vedono sempre più spesso un vantaggio competitivo in una rigorosa protezione dei dati”.

Ancora, “il sistema europeo di protezione dei dati ci guida come una bussola attraverso la transizione digitale antropocentrica e costituisce un importante fondamento sul quale si basa l’elaborazione di altre politiche, come la strategia in materia di dati o il nostro approccio all’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Věra Jourová, vicepresidente per i Valori e la trasparenza. “Il regolamento generale sulla protezione dei dati dimostra perfettamente come l’Unione europea, seguendo un approccio basato sui diritti fondamentali, renda autonomi i suoi cittadini e offra alle imprese la possibilità di sfruttare pienamente il potenziale della rivoluzione digitale. Dobbiamo però continuare ad adoperarci per far sì che tale regolamento realizzi appieno il proprio potenziale”.

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