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IL CASO

La pistola da “stampare” a casa? Lo Stato di Washington blocca il progetto

Il giudice federale dico no all’adozione della tecnologia di stampa 3D per realizzare armi. L’iniziativa appena un mese aveva ottenuto il via libera da parte del governo americano, ma il caso aveva subito suscitato scalpore. E in un tweet si era detto contrario anche il presidente Donald Trump

01 Ago 2018

Patrizia Licata

giornalista

Stampare le armi a casa è illegale. Lo ha sentenziato un giudice federale dello Stato di Washington ribaltando una precedente decisione del governo americano che autorizzava la diffusione dei files dell’azienda texana Defense Distributed che permettono di realizzare una pistola fai-da-te con la stampante 3D.

Defense Distributed aveva vinto lo scorso mese una causa contro il Dipartimento di Stato americano e ottenuto il via libera a rendere pubblicamente disponibili online gli schemi per realizzare una pistola con la stampante 3D. Nove Stati americani, tra cui il District of Columbia, si sono immediatamente mossi per impedire la pubblicazione dei files (che sarebbe scattata oggi) con una causa presso un tribunale di Seattle. La causa è stata guidata dal procuratore generale dello Stato di Washington Bob Ferguson e ha ottenuto dal giudice federale il blocco, se pur temporaneo, della diffusione online delle istruzioni per fabbricare la pistola con la stampante 3D.

Defense Distributed, il cui proprietario Cody Wilson è un noto anarchico e convinto sostenitore del possesso di armi da fuoco, è un’organizzazione online e open-source che sviluppa file digitali per la costruzione di armi, le cosiddette “wiki weapons“; i files si possono scaricare da Internet e usare per la stampa in 3D. In particolare, Defense Distributed ha sviluppato e rilasciato i file di Liberator, la prima pistola al mondo che si possa fabbricare interamente con una stampante 3D.  A maggio 2013 l’azienda texana ha reso i files di Liberator disponibili online ma in pochi giorni il Dipartimento di Stato ne ha ordinato la rimozione per violazione delle regole sul traffico internazionale di armi.

Nel 2015 Defense Distributed ha fatto causa al Dipartimento di Stato americano nel Western District of Texas, appellandosi al secondo emendamento (che garantisce il diritto individuale dei cittadini statunitensi ad essere armati); non avendo ottenuto l’autorizzazione al rilascio dei files, ha portato la causa fino alla Corte Suprema, senza esito. A luglio, tuttavia, il Dipartimento di Stato aveva offerto un patteggiamento che in parte rappresentava una vittoria per Defense Distributed – a quel punto i nove Stati Usa guidati dal procuratore generale di Washington si sono mossi per bloccare nuovamente la pubblicazione degli schemi per la stampa 3D della pistola.

Il presidente Donald Trump, favorevole al possesso delle armi per la difesa privata, aveva scritto nei giorni scorsi un tweet in cui mostrava una certa perplessità, affermando di aver parlato con la NRA (National Rifle Association, la lobby delle armi) e che la stampa delle pistole a casa non “ha molto senso”.

Le wiki armi sfuggono a ogni genere di controllo: si possono produrre senza numero di serie, possono essere stampate da minorenni e sparano proiettili speciali potenzialmente mortali. Per questo il no è al momento bipartisan: anche per la maggior parte dei sostenitori delle armi occorre una legge per registrare i files online e le pistole prodotte in 3D e vietare la diffusione delle armi che non possono essere rilevate dai normali controlli di sicurezza.

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