IL CASO

Apple, guai in vista: sugli Airtag faro dell’Antitrust americano

Il Dipartimento di Giustizia starebbe approntando l’apertura di un dossier per ipotesi di abuso di posizione dominante nel mercato dei piccoli dispositivi che aiutano gli utenti a non smarrire oggetti personali. La denuncia da parte del competitor Tile

29 Ago 2022

Lorenzo Forlani

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Il Dipartimento di giustizia (DoJ) degli Stati Uniti starebbe approntando le prime fasi per la strutturazione di una causa antitrust contro Apple: Apple insider riferisce che al centro della disputa ci sarebbero gli Airtag, cioè i piccoli dispositivi ideati dalla società della mela per consentire agli utenti di non smarrire oggetti personali di vario tipo, dalle chiavi al portafogli.

La causa innescata da Tile per gli Airtag

Secondo quanto riferito dal portale, la causa partirebbe dal reclamo di Tile, una società con sede a San Mateo (California) che aveva già espresso preoccupazioni in merito un anno fa. Tile produce a sua volta dei dispositivi di localizzazione da attaccare a oggetti di uso comune, con cui Apple è entrata in competizione a partire dal lancio degli analoghi Airtag (e della connessa app “Find My”), che avrebbe reso più complicato per le altre aziende l’accesso ai dati sulla posizione degli utenti, attraverso l’implementazione di modifiche alla privacy.

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Come riportato da alcune fonti anonime ad Apple Insider, gli avvocati federali di San Francisco hanno avviato le indagini e hanno già incontrato i partner di Tile: durante i colloqui riguardanti gli AirTag e i servizi ad esso correlati (come l’app Find My), sono stati menzionati anche l’App Store e, più in generale, il sistema operativo iOS, quello degli iPhone.

Per quel che riguarda l’App Store, i reclami sono sempre quelli connessi alle regole di Apple sui sistemi di pagamento: diversi sviluppatori di app, infatti, non amano l’obbligo di dover usare il sistema di Apple – anziché una società terza – per elaborare i pagamenti. E’ il caso di Epic games, lo sviluppatore del celebre videogioco Fortnite, che a luglio ha accusato Google ed Apple in un procedimento simile a quello innescato dai reclami di Tile. In quel caso specifico, il giudice federale aveva deciso però che Apple non fosse monopolista per quanto riguarda l’App Store, una decisione che ha prevedibilmente provocato un ricorso in appello, il primo dei quali andrà in scena nel mese di ottobre presso la Corte d’Appello del Nono Circuito degli Stati.

Un disegno di legge antitrust in vista

Oltre alla causa citata, c’è un disegno di legge antitrust al vaglio del Congresso (che però è attualmente in “pausa”, ndr), mediante il quale si intende impedire alle aziende Big tech posizioni di favore nella fornitura di una serie di servizi: è l’American Choice and Innovation act, rivisto all’inizio del 2022 per rispondere alle preoccupazioni di aziende e legislatori. “Crediamo che i rimedi proposti siano di gran lunga inferiori alle protezioni di cui i consumatori hanno bisogno, ed invitiamo i legislatori ad apportare ulteriori modifiche per evitare queste conseguenze indesiderate”, il commento della stessa Apple in merito al disegno di legge. Le modifiche previste renderebbero più agevole per Apple difendere le proprie funzionalità di privacy ma la obbligherebbero a consentire il sideload delle app, cioè una funzionalità che consente agli utenti di scaricare applicazioni da fonti esterne rispetto allo store ufficiale, meccanismo che è disponibile nel mondo Android.

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