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EUROBAROMETRO

Gdpr questo sconosciuto, italiani poco informati sulle regole Ue

A un anno dall’adozione del provvedimento, il nostro Paese è tra quelli dove si registra minor consapevolezza sull’esistenza di norme sulla privacy. Peggio di noi solo la Francia. Svettano Svezia, Olanda e Polonia

23 Mag 2019

Federica Meta

Giornalista

L’Italia, con la Grecia e il Belgio, è tra i Paesi della Ue dove si registra minor consapevolezza sull’esistenza del Regolamento generale della protezione dei dati (Gdpr), peggio fa solo la Francia. Emerge da un Eurobarometro diffuso dalla Commissione europea, in occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore del Regolamento generale della protezione dei dati (Gdpr).

Secondo il rilevamento i Paesi dove i cittadini sono più informati sono Svezia (90%); Olanda (87%); Polonia (86%); Cechia (85%) e Slovacchia (83%). Nella parte finale della graduatoria si trovano invece: Grecia e Cipro (58% ciascuno); Belgio (53%); Italia (49%); e Francia (44%).

Dallo studio emerge inoltre che il 57% degli europei è a conoscenza che nel proprio Paese c’è un’Autorità responsabile per la protezione i loro diritti sui dati personali: il 20% in più rispetto a febbraio 2015. Più consapevolezza tra i cittadini “è un segnale molto incoraggiante”, si legge nel report. Quasi sei persone su dieci sanno che esiste un’Autorità per la protezione dei dati personali nel loro Paese. E’ un aumento significativo rispetto al 2015, quando erano quattro persone su dieci.

Il Gdpr fornisce alle autorità gli strumenti per combattere le violazioni. In un anno, il neo-costituito Comitato europeo per la protezione dei dati ha registrato oltre 400 casi transfrontalieri in Europa. “Questo conferma il vantaggio supplementare offerto dal regolamento, poiché la protezione dei dati non si ferma ai confini nazionali”, hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta il vicepresidente della Commissione europea al Mercato unico digitale Andrus Ansip e la responsabile della Giustizia Vera Jourová.

Lo studio Airship

Airiship, società di customer engagement, ha censito i consensi di circa 700 milioni di persone a livello globale relativi alle app mobili. Mentre i professionisti di marketing sono costretti a tagliare le loro liste clienti per aderire alle nuove richieste normative per i canali “tradizionali” (i.e. e-mail), i pubblici delle app mobili continuano a crescere (+16,6% YoY a livello mondiale). Le aziende, inoltre, incrementano l’invio delle notifiche attestandosi sulle circa 36 per utente al mese, registrando un incremento del 18,4% rispetto allo scorso anno. Anche lo stesso tasso medio di opt-in sulle notifiche rimane elevato, pari a oltre 2/3 degli utenti globali (67%).

Queste metriche variano a seconda delle aree, dai mercati più maturi a quelli in rapida ascesa in cui si riscontra una popolazione mobile-only. Ad ogni modo emerge chiaramente un uso e accettazione crescente da parte dei consumatori delle notifiche, un segmento in costante crescita.

Data la maggiore consapevolezza e preoccupazione relativa alla privacy dei consumatori, l’utenza è oggi molto più attenta a condividere i dati relativi alla posizione. Il tasso medio di opt-in relativo all’utilizzo di dati sulla localizzazione è passato dal 9,3% al 7,7% su scala globale. Situazione che cambia nei segmenti in cui l’uso di questa tipologia di informazioni apporta un beneficio immediato all’utente, come ad esempio trovare un ristorante o un cinema nelle vicinanze. In questi casi il tasso di opt-in per i servizi basati sulla geo localizzazione aumenta in maniera consistente.

Prendendo in esame 15 mercati verticali differenti e il tasso medio di opt-in per servizi location-based, l’entertainment subisce un’accelerazione e balza dal quarto al secondo posto. Il F&B entra per la prima volta nella top 5 grazie alla crescente adozione di servizi di pre-ordine e delivery dei ristoranti. Entrambi i segmenti, assieme al perenne leader – il Retail –, confermano la volontà degli utenti di condividere dati sulla propria posizione quando questi servono a semplificare le loro vite e rendere l’esperienza d’uso migliore.

Importanti differenze si possono anche riscontrare all’interno di sub-regioni in base al tasso di sviluppo dei servizi location-based. L’area che si distingue è quella dell’America Latina e Caraibi con un tasso medio di opt-in più che raddoppiato. La condivisione di informazioni relative alla posizione varia anche in base al sistema operativo. Le minori opzioni offerte da Android creano una scelta binaria che vedi gli utenti che optano per il “no” crescere del 35% anno su anno comparato alla riduzione di circa il 18% se ci si sposta sul fronte iOS. Degli utenti della mela che condividono la posizione, più di un 1/3 lo fa mentre utilizza una app (opzione “se in uso”), un’opzione appena annunciata per il prossimo sistema operativo Android Q.

Un dato interessante è rappresentato dagli utenti iOS: poco meno della metà (45%) non sceglie relativamente ai dati sulla posizione, risultato che rappresenta una crescita del 14% rispetto allo scorso anno. Inoltre, la percentuale di aziende che suggeriscono di condividere la location rimane stabile (82%) mentre l’incremento degli utenti che scelgono di non condividere questi dati rivela ai business che dovrebbero applicare maggiore cautela nelle richieste di opt-in – specialmente in assenza di casi avvalorati.

“In un’era dove i consumatori stanno diventando sempre più selettivi circa i canali per cui effettuano l’opt-in e i dati che condividono, le notifiche push continuano a provare il loro valore fornendo ai consumatori informazioni di valore nel momento e luogo in cui ne hanno bisogno – spiega dichiara Mike Stone, SVP of marketing, Airship – Per gli utenti più ‘aperti’, un’esperienza utente di livello surclassa le migliori campagne pubblicitarie. Questi messaggi fortemente contestualizzati, ricchi e che richiamano ad azioni precise consentono ai brand di costruire relazioni autentiche attraverso un coinvolgimento proattivo e supportare i consumatori nei momenti in cui ne hanno più bisogno”.

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