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DATI PERSONALI

Smartphone-spia con gli assistenti virtuali, Apple e Google nel mirino del Parlamento Usa

L’House Energy and Commerce Committee, che ha già messo sulla griglia Mark Zuckerberg sul datagate, ha chiesto a Tim Cook e Larry Page di chiarire se i comandi “Hey Siri” e “Okay Google” innescano la cattura dei dati senza consenso

08 Ago 2018

Patrizia Licata

giornalista

Gli smartphone con assistente virtuale ci ascoltano in ogni momento? Un gruppo di parlamentari americani ha chiesto spiegazioni ad Apple e Google citando alcune ricerche secondo cui gli smartphone possono catturare, all’insaputa e senza consenso dell’utente, “dati audio” delle conversazioni che si svolgono quando l’utente si avvicina al telefono per attivare l’assistente digitale con la cosiddetta trigger-phrase, come “Okay Google” o “Hey Siri”.

La richiesta è stata inviata a Tim Cook, Ceo di Apple, e a Larry Page, Ceo di Alphabet, da Greg Walden (presidente dell’House Energy and Commerce Committee), Marsha Blackburn, Gregg Harper e Robert Latta, preoccupati dalla possibile invasione della privacy degli utenti che sfrutta le frasi con cui si attivano gli assistenti digitali. L‘Energy and Commerce Committee è lo stesso che ha messo sulla griglia Mark Zuckererg ad aprile per il caso Cambridge Analytica.

Apple ha assicurato che né i suoi smartphone né le app sviluppate da terze parti possono registrare e conservare quanto viene detto dall’utente senza che sia prima stato fornito il consenso. L‘azienda degli iPhone ha chiarito che i suoi telefoni non registrano l’audio quando il telefono sta “ascoltando” i comandi vocali per avviare Siri e che Siri non condivide con terze parti le parole pronunciate dall’utente verso lo smartphone. Apple ha sottolineato che chiede agli utenti un consenso esplicito per autorizzare l’accesso al microfono e che le app devono avere un segnale chiaro che indica che stanno ascoltando.

Apple ha indicato anche di aver rimosso numerose app dal suo App Store per violazione della privacy ma che spetta agli sviluppatori delle app “bandite” informare gli utenti di queste rimozioni. “Apple non può controllare e non controlla che cosa gli sviluppatori fanno con i dati dei clienti che hanno raccolto, né può prevenire il trasferimento dei dati verso terzi, e non ha modo di assicurarsi che uno sviluppatore sia compliant con le leggi locali sulla privacy”, scrive Apple. L’azienda afferma anche di effettuare una rigorosa scrematura delle app che vengono proposte al suo App Store: circa 100.000 app vengono presentate ogni settimana, ma Apple ne respinge in media un terzo perché non rispettare le linee guida di Cupertino. La risposta di Alphabet non è ancora arrivata, riporta Reuters.

A luglio una ricerca condotta alla Northeastern University di Boston, Massachusetts, e in parte finanziata da Google, ha scoperto che gli smartphone potrebbero mandare a nostra insaputa foto o video dello schermo a terze parti, in molti casi società di analytics o marketing. Il team americano ha testato 17.260 app per cellulari Android, comprese le app sviluppate da Facebook, e ha definito il risultato allarmante per quel che riguarda i rischi di violazione della privacy.

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