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IL VOTO

San Francisco “banna” il riconoscimento facciale: “Minaccia la privacy”

Il Board dei supervisori della città californiana crea un precedente negli Stati Uniti parlando di tecnologia “pericolosa e vessatoria” che rischia di produrre risultati discriminatori per donne e minoranze etniche

16 Mag 2019

Patrizia Licata

giornalista

Le esigenze della pubblica sicurezza non possono calpestare il diritto alla privacy: per questo la città di San Francisco ha vietato l’uso delle tecnologie di riconoscimento facciale da parte delle agenzie governative, comprese le forze di Polizia. L’approvazione della misura, chiamata Stop secret surveillance ordinance, è arrivata dal Board of supervisors della città californiana con otto sì e un voto contrario e entrerà in vigore dal prossimo mese. Farà scuola negli Stati Uniti, spingendo probabilmente altre grandi città a considerare un divieto per l’uso del riconoscimento facciale nei sistemi di sorveglianza.

La misura approvata a San Francisco include anche l’obbligo per gli enti pubblici cittadini di ottenere l’ok del Board of supervisors per l’uso interno di tecnologie di riconoscimento facciale – un requisito che altre città americane hanno già adottato.

A San Francisco lo stop alle tecnologie di sicurezza intrusive è stato fortemente voluto dal Supervisor Aaron Peskin, che ha sottolineato la necessità di porre delle regole all’impiego di questi sistemi. “Non è una politica contro la tecnologia”, ha spiegato Peskin, ricordando che le forze dell’ordine basano gran parte del loro lavoro sulle tecnologie e che queste sono fondamentali per garantire la sicurezza. Ma il riconoscimento facciale è “pericoloso e vessatorio”. San Francisco, simbolo dell’alta tecnologia, è la prima grande città americana a votare questo divieto e “lancia un messaggio a tutte le altre città”, ha detto ancora Peskin.

I critici sostengono che il Board poteva semplicemente introdurre delle regole senza arrivare al divieto che, dicono, danneggia il lavoro delle forze dell’ordine.

Ma secondo Peskin il riconoscimento facciale minaccia la privacy e potenzialmente esaspera le tensioni sociali perché può essere sfruttato a danno delle minoranze: la tecnologia è meno accurata nell’identificazione degli afro-americani (nonché delle donne). Il supervisor dà voce così alle proteste dei difensori delle libertà civili, che affermano che la tecnologia di facial recognition presenta un alto tasso di errore e può produrre risultati “discriminatori” e potenzialmente servire per controllare chi partecipa a manifestazioni e scioperi.

Come riporta il New York Times, la lotta contro il riconoscimento facciale a San Francisco è in gran parte speculazione: questa tecnologia non è attualmente utilizzata nella città in modo capillare, ma solo nell’aeroporto internazionale e nei porti sotto la giurisdizione federale. Tuttavia, la nuova  legge fissa regole precise per l’eventuale impiego da parte delle agenzie governative.

Attualmente negli Stati Unitii la tecnologia di riconoscimento facciale è impiegata per lo più negli aeroporti e negli stadi. La usano anche le forze di Polizia di alcune città, tra cui Las Vegas, Orlando (Florida), San Jose e San Diego in California, New York City, Boston, Detroit e Durham (North Carolina).

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