Bye Bye Cina, le big tech americane pronte a investire altrove - CorCom

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Bye Bye Cina, le big tech americane pronte a investire altrove

La guerra dei dazi impatta sulla produzione. Google e Apple hanno già individuato “location” alternative per diversificare la supply chain. Vietnam e Thailandia fra i Paesi più appetibili

29 Ago 2019

Antonio Dini

Fa velo la guerra dei dazi che l’America di Donald Trump ha dichiarato alla Cina. Ma sotto c’è anche un altro problema più cogente, con il quale si faranno i conti nel futuro, sostengono in molti: il crescente aumento del costo del lavoro in Cina. Il risultato comunque è che Google, come molte altre aziende, porta la produzione di smartphone e altri device tecnologici fuori dalla Cina.

Secondo indiscrezioni raccolte da Nikkei, Google sposterà la produzione della linea Pixel in Vietnam a partire dalla fine di quest’anno, e sta realizzando una nuova catena di approvvigionamento nel sud-est asiatico che le consenta di avere prezzi bassi per le componenti oltre che per la manodopera. E secondo indiscrezioni anche lo smart speaker Google Home si “trasferirà” altrove.

La società prevede di produrre circa 8-10 milioni di smartphone quest’anno, il doppio rispetto a un anno fa. In questo modo il Vietnam diviene una parte fondamentale della spinta di Google a crescere nel mercato degli smartphone. Per questo Google trasferirà già entro quest’anno parte della produzione del telefono Pixel 3A.

Per i suoi smart speaker è probabile che parte della produzione venga spostata in Thailandia, ma lo sviluppo di nuovi prodotti dell’azienda e la produzione iniziale della sua gamma di nuovi hardware per il momento saranno ancora in Cina.

Google è in buona compagnia: anche gli altri big del tech stanno cercando di disimpegnarsi dalla produzione cinese. Era già successo in passato, ad esempio quando il mercato dell’America Latina aveva alzato i dazi sui prodotti realizzati al di fuori del subcontinente americano, costringendo la taiwanese Foxconn a spostare alcuni dei suoi centri di produzione in Brasile per soddisfare la domanda di tecnologia di più di mezzo miliardo di persone che vivino in America Latina.

Apple prima dell’estate – stando a indiscrezioni – avrebbe manifestato con i suoi fornitori l’intenzione di spostare la produzione fuori della Cina: Tim Cook punterebbe a portare fuori dal Paese il 15-30% della capacità produttiva. E starebbe studiando una riorganizzazione della supply chain. E anche se Stati Uniti e Cina dovessero trovare un accordo che pone fine alla disputa commerciale, la Mela andrebbe comunque avanti con le modifiche nella sua catena di rifornimento per diversificare le fonti di approvvigionamento: troppo rischioso concentrare le attività di rifornimento di componenti e assemblaggio di prodotti in Cina.

Secondo il Nikkei, i maggiori contractor cui l’azienda di Cupertino ha chiesto una valutazione dei costi del trasferimento di parte delle attività fuori dalla Cina sono: Foxconn, Pegatron Corp, Wistron Corp (che producono gli iPhone), Quanta Computer (che assembla i MacBook), Compal Electronics (che mette insieme gli iPad), Inventec, Luxshare-ICT e Goertek (che assemblano gli AirPod).

I paesi verso cui Apple potrebbe far spostare le attività di assemblaggio dei suoi prodotti sono India, Vietnam, Indonesia, Malesia o anche il Messico, ma India e Vietnam sarebbero in pole position per gli iPhone.

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