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TRADE WAR

No a sconti a Apple. Trump punta a riportare il Mac Pro negli Usa

Molte componenti sono realizzate in Cina. Ma il presidente americano sta facendo pressing sull’azienda affinché sposti gli stabilimenti in Texas. E nega concessioni per evitare pesanti dazi

29 Lug 2019

Antonio Dini

Il nuovo Mac Pro, il nuovissimo e potente computer di Apple che costa da 6mila a 60mila euro a seconda della configurazione, nasce tra le polemiche. Danno collaterale della guerra commerciale dichiarata dal presidente Usa Donald Trump alla Cina, non solo non riceverà una esenzione per le componenti made in China, ma è diventato un esempio. Per Trump infatti Apple dovrebbe pensare a produrlo in America, in Texas per la precisione, anziché chiedere l’esenzione sui dazi per le componenti cinesi.

“Ad Apple – ha twittato Trump – non verrà concessa alcuna esenzione per le parti dei Mac Pro prodotte in Cina. Fateli negli Stati Uniti, senza tariffe!”

Il 18 luglio Apple aveva chiesto all’ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti di esentarla dalle tariffe del 25% su 15 componenti, comprese quelle per il Mac Pro. La procedura prevede che fino al primo di agosto possano essere fatte osservazioni dagli aventi diritto prima di chiudere il procedimento e ottenere una decisione.

Dopo aver twittato Trump ha detto ai giornalisti che pensava che Apple avrebbe costruito un impianto in Texas, senza approfondire esattamente a cosa si riferiva o come lo aveva saputo.

“Voglio – ha detto Trump alla stampa – che Apple costruisca i propri impianti negli Stati Uniti. Non voglio che li costruiscano in Cina. Quindi quando ho saputo che lo avrebbero costruito in Cina, ho detto: no, va bene, puoi costruirlo in Cina, ma quando invierai il tuo prodotto negli Stati Uniti, ci troverai sopra la mia tassa di importazione”.

“Troveremo una soluzione – ha continuato Trump – perché penso che Apple annuncerà che costruiranno un impianto in Texas. E se lo faranno la cosa mi comincerà a piacere molto”.

A giugno il Wall Street Journal aveva riferito che Apple stava spostando la produzione del suo nuovo computer desktop Mac Pro dal Texas in Cina.

Apple nel frattempo ha rilasciato una dichiarazione secondo la quale “come tutti i nostri prodotti, il nuovo Mac Pro è progettato e ingegnerizzato in California e include componenti di diversi paesi tra cui gli Stati Uniti. L’assemblaggio finale è solo una parte del processo di produzione”.

Il Ceo di Apple Tim Cook nel dicembre 2013 aveva annunciato che la società stava costruendo l’allora nuova generazione di Mac Pro in una fabbrica in Texas appena realizzata. Non ci sono dati ufficiali per quanto riguarda il numero di apparecchi venduti da Apple, però il consenso è unanime tra gli analisti che il Mac Pro sia un prodotto di nicchia con volumi notevolmente più bassi di quelli dell’iPhone. La vecchia generazione di Mac Pro, di forma cilindrica e di colore nero, non aveva ricevuto un buon successo di pubblico e il prodotto non era più stato aggiornato. Poche settimane fa Apple ha presentato una nuova generazione di Mac Pro dal costo più elevato, significativamente più potenti e modulari, che è rivolta a un pubblico ancora più di nicchia composto da studi cinematografici, case di produzione musicali e scienziati che si occupano di ricerca di base.

In passato Trump aveva già fatto varie dichiarazioni sulla volontà che Apple gli avrebbe manifestato privatamente di voler costruire nuovi impianti di produzione negli Usa, cosa che però non è mai successa.

Apple ha detto a dicembre che avrebbe costruito un secondo campus ad Austin, in Texas. L’azienda sta inoltre spendendo 390 milioni di dollari con il fornitore statunitense Finisar aiutandola a riaprire una fabbrica di 200mila metri quadrati in Texas.

Per Apple, la Cina è sia un mercato chiave che un importante centro di produzione per i suoi dispositivi. La società ha guadagnato quasi il 18% delle sue entrate totali dalla Grande Cina nel trimestre conclusosi a marzo. Apple a giugno ha chiesto ai suoi principali fornitori di valutare le implicazioni in termini di costi derivanti dal trasferimento dal 15% al 30% della sua capacità produttiva dalla Cina al sud-est asiatico, secondo un rapporto di Nikkei.

Nelle sue osservazioni al rappresentante commerciale degli Stati Uniti che chiedeva le deroghe, Apple ha affermato che i prodotti facevano parte di un dispositivo elettronico di consumo e non strategicamente importanti o correlati a programmi industriali cinesi, come “Made in China 2020”.

Le parti di cui Apple chiede l’esenzione includono moduli di elaborazione grafica, telai di metallo, unità di alimentazione, cavi di alimentazione, cavi dati e una linea di mouse wireless. Alcuni prodotti Apple come le cuffie Apple Watch e AirPods hanno dovuto affrontare una potenziale tariffa del 25% l’anno scorso, ma i funzionari hanno risparmiato Apple e altri produttori di elettronica come Fitbit a settembre.

L’amministrazione Trump ha negato numerose altre richieste di esclusione tariffaria da parte di importanti aziende tra cui General Motors per la sua Buick Envision di fabbricazione cinese, Tesla per componenti per i suoi veicoli elettrici e Uber Technologies per le sue bici elettriche.

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