IL CASO

Privacy, Meta (Facebook) pagherà 90 milioni di dollari agli utenti Usa

Il social patteggia: sotto accusa il tracciamento illecito dei profili anche su siti esterni. Intanto in Texas si è aperto un nuovo contenzioso che potrebbe costare miliardi

16 Feb 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Meta (Facebook) chiude una delle cause in corso negli Stati Uniti per presunte violazioni della privacy: l’azienda ha accettato un patteggiamento in base al quale pagherà 90 milioni di dollari come risarcimento per aver tracciato gli utenti in modo – secondo l’accusa – non lecito. La causa è stata intentata dieci anni fa e Facebook è stata denunciata perché avrebbe tracciato l’attività Internet degli utenti, anche dopo che facevano log-out da Facebook, tramite i pulsanti “Mi piace” presenti in siti terzi.

La proposta preliminare di patteggiamento è stata depositata presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti a San Jose, in California, e richiede l’approvazione di un giudice. L’accordo esige inoltre che Facebook elimini i dati raccolti in modo improprio.

Meta ha negato l’illecito ma si è accordata per evitare i costi e i rischi di un processo, secondo quanto affermato nel patteggiamento e riportato da Reuters. Questa soluzione “è nel migliore interesse della nostra community e dei nostri azionisti e siamo lieti di aver superato questo problema”, ha detto la portavoce di Meta, Drew Pusateri, in una e-mail.

L’accusa: tracking illecito sui siti esterni per la pubblicità

Gli utenti hanno accusato Facebook, oggi Meta, di violare le leggi federali e statali sulla privacy e sulle intercettazioni utilizzando i plug-in per memorizzare i cookie che tracciavano gli utenti quando visitavano siti esterni a Facebook ma contenenti il bottone “Mi piace” di Facebook.

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Facebook avrebbe quindi compilato le cronologie di navigazione degli utenti in profili che ha venduto agli inserzionisti.

Il caso era stato archiviato nel giugno 2017, ma è stato ripreso nell’aprile del 2020 da una corte d’appello federale, che ha affermato che gli utenti potevano provare a dimostrare che la società di Menlo Park ha tratto profitto ingiustamente e violato la loro privacy.

Facebook ha provato senza successo di portare il caso di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti.

Il nuovo fronte legale in Texas potrebbe costare miliardi

L’accordo copre gli utenti di Facebook negli Stati Uniti che tra il 22 aprile 2010 e il 26 settembre 2011 hanno visitato siti web non Facebook che mostravano il pulsante “Mi piace” di Facebook. La causa è iniziata nel febbraio 2012. Gli avvocati dei querelanti intendono chiedere spese legali fino a 26,1 milioni.

Facebook ha ricevuto diverse denunce per questioni relative alla privacy.

Nel luglio del 2019 la Federal trade commission ha inferto una multa di 5 miliardi di dollari come parte del patteggiamento con il social in una causa relativa alle mancate tutele dei dati personali che ha permesso l’appropriazione di informazioni sugli utenti del social da parte di Cambridge Analytica.

Questa settimana, come riporta il Wall Street Journal, il procuratore generale del Texas Ken Paxton ha citato in giudizio Meta, sostenendo che abbia raccolto dati per il riconoscimento facciale senza il permesso degli utenti.  Questa tecnologia non viene più usata da Facebook, ma Paxton chiede miliardi di dollari in sanzioni per Meta per aver catturato la geometria facciale delle foto caricate dagli utenti dal 2010 alla fine dello scorso anno in quelle che, afferma, ammontano a “decine di milioni di violazioni”.

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