Il made in Italy alla prova del “Gdpr” cinese: l’e-commerce leva dell’export digitale - CorCom

L'APPROFONDIMENTO

Il made in Italy alla prova del “Gdpr” cinese: l’e-commerce leva dell’export digitale

Il 1° novembre entrerà in vigore la nuova Legge sulla Privacy. Obbligo di consenso anche per il trasferimento dati, sanzioni fino a 6,5 milioni di euro per gli inadempienti con “ban” dei top manager. Ecco come fare a produrre tutta la documentazione e ad adeguarsi alle norme per cavalcare l’onda dirompente dell’export digitale

05 Ott 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

Il 1° novembre entrerà in vigore la nuova Legge sulla Privacy cinese. Le società che gestiranno dati di cittadini cinesi avranno dunque poco più di un mese per adeguarsi. Come fare a procedere senza intoppi? E quali saranno le ripercussioni sulle attività e-commerce legate al made in Italy? Ne abbiamo dibattuto ieri in occasione della puntata dedicata della 360OnTv, con Lucia Tajoli, Professore Ordinario di Politica Economica e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano, Marco Gervasi, Executive Director e Senior Legal Counsel Data Management di Red Synergy Business Consulting e Rodrigo Cipriani Foresio, General Manager Sud Europa di Alibaba Group.

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Lo stato delle relazioni Italia-Cina e le potenzialità dell’e-commerce

L’intervento di Lucia Tajoli, Professore Ordinario di Politica Economica e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Export Digitale del Politecnico di Milano

La Cina è attualmente il primo esportatore al mondo e il secondo importatore. Il mercato cinese ha dunque un’importanza notevolissima. Riguardo agli scambi commerciali Italia-Cina, le imprese italiane scambiano meno con la Cina non per mancanza di interesse ma perché parte consistente delle imprese sono di dimensioni medio piccole e molte carenti da un punto di vista organizzativo quando vogliono raggiungere un mercato complesso come quello cinese. Il mercato cinese pesa per l’Italia in termini di export appena il 3%, abbastanza stabile nel tempo nonostante la crescita dell’economia cinese. L’e-commerce è stato uno stimolo anche se i risultati non si vedono ancora con chiarezza ma rende decisamente il mercato cinese più accessibile. Per le imprese italiane resta però l’ostacolo di doversi organizzare anche sul fronte e-commerce. In Cina sta crescendo la classe media che mostra molto interesse per i beni del mande in Italy e l’e-commerce consente contatto diretto e quindi di poter raggiungere più facilmente questa fascia di mercato. Il potenziale dunque è altissimo. La Cina è sottorappresentata negli scambi internazionali del nostro Paese. L’Italia esporta in alcuni settori chiave il cui peso è destinato a crescere grazie allo sviluppo di una maggiore capacità di acquisto e scelta dei consumatori cinesi. Ma si tratta di un mercato diverso da quello a cui sono abituate le aziende italiane. È un mercato in cui il ruolo dell’e-commerce e del digitale è cruciale: i consumatori cinesi sono molto abituati a fare shopping online, è il primo mercato e-commerce al mondo. Nei mercati digitali la concorrenza è però molto pressante e quindi occorre essere molto preparati, a partire dalla conoscenza delle regole. Diversità di regolamentazioni producono barriere ma è utile e importante per le imprese italiane sapere che esiste questa nuova Legge sulla privacy.

La legge sulla Privacy cinese, ecco cosa dovranno fare le aziende italiane

L’intervento di Marco Gervasi, Executive Director e Senior Legal Counsel Data Management di Red Synergy Business Consulting

Per contattare Gervasi: marco.gervasi@theredsynergy.com

Dal primo novembre le aziende dovranno essere compliant almeno nella parte generale. La legge si inserisce in un contesto più complesso, quello della Cyber security Law del 2017 e la Data Security Law del primo settembre scorso. Il Governo cinese ha quindi creato una sorta di tassonomia dei dati, decidendo quali sono dati critici, quelli strategici e quelli che possono essere scambiati. La Cina ha riconosciuto lo scorso anno che i dati sono la quinta leva della produzione e dunque sono un vero e proprio asset. La Cina sta creando un terzo modello cinese che si sovrappone a quello americano basato sullo sfruttamento economico dei dati e a quello europeo rappresentato dal Gdpr che si basa sulla liberà come diritto costituzionale. Quello cinese è n modello economico basato sui dati e la tecnologia ma controllato dallo Stato.

Le aziende basate in Cina e quelle che vendono al pubblico cinese sono coinvolti dalla nuova Legge sulla privacy. Primo step il consenso: la raccolta dei dati di cittadini cinesi dovrà passare dal consenso, ma rispetto al Gdpr europeo c’è il tema del trasferimento dei dati all’estero in cui viene richiesto al soggetto i cui dati vengono raccolti di dare un consenso separato con specifica informativa sul trasferimento dati. L’e-commerce è uno dei punti più importanti di questa legge. I soggetti andranno dunque informati sul trasferimento dei dati e sulla motivazione, con valutazione di impatto: sarà richiesto alle aziende di mettere in atto un contratto standard – non ancora definito dalle Autorità nominate – ma sicuramente andrà pre-approvato. Riguardo ai diritti degli interessati sono simili a quelli del Gdpr, dal diritto all’informativa al diritto all’oblio fino alla data portability. Qualora i soggetti richiederanno di avere informazioni o chiederanno la cancellazione dei dati le società dovranno rispondere in maniera tempestiva, un termine però che non quantifica e dunque bisognerà capire cosa si intenda per tempestivo.

L’ottemperanza della legge non va vista come mera operazione di compliance ma anche di marketing per valorizzare il rispetto della privacy. Parte del budget per il marketing andrebbe utilizzato proprio per lavorare su questo fronte. Una buona strategia di privacy è un’arma vincente. Le sanzioni sono elevate: fino a 6,5 milioni o il 5% del fatturato, e addirittura i top manager possono essere banditi dalle loro attività.

È probabile che il governo cinese chieda alle piattaforme di vigilare sulle aziende che vendono online. Creare una legge simile al Gdpr è una sorta di “aiuto” per le aziende europee più che per quelle americane (c’è un’unica legge simile in California)

Documentazione e training sono le due attività primarie per l’adempimento alla nuova legge: riguardo alla documentazione bisognerà fare un check di tutti i propri utenti ed è fondamentale creare un registro per la raccolta dei consensi – quello del trasferimento dei dati all’estero comporta un consenso separato – in caso di controllo da parte delle autorità cinesi. Parliamo potenzialmente di milioni di consumatori e centinaia di milioni di dati.

La legge richiede anche la nomina di un rappresentante in Cina, anche se l’azienda non è presente in Cina. Probabile che o gli operatori logistici o i partner verranno demandati per questa attività. Importante l’implementazione fra casa madre e sede in Cina (qualora la si abbia) per gestire il trasferimento dati con un contratto ad hoc.

Abbiamo creato una piattaforma per automatizzare la produzione di documenti (cliccare qui per le info) e essere compliant al primo novembre. Impresa faraonica ma bisogna portarsi avanti

La potenza di fuoco dell’e-commerce e la mission di Alibaba per spingere il made in Italy

L’intervento di Rodrigo Cipriani Foresio, General Manager Sud Europa di Alibaba Group

La Survey con YouGov ha evidenziato che la pandemia ha dato accelerazione alla digitalizzazione, non si parla più del fare ma del come. È emerso grosso gap fra aziende più o meno prote al fenomeno, anche i terini di risultati di business, e chi non lo era. Impatti importanti sulla logistica e le persone. Il 50% delle pmi europee già esportavano in uno-due pasi e di queste il 25% ha dichiary che l’esport è fonte di sopravvivenza del proprio busness. L’Italia pur essendo il secondo esporttatore in Europa in Cina poco. La ricerca ha evidenziato problemi di logistica e la mancanza di personale adeguato, mancano digital export manager. Manca formazione e per questo stiamo lavorando con l’Ice. L’89% delle aziende ha dichiatayp che i marketplace facilitano le vendite all’estero. La Cina è il rpimo grosso Paese a ripartire, più di un anno fa con una crescita imponente, le aziende presenti sul mercato ne hanno tratto enormi benefici. Alibaba goda di una platea di oltre 900 milioni di consumatori, perlopiù giovani, l’89% con meno di 35 anni che non potendo più viaggiare hanno avuto la possibilità di acquistare i prodotti italiani attraverso l’e-commerce. La fiducia è fondamentale, va creato un trust non bisogna dare niente per scontato: il consumatore cinese è giovane e attento quindi bisogna creare fiducia e adattarsi velocemente ai cambiamenti. Quest’anno abbiamo realizzato il primo masterclass in Europa della Alibaba Business School per imprenditori italiani e spagnoli, durato sei settimane, con oltre 200 imprenditori presenti con un focus sul cambiamento cinese sul fronte della trasformazione digitale. La Cina è avanti di diversi anni rispetto all’Europa ma anche all’America.

Alibaba make it easy to do business everywhere, questa la mission di Alibaba lanciata 22 anni fa. Oltre 10 milioni di aziende sulle nostre pattaforme che operano tutte i modalità marketplace, cioè quando un’azienda sale a bordo è proropritaria della propria vetrina digitale e decide le attività commerciali, promozionali e di logistica, creando contatto diretto con il cliente finale. Importante per spingere il proprio brand in Cina. L’Italia è stata la prima sede d’Europa nel piano di internazionalizzazione a ottobre 2015, oggi team di 45 persone. La nostra mission e è aiutare le aziende e i brandi italianai ad entrare in Cina con vendita diretta se si ha vendita diretta in Cina oppure attraverso un sistema cross-border che consente di vendere in Cina spedendo anche i prodotti direttamente dall’Italia. La categoria beauty e personal care, per fare un esempio, ci si possono mettere anni con il sistema cross-border si arriva presto. Circa 380 le aziende che hanno un proprio flagship store su Alibaba. Ci siamo concentrati sul beauty, la coscmetica, personal care e anche il food, prodotti per la casa e recentemente sono salite a bordo anche le squadre di calcio e brand dell’automotive, dai grandi ai piccoli brand. Con Alipay, il nostro sistema di pagamento, si può consentire ai cinesi in Italia di pagare facilmente. Ed essendo operazione georeferenziata consente di fare operazioni di marketing drive-to-the store. Abbiamo anche lanciato Alibaba.com, piattaforma del B2B e abbiamo un tema locale aiuta le piccole e micro aziende a entrare a far parte della community connessa con con 190 Paesi al mondo, 26 milioni di buyers, mediamente ogni giorno 350mila richieste di prodotto. Con il grande supporto dell’Ice migliaia di aziende sono salite a bordo in quella che può essere considerata una grande “fiera” aperta 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. In Cina si sta diffondendo la modalità di integrazione retail-online e Alibaba ha fatto investimenti in negozi fisici.

Un vademecum pronto all’uso, il manuale di Antongiulio Lombardi

Manager di lungo corso nel settore delle Tlc, direttore Affari regolatori di WindTre, il lawyer Antongiulio Lombardi ha annunciato in occasione della puntata della 360OnTv la prossima pubblicazione di un manuale dedicato ad approfondire la nuova Legge sulla privacy cinese. ’

“L’applicazione della Lpip è in realtà molto più vicino a noi di quanto si possa pensare; un esempio, in occasione dell’emergenza Covid, Wind Tre ha inviato centinaia di migliaia di messaggi ai cittadini cinesi suoi clienti avvertendoli delle modalità di gestione dell’emergenza; tale invio regolato da una relazione con l’autorità nazionale sotto la vigenza della legge per la protezione delle informazioni personali sarebbe stata da questa regolato.

La norma cinese ci offre una grande opportunità: quella di comprendere come assunti che davamo come immutabili ed universali siano in realtà delle scelte del legislatore europeo e che è possibile disciplinare gli stessi temi in modo diverso ed altrettanto valido.

La norma cinese ci mostra inoltre come si sia fatto tesoro di circa tre anni di applicazione del Gdpr venendo a risolvere molte problematiche pratiche. Un esempio è la previsione della non necessità della notifica di eventi patologici che non abbiano portato effetti, impensabile nel nostro ordinamento.

Va anche ricordato come la norma abbia una struttura estremamente snella senza ripetizioni o premesse che tuttavia non inficia la completezza e pervasività del testo. Da rammentare sono l’attenzione alla sicurezza pubblica solo accennata nel Gdpr e la norma sulla responsabilità dei funzionari non necessaria nell’ambito del sistema di diritto amministrativo dei paesi dell’UE”.

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