Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL CASO

“Il riconoscimento facciale è legittimo”: in Uk la prima sentenza al mondo contro un ricorso

Non la spunta l’attivista Ed Bridges “filmato” in occasione di un progetto pilota pubblico portato avanti dalla Polizia del Sud del Galles per testare il funzionamento della tecnologia biometrica. “Nessuna violazione della privacy”

04 Set 2019

Enzo Lima

L’utilizzo delle tecnologie di riconoscimento facciale da parte della polizia non viola la privacy. È quanto ha stabilito la sentenza del giudice britannico Haddon-Cave a seguito del ricorso presentato dall’attivista gallese Ed Bridges, con il sostegno di una raccolta pubblica di fondi, all’Alta Corte del Regno, per bloccare l’uso di sistemi di vigilanza basati sulla facial recognition a livello nazionale. Si tratta di un assoluto primato mondiale in quanto a sentenze sull’uso dei nuovi strumenti biometrici in luoghi pubblici.

Secondo il giudice “il quadro legale attuale assicura un uso non arbitrario” di queste tecnologie. Ma secondo Megan Goulding, uno degli avvocati di Bridges, il verdetto “non riflette il serio pericolo d’intrusione nella libertà personali posto dal riconoscimento facciale” e il sistema è degno di “un regime distopico” almeno “finché il governo non adotterà una nuova legge”.

La vicenda

Il 36enne Ed Bridges ha deciso di portare il suo caso all’Alta Corte dopo che il suo volto fu scansionato e riconosciuto – nell’ambito di una sperimentazione sul funzionamento della tecnologia portata avanti dalla Polizia del Sud del Galles – durante una giornata di shopping natalizio nel 2017 e in una pacifica protesta anti-armi nel 2018. I suoi avvocati hanno sostenuto che l’uso del riconoscimento facciale automatico da parte della polizia del Galles del Sud ha causato a Bridges “angoscia” e ha violato la sua privacy elaborando un’immagine ripresa in pubblico.

Ma secondo il giudice Haddon-Cave “gli algoritmi della legge devono tenere il passo con le tecnologie nuove ed emergenti”. “La questione centrale – ha detto il giudice durante la lettura della sentenza – è se l’attuale regime giuridico nel Regno Unito sia adeguato per garantire l’uso appropriato e non arbitrario del riconoscimento facciale in una società libera e civile. Al centro di questo caso c’è una disputa sulle implicazioni della privacy e della protezione dei dati”. Ma il giudice non ha rilevato violazione di privacy di sorta.

Il progetto si è articolato in due progetti pilota, entrambi votati a verificare il funzionamento delle tecnologie di riconoscimento facciale automatico (Afr): Afr Locate e Afr Identify. E la tecnologia è stata usata in una cinquantina di casi fino ad oggi.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4