Immuni accende i riflettori sulla privacy online, ma gli italiani sono poco informati - CorCom

IL REPORT

Immuni accende i riflettori sulla privacy online, ma gli italiani sono poco informati

Il debutto della app ha fatto tornare alla ribalta il tema della tutela di dati. Solo 1 utente internet su 2 dichiara di essere preparato su queste tematiche e 2 su 3 non si fidano a rilasciare le proprie info sul web

19 Giu 2020

F. Me

Gli italiani hanno una vita sempre più digital e il periodo di lockdown ha sicuramente accentuato questa tendenza. Anche nella Fase 2 il tempo dedicato al web ha continuato a crescere, registrando un +20% rispetto a prima dell’emergenza Coronavirus.

Ma quanto gli italiani sono consapevoli del trattamento dei loro dati personali e della loro privacy online? Dal dibattito nato attorno alla app Immuni, da questa settimana funzionante su tutto il territorio italiano, sembrerebbe essere un argomento particolarmente delicato e sensibile.

Secondo i dati di GfK Sinottica, la privacy è un tema noto, ma gli italiani sono ancora poco informati a riguardo: oltre il 90% degli utenti internet dichiara infatti di conoscere o aver sentito parlare del tema del trattamento dei dati personali online. Di questi, però, solo 1 su 2 dichiara di essersi informato attivamente a riguardo. Analizzando il dato per fasce d’età, emerge come la metà dei soggetti informati abbia tra i 35 ed i 54 anni. La popolazione più anziana sembra avere meno dimestichezza con queste tematiche, mentre i più giovani hanno una conoscenza solo superficiale della privacy online.

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Da questa consapevolezza deriva una certa sensibilità, tanto che oltre l’80% degli utenti internet si dimostra preoccupato per la tutela della propria privacy online e 2 su 3 dichiarano di non fidarsi a  rilasciare i propri dati su siti web. In generale, gli italiani esprimono anche una certa diffidenza nei confronti di tutti quei soggetti istituzionali e commerciali che sul web trattano dati sensibili.

Questi timori, d’altro canto, non frenano gli italiani dall’utilizzo di servizi che fanno ricorso ai dati personali dei naviganti: secondo il report, ad esempio, 3 persone su 5 accedono al servizio di Internet banking e oltre 4 su 5 sono iscritti ad almeno un social network.

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