SOSTENIBILITA’

Ibm, le nuove batterie “ecologiche” usano l’acqua di mare

Niente cobalto né terre rare: gli accumulatori utilizzano minerali estratti dall’acqua salata. La soluzione è stata sviluppata in partnership con Mercedes Benz, Central Glass e Sidus

19 Dic 2019

Antonio Dini

Auto elettriche, droni, gadget elettronici, smartphone, tablet, computer. Il mondo diventa ogni giorno più digitale e ogni giorno più elettrico. E la corsa ad approvvigionarsi di materiali per la costruzione di batterie accelera: le terre rare ed altri elementi sono tra i più ricercati. Un tipo di gara in cui vince chi è capace di innovare.

Ibm prova a entrare in questo gioco proponendo una alternativa alle tecnologie tradizionali. L’azienda americana, in una collaborazione con il fornitore di elettroliti Central Glass, il produttore di batterie Sidus e con Mercedes-Benz (del gruppo Daimler) ha infatti annunciato di aver realizzato una nuova tecnologia per le batterie che utilizza materiali estratti dall’acqua marina, e che non richiede il cobalto, uno dei minerali rari più problematici.

“Il nostro obiettivo – ha detto Jeff Welser, vicepresidente per la ricerca di Ibm – è quello di avere il primo prototipo funzionante della batteria entro un anno”. Ovviamente l’azienda ha anche aggiunto che non necessariamente produrrà o darà in licenza batterie basate su questa tecnologia, soprattutto per non creare aspettative nei mercati che poi potrebbero trasformarsi in un pericoloso boomerang soprattutto con gli analisti e in Borsa. Però il primo risultato resta: innovare nel settore delle batterie, uno dei più lenti e meno “rivoluzionati” dalla trasformazione digitale, è possibile.

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Proprio in questi mesi si è ulteriormente accesa la guerra tra i grandi produttori di batterie che cercano di ridurre il contenuto di cobalto nei prodotti basati su tecnologia agli ioni di litio, causata dall’espansione del mercato dei veicoli elettrici, che si prevede porterà a breve a un crollo nella disponibilità di cobalto, attualmente estratto principalmente dalle miniere del Congo.

Secondo Ibm la tecnologia che ha sviluppato è in grado di superare quella delle batterie al litio sia per i costi di produzione che per i tempi di ricarica e per l’efficienza energetica.

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