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STRATEGIE

La nuova sfida di Google: far convivere privacy e pubblicità

BigG scende in campo per rispondere alle scelte anti-tracciamento via Apple e Mozilla. Centrale il ruolo dell’intelligenza artificiale per creare annunci “personalizzati”. E i dati degli utenti saranno archiviati sui dispositivi anziché in cloud

23 Ago 2019

Antonio Dini

Il business di Google è la pubblicità: ai tempi della vecchia televisione si diceva che il business fosse “vendere spettatori agli inserzionisti”. Per farlo occorreva “interrompere di quando in quando la pubblicità con qualche programma. per tenerli inchiodati alle loro poltrone”. Ai tempi di Google e Facebook è cambiato tutto e adesso i contenuti ce li mettono gli spettatori stessi, e il modo di monetizzarli è diventato enormemente più complesso e articolato. Ma la filosofia di fondo è sempre quella. Adesso però si assiste a un netto cambiamento di passo. Apple e Mozilla, la fondazione non-profit dietro a Firefox, hanno sviluppato negli anni strumenti capaci di far navigare gli utenti senza che vengano tracciati e addirittura senza che vengano mostrate loro le pubblicità. Per contrastare Google le ha provate tutte e adesso ha deciso di sconfiggerli al loro stesso gioco: con un piano per la privacy online che sia però capace di difendere il web basato sulla pubblicità.

Per questo Google ha presentato una bozza di piano per cercare di rendere la navigazione sul Web più privata, pur consentendo comunque abbastanza pubblicità mirata. capace di tenere gli editori – e Google stesso – in attività.

I suggerimenti di Google includono: token crittografici che gli utenti possono accumulare dimostrando di essere affidabili, l’intelligenza artificiale per mostrare alle persone annunci pertinenti basati su informazioni minime e archiviando dati identificabili personalmente sul dispositivo locale anziché nel suo browser.

Il colosso di Internet ha dichiarato che proporrà le modifiche davanti alle organizzazioni che stabiliscono regole comuni per Internet e che accetterà un dibattito aperto per definire delle politiche standard universali. questo significa che Google vuole che l’intero web adotti le sue nuove regole, invece di fare da solo e installare le nuove tecnologie sul proprio browser Chrome, lasciando che gli altri facciano altre scelte.

Secondo gli osservatori Google si sta dimostrando proattivo nel garantire che le sue idee su come dovrebbe funzionare il web siano quelle che verranno adottate su larga scala e in sostanza diventeranno lo standard di domani.

Le modifiche migliorerebbero sicuramente la privacy in generale da un lato, ma dall’altro Google sta respingendo le iniziative sempre sulla privacy avviate dai browser Firefox di Mozilla e Safari di Apple, che ritiene invece troppo pesanti. Quei browser hanno infatti iniziato a bloccare tutti i cookie di default, cioè a bloccare quei piccoli frammenti di testo che si inseriscono nei browser delle persone e li seguono sul Web aiutando gli inserzionisti a pubblicare annunci preziosi e mirati. Dal punto di vista di Google questi tracker permettono di ottenere risultati fondamentali per la sua sopravvivenza.

Google non vuole infatti che i cookie vadano via, perché afferma che aiutano gli editori a trarre profitto dai loro contenuti e mantiene il web “un posto vivace”. Naturalmente, aiutano anche Google, che è la più grande e redditizia compagnia di pubblicità online al mondo.

Le modifiche agli standard di Internet, le regole comuni che consentono a diversi siti web di funzionare su browser differenti, possono richiedere anche anni. Ma Google spesso apre la strada semplicemente aggiornando Chrome e costringendo il resto del web ad adattarsi, cosa che può fare perché il suo browser viene utilizzato da circa il 70% degli utenti di Internet in tutto il mondo.

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